Stavamo meglio quando stavamo peggio

 

Sembrerebbe una banalità. Di fatto lo è. Ma davvero stavamo meglio quando stavamo peggio. Come direbbe mia nonna. Se fosse ancora viva, ovviamente. Il che mi fa pensare che nella saggezza popolare ci sia qualcosa di tristemente intramontabile. Qualcosa che non si perderà mai. Nemmeno quando saremo tutti tornati alla cenere. Nemmeno quando questa sarà stata dispersa dal vento.

Ma iniziamo dagli antefatti. Adoro così tanto le premesse che finisco sempre col dimenticarmi cosa avevo in mente di scrivere. O di dire. E la gente mi odia. Perché nessuno a voglia di sorbirsi i sermoni. Sarei dovuta nascere uomo. E fare il prete. Con le mie prediche avrei stroncato tutti i fedeli, fino all’ultima vecchietta.

Per tornare al punto, CapoPalla se n’è andato. E non ha nessuna intenzione di tornare. Nemmeno per un saluto. Tant’è che mi ha fatto predisporre una serie di cose predatate, postdatate, intradatate per non correre il rischio di dover rimettere piede da queste parti. Il che non è da lui. Ma è molto tipico di chi se ne vuole andare in fretta e furia, senza correre il rischio che qualcosa lo obblighi a voltarsi indietro, anche solo per un paio d’ore. Ha persino tentato di propormi una serata lavorativa. Qualcosa come dalle otto alle undici. Per poter sistemare eventuali incongruenze dell’ultim’ora. Ma ci ha rinunciato quando gli ho lasciato intendere di avere una vita privata. Di fronte alla sconvolgente rivelazione non mi pare se la sia presa troppo sul personale. Ma mi ha lasciata così. Con una stretta di mano e un ringraziamento d’ordinanza.

Deludente. Gli adii dovrebbero sempre essere situazioni ad alto tasso di pathos. Non che con lui avessi qualche aspettativa in merito. Ma ho comunque avuto la percezione, che dopo essere stata la sua compagna di banco per ben quattro anni, mi meritassi qualcosa di più lacrimevole. Nonostante contassi i giorni alla sua dipartita più o meno dal momento in cui l’ho conosciuto.

Ordunque: il successore al trono è una giovine ingenua ad inizio carriera. Oddio, non è esattamente giovine, ma è comunque agli esordi lavorativi. E questo ha stravolto gli sbalestrati assetti che si erano creati qui all’Obitorio. Personalmente sono passata da un superiore che rotolava in ufficio all’urlo di “Non esiste dio. Esisto solo io” ad una gentil donzella che pretende che io diventi la sua “mano de dios”. Per restare in tema di divinità.

Improvvisamente ho riconquistato il diritto alla parola. E tutto ciò mi inquieta. Sono stata talmente zitta sotto al fuoco dei cazziatoni di CapoPalla che adesso mi appello al quinto emendamento anche se mi chiedono le ore. Il che sta diventando piuttosto difficile dopo che mi è stato estorto il numero di cellulare e vengo chiamata alle nove del Venerdì sera per esprimere la mia imprescindibile opinione su polizze assicurative stipulate al tempo dei Micenei e scritte in lineare A. Forse la donzella non si rende conto che non mi ha esattamente chiesto di recitare “Il Sabato del Villaggio”. Forse le piacciono le risposte scontate del tipo “Appena ci metto mano ti informo sul contenuto”. Di certo io non sono il Pronto Soccorso. Non posso curare tutti i suoi dubbi a tutte le ore del giorno e della notte.

Per carità, stare zitta non è nel mio carattere. Ma ho imparato a distinguere le circostanze in cui è importante che la mia opinione venga ascoltata e quelle in cui che io parli o meno non farà alcuna differenza. E sulle quali è meno frustrante abbracciare il principio della conservazione delle corde vocali per cause migliori. L’Obitorio rientra palesemente nella seconda categoria. Per cui mi destabilizza che la nuova capa mi sgrani i suoi occhioni scuri per convincermi ad aderire alle sue cause. I bei tempi in cui giocavo a Don Chisciotte contro i mulini a vento è finito da un pezzo. Sono stanca delle cause inutili. Inutili e perse. Non ho nessuna intenzione di buttarmi nella mischia, o, ancor peggio, di creare la mischia su argomenti che, in questi dodici anni, abbiamo discusso su tutti i piani dimensionali senza trovare alcuna conclusione che accontentasse tutti. Questioni alle quali siamo sopravvissuti. Still standing. Il che deve in qualche modo significare che si trattava di stupidi dettagli.

Del resto non si vede come far emergere lo storico di storiche puttanate in seguito sanate possa salvare il mondo. E’ come quando lavi una camicetta bianca e resta l’alone. O la tieni con l’alone. O ci versi sopra la candeggina “a vivo”. Nel qual caso vedrai la camicetta sgretolarsi. Certo, potrai anche pensare che sia un’inesistenza priva di macchia. Ma il nulla non si indossa.

Questioni tessili a parte, puntare tutte le proprie energie sul volere un ufficio separato, o sulla distinzione tra ferie e festività soppresse, o sullo svelare l’arcano di una spesa sia improvvisamente diminuita, farà solo deragliare questo treno, che, già di per sé, corre su binari di burro.

Ma lei è il capo. E quando avrà mandato tutto a puttane, otterrà un trasferimento e noi rimarremo qui a raccogliere i pezzi. E questa parte mi preoccupa particolarmente. Anche perché non sarebbe la prima volta. E ricominciare da zero è terribilmente frustrante. Soprattutto quando non sei stato tu a far terra bruciata. Soprattutto quando hai già visto troppa gente imparare sulla tua pelle a distinguere ciò che è prioritario da ciò che può essere affrontato in un secondo momento.

Ho bisogno di respirare. Di ritrovare un ritmo perfetto. O quantomeno adeguato. Di capire come, in quella che si prefigura una partita piena di autogol, si possano dribblare i compagni di squadra. E’ assurdo. E’ l’Obitorio. E non potrebbe essere diversamente. A giorni ci navigo. A giorni mi sembra di affogarci. Rivoglio CapoPalla. E questo mi fa capire quanto stia raschiando il fondo.

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Senza Scopo di Lucro

Dopo tanto tempo non so da dove iniziare.

Ok, first things first: un minuto di silenzio per il Latitante buonanima, che è passato a miglior vita. Almeno spero che sia migliore, visto che la mia lo è di sicuro e sarebbe ingiusto non augurargli altrettanto. Insomma l’ho mollato alle sue incasinatissime disavventure e catastrofi quotidiane, anche se, nel suo orgoglio di maschio alfa (o presunto tale), è convinto che sia stato lui a lasciare me. Molte idee e molto confuse, un suo classico intramontabile, ma, se doveste incontrarlo, reggetegli il gioco, altrimenti rischiate di non venirne più fuori.

In ogni caso, ero convinta che sarebbe stato più difficile. Se solo avessi saputo che la tragedia greca sarebbe durata solo un paio di settimane, di certo avrei provveduto con largo anticipo a tagliare la testa a questa bestia policefala che sbatteva da tempo dentro ad uno spazio asfissiante.

Secondo i miei calcoli iniziali, adesso dovrei allegramente saltellare nella lande disperate ed oscure della totale solitudine. Invece si è inserita una variabile che chiamerò Kid_A. Trattasi di un acquisto di fine estate. Si sa che in periodo di saldi noi donne proprio non sappiamo resistere alle tentazioni. E, a prescindere dalla stagione, quando si tratta di rapporti umani, sono sempre curiosa di vedere come andrà. O meglio, come andrà a finire, visto che mi è chiaro come non mai che non sono destinata all’eternità di coppia, né all’eternità relazionale in genere.

I miei genitori, che mi considerano come una ragazzina ai primi amori, e ritengono di aver voce in qualsiasi capitolo della mia vita, disapprovano prevedibilmente quella che per loro è la mia pochezza emotiva e dissolutezza sessuale. A onor del vero sono stata la loro figlia preferita per ben due giorni, ovvero per il lasso di tempo intercorso tra quando ho ufficializzato la fine della mia relazione con il Latitante ed il momento in cui hanno scoperto che avevo una nuova frequentazione.

Logicamente questo termine nel loro vocabolario non esiste. Per i miei ci si fidanza seduta stante e ci si sposa dopo un paio di anni, che suppongo sia quello che hanno fatto loro, anche se non ho mai svolto indagini in materia.

Il pater sostiene che sono laureata nel togliermi da un guaio solo quando ne ho per le mani uno peggiore in cui infilarmi. Alla mater ho cercato di spiegare il concetto di “rapporto senza scopo di lucro”, ma, visto che ai suoi tempi simili concetti non esistevano, mi ha ignorata per passare all’interrogatorio.

Dopo aver inutilmente passato in rassegna l’eventuale esistenza di matrimoni, separazioni, divorzi, figli e presunti tali, la mater è andata dritta al 730, in cui sono stata piuttosto carente, visto che, come già avevo tentato invano di precisarle, si tratta di un qualcosa (qualsiasi cosa sia) che non arriverà alla comunione/separazione dei beni. Alla fine ha dimostrato un minimo di buon senso, passando alle domande che ogni madre, tranne lei, farebbe per prime, come il nome e l’età. Per il primo nessun problema, ma sulla seconda sono caduta rovinosamente.

Mi dice “Ma lo sai che quando tu avrai settant’anni lui ne avrà ottantadue?

“E’ più probabile che sarà già morto e io sarò alle Fiji a godermi i meritati frutti della pensione di reversibilità”

“Guarda che averla lo devi prima sposare e poi, per allora, le pensioni non esisteranno nemmeno più”

Mi ero dimenticata che la mater non avesse la minima idea di cosa significhi “sense of humor”. Dev’essere un’altra di quelle cose, che, quando era giovane lei, non esistevano. A me invece tocca praticarlo molto, diversamente con due genitori che, mentre sto già con un piede nella fossa, mi trattano come se non avessi speranza di arrivare all’età della ragione, ma sarei già sparata.

E’ una di quelle situazioni in cui vorrei che fosse ancora viva mia nonnina paterna, donna tosta all’ennesima potenza, da cui penso di aver preso una certa attitudine a valutare il lato pratico e concreto delle cose. Lei, dall’alto della sua saggezza popolare, avrebbe sentenziato che “Morto un papa se ne fa un altro” e io me la sarei cavata da regina del buonsenso che vuole assicurarsi la legittima costante presenza di qualcuno che le cambi le lampadine.