Come riconquistare il Santo Sepolcro in due Mosse (Manuale per Principianti)

valhalla

E così decido di fare un blitz al supermercato. Trenta minuti per sessanta euro. Cinquata centesimi al minuto. Che botta. Si dice che ai bei tempi andati con 50.000 £ si riuscisse a fare provviste per un’intera settimana. A scrivere un numero così grande mi sembra di tornare a Istanbul ai tempi in cui bastava un weekend per tornare a casa con le pupille incrociate a furia di contare gli zeri ai milioni. In ogni caso, decido di lasciare le lamentazioni pro-lira alle buone massaie. Quelle che ancor rimembrano il Paleolitico Superiore. Io sono piuttosto la casalinga pre-swifter, quella con gli acari che le invadono l’appartamento.

Esco dal centro commerciale e il sole si è già suicidato dietro alla prima montagna disponibile. Nessuna traccia del cadavere, sono il rosso che si sparge là dove il giorno muore. Vorrei arrivare a casa in tempo zero e buttarmi dentro la vasca da bagno. Mi do mezz’ora al massimo. Ma non sembra essere destino. Trovo coda in un punto assurdo, dove non si è mai vista colonna dal giorno in cui la prima automobile ha circolato su queste strade ad oggi. Sembrerebbe che un astronauta abbia perso il contatto con Huston. E adesso se ne sta lì nel mezzo, indeciso se proseguire dritto per Venere o svoltare a destra per il pianeta Alpha-Alpha. Se all’epoca in cui ci promettevano un milione di posti di lavoro ci avessero promesso un milione di navigatori satellitari, adesso i miei nervi starebbero molto meglio. A patto i navigatori satellitari non avessero fatto la stessa fine dei posti di lavoro.

Guardo fuori dal finestrino. Alla mia destra. E, oltre il mio pregiatissimo vetro Saint Gobain vedo qualcosa che mi disturba parecchio. Là dove ho sempre creduto che avesse sede un ostello, svariati cartelli pubblicizzano la presenza della camera di Commercio. Mi sforzo di guardare meglio, nella speranza di trovare anche un misero segnale che mi dica che non ho torto. Non del tutto, per lo meno. Invece nulla. Piano terra, seminterrato, interrato, primo, secondo, semi attico, attico, anticamera celeste: tutto occupato da questi infami della CamCom. Oltre ogni possibilità di individuare alcun residuo di opportunità di pernottamento en masse e a poco prezzo. Ho la sensazione di essere stata tradita. Per tutta la mia esistenza ho avuto fede nella presenza in questo edificio di un ostello. E adesso non sono più bene sicura se le mie certezze siano un residuo di qualche fantasia infantile o reminescenza adolescenziale.
Credo di avere un rapporto troppo personale con questa città. Ci sono nata. Mi imbriglia e la odio. Ma ho costruito su tutta la sua estensione una mia geografia personale. Quella che mi impedisce di vedere condomini dove una volta c’erano fabbriche. E che non mi fa accettare la diversa destinazione d’uso dell’immobile da cui ora non riesco a staccare gli occhi.

Mi conosco. So che se non smetto di pensarci entro i prossimi quindici secondi la mia mente rimarrà inabissarsi nella sabbie mobili dei se e dei ma. Devo cambiare argomento. Subito.

Accendo la radio. Il biascichio che riempie forte e chiaro l’abitacolo mi fa intuire che sono capitata nel mezzo di un qualche Mistero Doloroso. Da queste parti, Radio Maria ha la brutta abitudine di estendere le sue propaggini su tutto l’FM. Quando ero piccola pensavo che il terrorismo catechistico fosse un privilegio tutto nostro, che ci avessero scambiati per una succursale di Gomorra. Poi un giorno, con un’amica decidemmo di fare una prova di coraggio. A quindici anni capita che non ci sia una cazzo di meglio da fare.

La dimostrazione d’audacia consisteva nell’ascoltare Radio Maria per dieci minuti consecutivi. Ricordo che la conduttrice aveva questa voce da martire che ti faceva venir voglia di sodomizzarla, giusto per non smentire le propensioni locali. La trasmissione prevedeva l’intervento telefonico del pubblico. E fu allora che realizzai che la piaga era diffusa in tutto il paese. Una ciurma di vecchiette chiamava coast-to-coast da Bressanone a Lampedusa. Avevano tutte in comune un paio di cose: la declinazione radiofonica plusqualificante della fede cattolica e la scarsa affinità con la lingua italiana. La conduttrice che, come me, doveva capirci poco delle disgrazie multi dialettali che le venivano enumerate, dispensava a tutte le sue pie donne la stessa terapia. Quattro pater noster in compresse, tre volte al giorno, prima dei pasti, da assumersi con acqua del lago di Galilea. Amen.

Decido di cambiare stazione. Certo che la musica di metà pomeriggio fa proprio schifo. Un deejay mi informa che sono sull’emittente Tal dei Tali che propina canzoni tratte dai B sides di famosi dischi anni 60-70. Dall’entusiasmo che ci mette pare essere consapevole di non avere un gran seguito. Anche sua madre ha spento la radio per andare dalla vicina a bere un caffè. Parte canzone ignota. Da pomicio.

Non dovrebbe essere nulla di personale. Ma, poiché credo di essere l’unica vivente in ascolto, mi viene da interpretare la cosa come molto intima. Il tizio ci sta provando con me. Vuole pomiciare su un pezzo che è iniziato cinque minuti fa e non accenna a voler finire. Visto che mi è tornato il raffreddore, immagino debba essere un inviato undercover di Radio Maria in cerca di un metodo alternativo per ammazzare gli infedeli. Soffocandoli a tradimento. Meglio fuggire dal Santo Sepolcro, tagliando i ponti dell’etere che mi hanno fatta finire qui. Certo che se mi avessero dato il navigatore satellitare…

A proposito, chissà cos’avrà suggerito Huston all’astronauta di prima. O se ci abbiano pensato gli alieni a rapirlo, togliendolo di mezzo. Magari si è limitato a tirare a sorte, prendendo una direzione a caso, a suon di smadonnamenti da parte quelli che gli stavano dietro.

Io intanto non riesco a dimenticare il discorso dei B sides. Mi terrorizza l’idea di essere arrivata al punto in cui si scratcha il lato B della propria vita, alla disperata ricerca di qualcosa che le dia un senso. Soprattutto ora che si sono fregati il mio ostello e io mi sento inconsolabile. E parecchio insabbiata in quel del nulla.

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