L’Armageddon

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Mi sento un attimo persa. Manco da due mesi. Comodi. E per scoprirlo con esattezza non sapevo nemmeno da che parte andare. Dieci minuti per aprire il mio ultimo post. Nel frattempo mi sono trovata a pensare che non conta quanto uno scrive ma come scrive. Ma ho tentato di allontanare l’idea. Altrimenti questo post inutile non sarebbe mai nato. Collateralmente mi sono anche ricordata che la tecnologia non è mai stata il mio forte. Nessuna tecnologia. Dev’essere per questo che l’utilizzo del microonde è per me tuttora un mistero. Nemmeno lo volevo. Ovviamente. Ma la mater ha ritenuto che fosse un oggetto indispensabile per la mia cucina. Che è piuttosto piccola ed inutilizzata per aver realmente bisogno di qualsivoglia accessorio. Alla fine sono riuscita a dargli un senso. L’ho riciclato come “parete d’incollo” per calamite. Forse avrei fatto meglio a buttarlo dalla finestra. Ma ho preferito canalizzare il mio spirito trash invece che correre il rischio di uccidere qualcuno. Il pezzo forte della collezione è un orrendo Ganesh rosa. Così in basso non sono mai più riuscita a scendere, nonostante profonda tutto il mio impegno nel tentativo di peggiorare. Secondo Kid_A non è che non degeneri: semplicemente rivolgo la mia attenzione altrove. A Praga ho acquistato una statuetta in legno raffigurante un klezmer. A Parigi una ballerina di vetro, la quale fortunatamente non è sopravvissuta al viaggio. A Jericho ho optato per un medaglione finto-antico grande quanto un piatto. Sono la gioia di tutti i bancarellari del mondo. Almeno loro mi amano. Ne sono certa. Perché quanto ad oggetti inutili e di cattivo gusto sono diventata una vera intenditrice. Nonché un’acquirente devota. Mi viene immediatamente da pensare che forse sarebbe meglio che stessi a casa, prima di ridurre la mia vita ad una sagra del grottesco. Il che in effetti è quello che ho intenzione di fare. Visto che gli eccessi estivi hanno devastato le mie già esili finanze. E comunque l’estate sta finendo. Sarebbe il momento perfetto per chiudersi in casa e riaccendere il caminetto. Se ne avessi uno. E, in ogni caso, se il mio salotto ne fosse dotato non credo che l’avrei mai spento. Visto che di fatto la bella stagione deve ancora iniziare. Il che potrebbe essere perfetto se fossimo a Maggio. Ma, fatti due conti, direi che non è esattamente così. Contestualizzando sta per iniziare un autunno che mi priva ingiustamente del diritto di potermi lamentare per il calo delle temperature. Nonché della possibilità di annoverarlo tra i buoni motivi per starmene rintanata al calduccio. Sono nata sulla tangenziale delle perturbazioni. E ci sono cresciuta. Ma il meglio è che, a questo punto, ci morirò anche. Al freddo e al gelo come il bambin Gesù. Davvero divertente. Forse dovrei buttarmi a capofitto nel lavoro. Giusto per risollevarmi un po’ il morale. Ed occupare dignitosamente il tempo ed i pensieri. Ma di sicuro ci batterei la testa. Questo periodo è un deserto. Ma non uno di quei deserti sabbiosi e pieni di dune. Più che altro sembra un’aspra steppa dell’Asia Centrale. Riceviamo continue minacce di chiusura dell’Obitorio. Ormai ci chiamano per sapere quali sono le ultime novità in materia. O per spifferarcele, a seconda dei casi. Eravamo un circo e adesso stiamo diventando una soap opera. Una patetica telenovela sudamericana. Con colpi di scena così inverosimili da risultare indignitosi. Ovviamente alle voci di bancarotta se ne alternano altre per cui potremmo trovarci con dieci volte il lavoro che abbiamo ora. Vorrei poter scrivere che le idee sono poche ma confuse. In realtà sono molte ed esponenzialmente ancor più ingarbugliate. Ed i vertici obitoriali non aiutano. Il nostro attuale líder máximo è un uomo distrutto. In tutti i sensi. Ogni volta che lo vedo mi verrebbe da abbracciarlo. Così, per istinto di consolazione. Ha la faccia di uno a cui mancano dieci minuti a morire. In tre mesi non è ancora riuscito a tirar fuori il benché minimo spirito d’adattamento. Somatizza l’atmosfera “deliziosa” che si respira qua dentro. Ieri mi ha dato l’impressione che se gli avessi detto che aveva una stringa slacciata sarebbe scoppiato a piangere. Io la terapia psichiatrica di gruppo la sostengo da tempi non sospetti. Ma ultimamente temo che parecchi potrebbero finire col darmi ragione. Il che è grave. E nemmeno la nuova responsabile aiuta. Capo Palla si inventava ogni giorno un nuovo adempimento da portare a termine improrogabilmente entro le successive sei ore. Il più delle volte mi sembrava di essere in un videogame. Di quelli dove gli omini verdi ti sparano addosso e l’unico modo che hai di sopravvivere è annientarli a suon di atti amministrativi. Ma per lo meno avevo qualcosa da fare. Qualcosa di diverso dall’aspettare che i minuti si trasformino sul display del telefono. La Stordita (che lo sia è ormai accertato oltre ogni ragionevole dubbio) invece è donna molto timorata di dio. O meglio delle divinità multiple del nostro Olimpo obitoriale. E tutta questa reverenza aiuta solo a far sì che ogni atto dovuto diventi una questione di stato. E rimanga arenato per l’eternità. Perché secondo i suoi calcoli anche se devi comprare una penna è necessario ottenere l’autorizzazione dell’autorità suprema. Ovviamente si tratta di un entità policefala che risponderà contemporaneamente sì, no e forse. Congelando le vene alla Stordita, che non si sbloccherà nemmeno innanzi ad opere di proselitismo, stile Testimoni di Geova, con cui il malcapitato dipendente cercherà di spiegarle che no: non è possibile cavarsi il sangue e usarlo per scrivere. Anche se sarebbe indubbiamente molto in linea con tutte le elucubrazioni legislative sul contenimento della spesa. In fin dei conti è per questo che mi sono decisa a tornare a scrivere. Per ingannare l’attesa. Magari prima o poi arriva l’Armageddon. Speriamo che si sbrighi…

 

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2 risposte a "L’Armageddon"

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