Senza Scopo di Lucro

Dopo tanto tempo non so da dove iniziare.

Ok, first things first: un minuto di silenzio per il Latitante buonanima, che è passato a miglior vita. Almeno spero che sia migliore, visto che la mia lo è di sicuro e sarebbe ingiusto non augurargli altrettanto. Insomma l’ho mollato alle sue incasinatissime disavventure e catastrofi quotidiane, anche se, nel suo orgoglio di maschio alfa (o presunto tale), è convinto che sia stato lui a lasciare me. Molte idee e molto confuse, un suo classico intramontabile, ma, se doveste incontrarlo, reggetegli il gioco, altrimenti rischiate di non venirne più fuori.

In ogni caso, ero convinta che sarebbe stato più difficile. Se solo avessi saputo che la tragedia greca sarebbe durata solo un paio di settimane, di certo avrei provveduto con largo anticipo a tagliare la testa a questa bestia policefala che sbatteva da tempo dentro ad uno spazio asfissiante.

Secondo i miei calcoli iniziali, adesso dovrei allegramente saltellare nella lande disperate ed oscure della totale solitudine. Invece si è inserita una variabile che chiamerò Kid_A. Trattasi di un acquisto di fine estate. Si sa che in periodo di saldi noi donne proprio non sappiamo resistere alle tentazioni. E, a prescindere dalla stagione, quando si tratta di rapporti umani, sono sempre curiosa di vedere come andrà. O meglio, come andrà a finire, visto che mi è chiaro come non mai che non sono destinata all’eternità di coppia, né all’eternità relazionale in genere.

I miei genitori, che mi considerano come una ragazzina ai primi amori, e ritengono di aver voce in qualsiasi capitolo della mia vita, disapprovano prevedibilmente quella che per loro è la mia pochezza emotiva e dissolutezza sessuale. A onor del vero sono stata la loro figlia preferita per ben due giorni, ovvero per il lasso di tempo intercorso tra quando ho ufficializzato la fine della mia relazione con il Latitante ed il momento in cui hanno scoperto che avevo una nuova frequentazione.

Logicamente questo termine nel loro vocabolario non esiste. Per i miei ci si fidanza seduta stante e ci si sposa dopo un paio di anni, che suppongo sia quello che hanno fatto loro, anche se non ho mai svolto indagini in materia.

Il pater sostiene che sono laureata nel togliermi da un guaio solo quando ne ho per le mani uno peggiore in cui infilarmi. Alla mater ho cercato di spiegare il concetto di “rapporto senza scopo di lucro”, ma, visto che ai suoi tempi simili concetti non esistevano, mi ha ignorata per passare all’interrogatorio.

Dopo aver inutilmente passato in rassegna l’eventuale esistenza di matrimoni, separazioni, divorzi, figli e presunti tali, la mater è andata dritta al 730, in cui sono stata piuttosto carente, visto che, come già avevo tentato invano di precisarle, si tratta di un qualcosa (qualsiasi cosa sia) che non arriverà alla comunione/separazione dei beni. Alla fine ha dimostrato un minimo di buon senso, passando alle domande che ogni madre, tranne lei, farebbe per prime, come il nome e l’età. Per il primo nessun problema, ma sulla seconda sono caduta rovinosamente.

Mi dice “Ma lo sai che quando tu avrai settant’anni lui ne avrà ottantadue?

“E’ più probabile che sarà già morto e io sarò alle Fiji a godermi i meritati frutti della pensione di reversibilità”

“Guarda che averla lo devi prima sposare e poi, per allora, le pensioni non esisteranno nemmeno più”

Mi ero dimenticata che la mater non avesse la minima idea di cosa significhi “sense of humor”. Dev’essere un’altra di quelle cose, che, quando era giovane lei, non esistevano. A me invece tocca praticarlo molto, diversamente con due genitori che, mentre sto già con un piede nella fossa, mi trattano come se non avessi speranza di arrivare all’età della ragione, ma sarei già sparata.

E’ una di quelle situazioni in cui vorrei che fosse ancora viva mia nonnina paterna, donna tosta all’ennesima potenza, da cui penso di aver preso una certa attitudine a valutare il lato pratico e concreto delle cose. Lei, dall’alto della sua saggezza popolare, avrebbe sentenziato che “Morto un papa se ne fa un altro” e io me la sarei cavata da regina del buonsenso che vuole assicurarsi la legittima costante presenza di qualcuno che le cambi le lampadine.

 

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Appunti di viaggio – Norvegia (Voglio scivolare giù e atterrare davanti al solstizio estivo)

Ieri siamo rimasti nella Tomba per l’intera giornata. Solo che le sepolture le immagino sempre piuttosto gelide. E il sesso con il diluvio fuori casa. Come nei migliori stereotipi cinematografici. Quelli in cui tutto finisce sempre bene. Invece qui nulla finirà per il meglio. Prepariamo adii nemmeno troppo futuri perché facciano male. Li rendiamo affilati. Perché feriscano in sufficiente profondità da dare un senso ai trascorsi. Da legittimarne la necessità.
Comunque ieri c’era un bel sole fuori. Non che l’abbia visto. Ma la finestra era aperta e lo sentivo sulla schiena. Mentre i vicini sentivano me. Per altri versi. Mi percepivo ustionata. Cazzate. E’ che non sono pronta per l’estate. Non adesso. Urge vena drammatica. Ma l’unica cosa a cui riuscivo concretamente a pensare era il gelato. Credo lo desiderassi. Anche se tra desideri e ricordi non sono riuscita a focalizzare. Comunque sarebbe stato uno di quelli enormi. Servito in un piatto grande quanto un fonte battesimale. E alto come l’Everest. Formato reggimento. E non ne sarebbe rimasto nulla.
Una volta il Latitante mi ha portata a Modena. Una volta è riduttivo. Ma la città non è male. Non so. Ha un che di marittimo. Anche quando d’inverno fa un freddo cane. Sarà che è piatta. Almeno credo. E per me l’assenza di salite e montagne significa sempre mare. Ed anziani in bicicletta. Anche se di mare non ce n’è.
Comunque quella volta era Luglio. O Agosto. Mi portò a mangiare questo enorme gelato. Erano all’incirca le otto PM (che suona molto inglese). La gente faceva l’aperitivo. Credo che anche lui fosse incline a qualcosa del genere. Ma lo sabotai. Con un colpo di ciglia. Adoro i dolci. Ammortizzano l’acido che ho nel sangue. Anche se l’effetto è solo transitorio. Mentre i chili restano.
Ricordo che non mi ero asciugata i capelli quella sera. Li avevo legati. Il che evidenziava la mia testa da zucca. A volte penso di essere perfetta per un ruolo da protagonista nella festa di Halloween. O comunque si scriva. Dio benedica Cristoforo Colombo, o chi per lui, per avermi regalato la possibilità di avere una notte di gloria. Senza sovrapprezzi per l’importazione. E’ sempre positivo sapere che il destino ti ha dato una chance. Anche se credo che passerò. Non ho nervi a sufficienza.
Comunque sentivo un po’ freddo. Anzi molto. Ma non ho lasciato il cucchiaio finché il fondo del bicchiere non era splendente. Come dopo un passaggio in lavastoviglie con il miglior detersivo del settore. Il ricordo mi basta per vomitare.
E non sono poi così sicura di volere il gelato. Forse invidio di più una camminata in un qualsiasi centro cittadino. O i passanti che fuori dalla mia finestra si affrettano verso la fiera del formaggio. Che io odio. Non i passanti, il formaggio.
Mi rendo conto che si tratta di un verbo che uso spesso. Perché mi piace essere drammatica. Ma non credo di odiare realmente nulla. Tutt’ al più ci sarebbero quelle tre o quattro persone a cui spaccherei volentieri la faccia. Col sorriso sulle labbra comunque. Da amica. Per il loro bene. Ché un po’ di rispetto ed umiltà non ha mai fatto male a nessuno. E se tua madre non te l’ha insegnato, permettimi di averti tanto a cuore da volertelo insegnare io. Mi ringrazierai. Quando le fratture saranno guarite. Sempre ammesso che non mi lasci trascinare dall’entusiasmo e ti faccia fuori. Ma sappi che si tratterebbe di uno stato passionale. E perdonami.
Comunque credo di aver voglia di camminare. Adesso. Anche se i miei femori non la pensano come me. Sono le otto di sera. Di nuovo. Cambio le lenzuola con la velocità di una novantenne artritica. Ho una certa età. Anche se non ho ancora un piede nella fossa. Ché poi magari sono già tutta là dentro. Ed è solo questione di minuti perché me ne renda conto.
Per stare sul punto, il sesso va bene. Ma il kamasutra no. Non tutto in una volta, per lo meno. Che poi mi chiedo sempre chi le abbia inventate tutte quelle posizioni. Degli acrobati del circo suppongo. Manca solo che si arrampichino sui lampadari e poi stanno al completo dell’orgasmo.
Il Latitante mi suggerisce di dimenticare il valore ginnico e di considerare il merito artistico della minuziosità con cui i disegni sono stati realizzati. Sarà… Ma le gambe che non reggono sono le mie. Adesso.
E gli rispondo che sarebbe meraviglioso se la terra fosse davvero sferica. Così potremmo lasciarci scivolare giù fino in Sudafrica senza pagare il biglietto aereo. E poi capovolgere il tutto e slittare di nuovo a casa. Inclinando ogni volta la sfera così che ogni viaggio si trasformi in una scivolata da parco acquatico. Veloce, piacevole, gratuita ed indolore.
Lui mi guarda. Non lo stupisce che la mia risposta non abbia nulla a che vedere con la sua affermazione. Si limita a dire che, presto o tardi, dovremmo fare un viaggio fino a Capo Nord. Ha in mente un percorso che, in macchina, prenderebbe una sessantina abbondate di ore. Per un totale di oltre 5.000 chilometri. Forse dovremmo prima andare sulla superstrada a battere. Dico. E’ pur sempre un’esperienza di vita, risponde. E comunque niente macchina, voglio scivolare giù e atterrare davanti al solstizio estivo. Il Latitante preferisce il crepuscolo della notte polare. Ci avrei giurato. Ci vado da sola, allora. Ti mando una cartolina. 

Titoli utili per post inutili: volevo scrivere che il mio blog forse è fuori dalle indicizzazioni e che sicuramente sarebbe meglio così, ma mi sono dimenticata di farlo


Durante gli ultimi giorni alcune vicissitudini personali, legate al mio rapporto con il Latitante ed ai rischi aggiuntivi generati da una convivenza piuttosto carente di spazi privati, e di spazi in assoluto, mi hanno portata a fare un po’ di modifiche alla mia abitazione virtuale. Del resto è primavera, tempo di cantieri edili, ristrutturazioni messe su all’ultimo minuto. Come la mia. Figlia di un colpo che mi ha fatto perdere una decina di anni di vita. Morirò giovane e sarà colpa del web e di centinaia di altre cose che ultimamente mi fanno saltare i nervi con la stessa frequenza con cui mi accendo una sigaretta. E io sono una fumatrice molto incallita. Anche se “molto” è pleonastico. Anche se “incallita” mi fa pensare alla strega cattiva delle fiabe. Brutta, gobba, secca, itterica e con volto grinzoso. Del resto, non mi sembrerebbe poi tanto strano se finissi così. Solo che succederà molto prima che io arrivi alla legittima età della rottamazione. In ogni caso, ero certa che il Latitante avrebbe beccato il mio blog e mi sono messa a smanettare come se non ci fosse domani. E non ci sarebbe stato domani se avesse letto i miei sfoghi su di lui. Non che non me ne sarei fatta una ragione. Ricordo vagamente che era il giorno della Maratona di Boston. O del terremoto in Iran. O più probabilmente entrambe le cose sono successe nella stessa giornata. E i conti tornano. Posso essere egoista? Non ci ho capito nulla e quando ho realizzato cos’era successo non sono riuscita ad interiorizzare. O meglio, non l’ho fatto. E questo processo dovrebbe essere assolutamente istintivo. A me non importava. Non mi riguardava. La verità è che ultimamente può crollare tutto quanto intorno a me. Basta che non sia io a finirci sotto. Ho perso la compassione per l’umanità che soffre e muore. Ho perso anche la maschera giusta per la finzione perfetta. Quella nel cui nome si mette su la faccia straziata d’ordinanza. Ma le maschere sono pur sempre cartapesta. L’interpretazione è fondamentale. Altrimenti si pecca di settorializzazione. Perché anche nella morte ci dicono che esistono i “buoni” e “cattivi”. E si finisce col crederci. Quando magari erano tutti poveri cristi, in qualsiasi parte del globo fosse loro capitata la sventura di nascere. La verità è che è la nostra vita contro quella degli altri, di chiunque altro. Per istinto. Sempre. Ma ci hanno insegnato che conviene stare uniti, nel branco. E fingersi sconvolti. Ma solo in determinate circostanze. Sarà lo spazio che i telegiornali dedicano agli avvenimenti del mondo a dirci quando. E io devo essermi giocata tutte le carte della contrizione. Reale o fittizia che fosse. Forse dipende dal fatto che non guardo la tv. Sono diventata una stronza priva di interesse per i miei simili. Non pretendo di essere migliore. Sono stanca di fingere. Sono nata stanca. E con pessime capacità attoriali. E non sono mai stata troppo brava a maneggiare gli atteggiamenti di convenienza, a consumare frasi già consunte ed inarcare le sopracciglia per simulare sconcerto.
Comunque non era questo che volevo scrivere. In effetti mi capita raramente di buttar giù qualche riga secondo le mie iniziali intenzioni. Ammesso che ne abbia. Se c’è una cosa che mi riesce alla perfezione è perdermi nella mia testa, lasciandomi alle spalle il senso di ciò che volevo dire. Dimenticando completamente il mio pensiero iniziale, in favore di qualcosa di totalmente estraneo. Non sarebbe poi così tragico se la deriva cerebrale si attenesse alla scrittura. Ma purtroppo spopola nella vita, creando un’anarchia pericolosa. La stessa che ha messo a rischio la mia posizione “sotto copertura”. Comunque è filato tutto liscio. Almeno pare. Riformulo. Dev’essere così. Conoscendo il Latitante, so che non saprebbe fingere di non aver letto nulla. In questo siamo identici. Ed è la prima volta in mesi che mi ricordo di avere qualcosa in comune con lui. Un tempo ero certa che fossimo simili in tutto. Che non fossero necessari confini tra noi. Che tutto fosse condivisibile, anche il più intimo dei segreti. E adesso che tento con ogni stratagemma di riconquistarmi il mio spazio fisico e psichico, mi rivedo come una quindicenne al primo amore. Ma non avevo quindici anni. E non era il mio primo amore. O presunto tale. Il che significa che sono terribilmente recidiva. E nella web fuga sconto una parte del mio peccato di non saper apprendere dai miei errori. Così ho dovuto cambiare nick. Ma non stavo dentro la vasca da bagno, luogo delle mie migliori intuizioni. Perciò sono stata sul banale. l’usato sicuro. Almeno spero che lo sia. Invece per i morti di Boston e per quelli del terremoto le speranze sono finite. In fondo poteva capitarmi di peggio…