Arrivano i Cosacchi

E’ un Lunedì di trip senza fondo. Non so. Dev’essere che mi sono svegliata male. In effetti mi pare di aver sognato qualcosa di angosciante. Qualche circostanza in cui mi trovavo a dover prendere una decisione tra due opzioni entrambe scomode. O forse mi sono banalmente addormentata su qualche telefilm in cui il protagonista era immerso in un incubo. E mi sono immedesimata. In effetti mi pare di avere qualche reminescenza del genere. Ma io e la tv non siano mai andate d’accordo. Soprattutto la sera. Il che determina in me seri problemi relazionali con coloro che credono di non poter dormire se non dopo aver assunto forti dosi di camomilla. A che serve se puoi accendere il televisore? Tornando a me, ho qualche serio problema a distinguere la realtà da quello che gira dentro la mia testa. E che è profondamente surreale. Di solito riesco bene nella gestione separata. Lavoro su due canali in contemporanea. O ad opportuna intermittenza. E il sistema funziona. Al mondo appaio come una persona definibile come “normale”, secondo i discutibili schemi della normalità. Dentro di me invece si muove un circo di pensieri sfasati. Di quel genere che, se gli altri li potessero vedere, mi spedirebbero all’istante dallo psichiatra. Certe volte mi chiedo se tutti siano come me. O magari anche solo qualcuno. Se, potendo leggere nella testa della gente, ci troverei lo stesso caos che in tangenziale all’ora di punta. Ma poi desisto. Non ho le doti psichiche per andare oltre le maschere che ognuno di noi indossa ben salde. E non so nemmeno se mi interesserebbe averle. Così torno alla mia di testa. Che oggi è in piena interferenze. Come se nel mio cervello ci fosse un ciclone. E io fossi nell’occhio. In un punto calmo. Ma impossibile da abbandonare. Tecnicamente non me ne intendo molto di fenomeni metereologici. Quindi può essere che abbia appena scritto qualcosa di completamente assurdo. Ma mi è venuta in mente “Like a Hurricane”. Che non c’entra molto. Ma per lo meno mi porta fuori zona trash. E mi consente di autoperdonarmi per la mia scarsa cultura scientifica. In ogni caso, mi sono svegliata pensando al fatto che non sapessi dove si trova Almati. Di questa città, fino a ieri pomeriggio, ignoravo persino l’esistenza. Forse l’avevo già sentita nominare come Alma Ata. Senza avere la certezza che si trattasse dello stesso posto. E in ogni caso la facevo un cumulo di macerie e reperti archeologici. O la capitale di qualche stato tipo la Mongolia. Come si vede che a scuola la geografia viene sempre sabotata in favore della storia. Non che abbia imparato molto nemmeno di quella, in ogni caso. La mia ignoranza lì per lì non mi aveva particolarmente sconvolta. Anzi non ci avevo nemmeno fatto caso. Da una breve consultazione con Kid_A l’avevo piazzata in Kazakistan. Lui mi aveva assicurato che si trattava di una gelida località sperduta nelle steppe dell’Asia Centrale, privo di alcunchè di interessante da vedere. Il tutto a prevenzione di miei eventuali desideri di passarci un week end. E la cosa era finita lì. Ma stamani ho sentito il bisogno impellente di chiamare Wikipedia a soccorso. Fin qui nulla di strano. Mi capita quasi ogni giorno di svegliarmi con qualche assurdità in testa e di svolgere indagini al riguardo. Se non che stavolta sono caduta in una specie di trance in cui mi sono immaginata di essere un Cosacco fondatore della città. Me lo sto immaginando tuttora. Anche se non ho un’idea precisa di chi fossero e come vivessero costoro. Il che rende le mie elucubrazioni ancor più succulente. Ci sto fantasticando sopra da una quantità incalcolabile di tempo. E ho perso ogni contatto con il canale realtà. Sono saltati i contatti con la torre di controllo e ho persino rischiato di giocarmi l’autobus, pur essendomi alzata con largo anticipo. Mi sono truccata un solo occhio. Il che fa molto Halloween. E non riesco a ricordare se ho lavato i piatti della colazione oppure no. Sarà un’ora che provo a pensarci assiduamente. Ai piatti, intendo. Ma nulla riesce a distrarmi. E comunque so per esperienza che non esiste il dettaglio rivelatore. Non c’è nulla che mi permetta di distinguere oggi da ieri e dall’altro ieri quando si tratta di azioni abituali. Il che mi fa pensare che ogni giorno non faccio altro che ripetermi e ripetermi, secondo uno schema consolidato di gesti assolutamente identici. E tutto diventa un po’ confuso. Nonché molto banale. Dev’essere per questo che il mio cervello si appella costantemente a qualsiasi cosa che esuli dalla quotidianità. Oggi ha preso di mira i Cosacchi. Domani potrebbe toccare a qualsiasi altra cosa. Dall’invasione degli alieni all’emigrazione sugli anelli di Saturno. Che sono un mitico argomento del mio blog. E nulla potrebbe stupirmi. Se non che sento il bisogno di trovare un appiglio seppure labile a quella monotonia che, in fin dei conti, è la mia ancora alla realtà. Altrimenti potrei volare via. Salpare verso l’Isola-che-non-c’è e dimenticarmi delle cose che invece ci sono.

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9 risposte a "Arrivano i Cosacchi"

  1. le pulsioni/paure inconsce non sono monitorabili/razionalizzabili, per coglierle bisogna compiere articolati percorsi introspettivi. Comunque il crearsi sempre nuovi obiettivi è una cosa molto positiva

    credo di avertelo già detto ma lo ripeto volentieri, il tuo livello di scrittura, per forma e contenuti, è di gran lunga superiore alla media, è una considerazione serena, obiettiva. Se ti sforzassi un pochino per farti conoscere (ammesso ti interessi), questo blog sarebbe affollato, credimi.

    1. Sei molto gentile. In realtà non credo di essere tanto brava a scrivere. Ma soprattutto non ho assolutamente idea di cosa significhi “farsi conoscere”. Se poi mi interessi o meno non saprei. Immagino di non averci mai pensato realmente…

      1. il termine obiettivo mi piace di più, non c’è gentilezza in quello che dico, non quella canonizzata.

        farsi conoscere come blogger, non è difficile, bisogna solo investire un pochino di tempo frequentando/cercando altri interlocutori bloggers. In fondo aumentando il numero di commentatori/trici potrebbe tornarti utile, conoscere più punti di vista, è un confrontarsi, anche solo su una riflessione intimista

        1. Obiettivo è una parola troppo importante per un blog come il mio. Il che non implica comunque che io metta in dubbio la tua affermazione.
          Mi piacerebbe confrontarmi con altre persone, conoscere i loro punti di vista, ma, come mi hanno fatto osservare in alcuni casi, il mio modo di scrivere mal si concilia con la possibilità per gli altri di intervenire. E credo che abbiano ragione.
          Nemmeno io mi sentirei invogliata a commentare posta come quelli che scrivo. Forse perché hanno un taglio troppo personale.
          Per quanto riguarda il lasciare commenti ai posts scritti da altre persone, non saprei. Un commento deve uscirmi di getto. E non mi capita molto spesso di leggere cose che sento il bisogno di commentare o che sento la libertà di poter commentare come vorrei

          1. queste sono scelte personali, non deve essere un lavoro, un obbligo, wordpress è una piattaforma immensa, per poter confrontarsi bisogna in qualche modo far conoscere il proprio e spazio e questo significa cercare nuovi interlocutori, ovviamente selezionarli. I blog intimisti sono la maggioranza.

            Comunque sguazzo nel mondo dell’editoria da oltre 30anni, fidati che i miei giudizi non sono solo obiettivi ma anche professionali. Poi, sai… non è che ho interessi personali a farti diventare una blogger popolare, mi limito a darti delle indicazioni, se la cosa mal si concilia con le tue aspettative, no problem. Come ti ho detto ieri, il tuo livello è abbondantemente al di sopra della media.

            Chi ti ha fatto notare quelle cose che dici ha preso un granchio clamoroso oppure non ha i mezzi per capire, i tuoi post stimolano molto la voglia di commentare, diciamo che il mondo è anche pieno di gente che non ha niente da dire.

  2. E’ sempre un piacere leggerti, i tuoi post sono gradevolissimi mini trattati di filosofia sofista, ciò che trasforma banalità e monotonia in puntelli capaci di evitare derive, stacchi dalla realtà, è la consapevolezza di ciò che si ha, per quanto possa sempre apparire riduttivo e mortificante se paragonato a ciò che si vorrebbe avere.

    1. Grazie per essere passato. Non so quanto i miei post possano essere gradevoli o anche leggibili in quanto il più delle volte mi rendo conto di scrivere del nulla. E mi immagino che come argomento non sia molto interessante. Mi sento consapevole di quello che ho e anche del fatto che sarebbe persino potuta andarmi peggio, ma sono altrettanto consapevole di quanto non mi basti. Perciò per me non è facile “tenere il contatto”. Ci provo ma certi giorni proprio non ci riesco.

      1. intanto inizia a scrollarti di dosso il concetto di “scrivere del nulla”, una definizione applicabile ovunque, tecnicamente anche Dante ha scritto del nulla e tutti gli altri. Non esistono argomenti interessanti in quanto tali, è il modo in cui si propone una propria riflessione a fare la differenza. Pensa alle canzoni, le più famose non dicono nulla ma è un nulla detto bene.

        Accontentarsi è da perdenti, da rassegnati, il nostro percorso di vita ha una sola logica, essere in costante ricerca di un qualcosa che inconsciamente speriamo di non trovare, infatti quando lo troviamo non ci basta e quindi riprendiamo a tracciare mappe per scovare tesori.

        1. In realtà non ci riesco. Quando sto leggendo – che ne so – un libro e lo percepisco come vuoto e fumoso lo butto al muro per vedere se almeno riesce a lasciare un segno sulla parete, visto che so che in me non lo lascerà. Allo stesso modo quando rileggo i miei post mi capita quasi sempre di voler lanciare il pc al muro, ma per ovvie ragioni mi trattengo. Forse hai ragione nel dire che un argomento può essere interessante o meno a seconda di come viene affrontato. Ma i miei argomenti sono ” a fondo cieco” per cui nemmeno se sapessi davvero scrivere potrei in alcun modo essere coinvolgente per chi legge.
          Non ho mai pensato all’idea che una persona possa inconsciamente non voler trovare quello che cerca. Non sono certa di funzionare secondo questa logica. Credo di voler trovare ciò che cerco. Semplicemente, una volta raggiunto l’obiettivo, me ne porrei un altro. Il che mi fa pensare che forse sarei incapace di apprezzare qualsiasi successo o vittoria. Non che sia una materia con cui ho troppa famigliarità…

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