La Regina del Capello Trash sbarca sul Pianeta Hollywood

Devo andare dalla parrucchiera. Il che, in ordine a ciò che odio fare, è secondo a ben poche cose. Cose come cucinare per gli ospiti (ma immagino che loro abbiano la peggio) o partecipare a funerali di parenti mai conosciuti, per il cui trapasso vige l’obbligo intercontinentale d’inconsolabile afflizione.
Kid_A dice che dovrei darci un taglio netto. Ma so che ha secondi fini. Vuole risparmiare sulla corrente elettrica, di cui abuso in fase di asciugatura. Si è persino offerto di provvedere personalmente a far riemergere alla luce la cute che mi ricopre la testa. Che carino…
Del resto non è mai successo che i miei capelli andassero bene ad un uomo. E, a pensarci bene, anche le donne hanno sempre da ridire. La genitrix maxima mi vedrebbe bene bionda, castana, nera. A seconda dei giorni. O delle mode di cui legge nelle riviste della sua accuditrice di capelli. NonnaPapera suggerisce il corto. Per il colore azzarda terminologie di settore il cui significato mi è per lo più ignoto. Le colleghe parteggiano per ricci oppure onde. Salvo che non voglia approfondire i miei rapporti con la piastra lisciante.
Io non ho una particolare opinione in materia. E, anche se ne avessi una, sarebbe del tutto irrilevante. Sfoggio da anni il modello “tsunami”, quello di chi si asciuga i capelli con la centrifuga della lavatrice. In realtà la mia centrifuga è un asciugacapelli a spazzola. Che sembra un razzo terra-aria. E che sortisce gli stessi effetti devastanti. Ma ci sono affezionata. E lo porto ovunque. Con grandi maledizioni da parte di chiunque viaggi con me.
Potrei sembrare il tipo di donna che ambisce ad essere trash. Che vuole elevarsi al di sopra delle tendenze del momento. Finendo con lo schiantarvisi penosamente al di sotto. La verità è che non sono io al comando. Per cui stilare trattati di ideologie utopiche sarebbe tempo perso e fatica sprecata. L’enorme quantità di capelli che mi ritrovo sulla testa vive in totale anarchia. E, come in ogni anarchia che si rispetti, ognuno va dove gli pare e c’è un gran casino. Sarebbe più facile mettere d’accordo Israeliani e Palestinesi, che convincere le fazioni avverse di ciocche ribelli a stipulare un trattato di non belligeranza. Che preveda l’adozione di uno stile quantomeno dall’apparenza uniforme.
Perciò, scartata la questione stile, cerco semplicemente di dare una controllata sporadica al colore. Non che abbia molta voce nemmeno su questo versante. I miei capelli non tengono la tinta. Nessuna tinta. Nel tempo hanno assunto un colore castano arancione. A zona. Ma tendenzialmente castani in alto e rossi in basso. E’ un mix talmente improbabile che se avessi voluto ottenerlo artificialmente non ci sarei arrivata nemmeno dopo mille tentativi. Non che una simile schifezza sarebbe qualcosa a cui potrei ambire. Non nel possesso delle mie piene facoltà mentali, per lo meno.
Così mi limito a frequentare saltuariamente la parrucchiera per perpetrare l’obbrobrio cromatico sulle ricrescite ormai grigie. Ma c’è un ostacolo che incombe sulla mia fragilissima volontà: la prenotazione.
Dal momento in cui mi rendo conto di non poter più nascondere l’evidenza del grigiume a quello in cui mi decido a fissare un appuntamento passano almeno tre settimane. Durante la prima fingo di aver perso il numero della parrucchiera. Il che comporta un teatrino di menzogne derivate. Che abbia cercato ovunque e con attenzione. Che non esistano la pagine bianche o la guida telefonica cartacea. Che non abbia tempo per passare dal negozio e prenotare “dal vivo”.
Durante la settimana successiva vengo travolta da una miriade di eventi catastrofici, che, pur avendo recuperato la famigerata serie numerica, non mi danno il tempo di chiamare. Tali cataclismi, che non vanno mai oltre un’unghia spezzata, vengono convenientemente iperbolizzati e dilatati nel tempo, così da non lasciarmi nemmeno un istante di respiro.
Infine si arriva al momento della verità, la terza settimana. Avendo giocato tutte le mie carte sono costretta a passare all’azione. Inizia così una serie di telefonate all’indirizzo della professionista del capello. Nessuna tuttavia viene effettuata in orario utile. Mi muovo scaltramente tra Domeniche, giorni di chiusura, pause pranzo e ore serali. Se accidentalmente mi capita di chiamare in frangenti sospetti, come il pericoloso “orario che potrebbe essere di pausa ma anche no” il mio subconscio mi porta a sbagliare numero o ad attaccare dopo il primo squillo. Finché accidentalmente ho quell’attimo di esitazione in cui si materializza all’altro capo la voce della regina del capello.
Parrucchiera Tal dei Tali si ricorda sempre di me. Credo che ogni professionista del settore non avrebbe alcuna difficoltà in questo senso. Esiste poca gente con una capigliatura come la mia. E con una tanto accanita tendenza a bypassare allegramente i tempi e le necessità di restyling. Lei gioca proprio su quest’ultimo punto. Mi ricorda che l’ultima volta in cui ci siamo viste i dinosauri camminavano ancora sulla terra. E mi fa sentire in colpa. Come se fosse una vecchia amica con la quale improvvisamente abbia deciso di tagliare i ponti senza che vi fosse apparente ragione per un simile gesto. Perciò le dico che ok, passerò in giornata o tutt’al più il giorno successivo. Tentando di autoconvincermi che si tratti di un caffè tra donne condito da gossip vario ed eventuale su una vagonata di vip semisconosciuti. Quei pettegolezzi che le parrucchiere sanno dispensare con così tanta disinvoltura da farti credere che tutta Hollywood passi da loro per una “spuntatina”. Mentre tu, che ti tieni alla larga, ti stai perdendo il tuo attimo di celebrità riflessa.

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2 risposte a "La Regina del Capello Trash sbarca sul Pianeta Hollywood"

  1. Mi ci ritrovo, che ci posso fare? Soprattutto nella leggerezza dello scrivere di quotidianità , leggermente e ironicamente come tu sai ben fare. Poi quella dei capelli e di tutta l’ironia che ci metti è un tema a doppio senso che ha la sua importanza. I capelli, soprattutto per noi donne, sono come un vestito, ci coprono o scoprono a seconda dei momenti 😉

    1. Mi piace essere ironica. L’ironia è l’unico mezzo con il quale posso trovare qualcosa di carino su cui riflettere in una vita che scorre in modo del tutto standard ed insignificante.
      Non avevo riflettuto molto sull’importanza dei capelli per noi donne, però hai davvero ragione.
      Inoltre mi viene da pensare che i miei capelli, per quanto abbastanza anarchici, dicano parecchio sulla mia personalità e immagino sia così per ogni donna.
      Grazie del passaggio, buona giornata 🙂

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