Ritratto di un Artista Grottesco (Scrivo di me stessa in modo così spudorato che a volte mi faccio paura)

Ho scoperto che esiste un termine esatto per descrivere l’azione del navigare sul web cercando informazioni su sé stessi. Mi pare si dica “egosurfing”. O qualcosa di simile. L’ho dedotto dalle parole crociate. Che non pratico con particolare assiduità. Per cui non è certo che i miei calcoli siano corretti. Né che questo termine non sia stata inventato per far quadrare lo schema.
In ogni caso ieri pomeriggio, in un lungo momento di disperazione lavorativa, ho deciso di controllare che sul web non risultasse alcunché circa la mia persona. Digitare il mio nome su un motore di ricerca è stata un’esperienza abbastanza traumatica. I risultati si dilungavano per almeno cinque pagine. Ma mi sono velocemente accertata che si trattava semplicemente di casi di omonimia. Certo se mia madre mi avesse affibbiato uno di quei nomi di oggi, che quando li vedi scritti non hai la più pallida idea di come si leggano, mi avrebbe risparmiato lo shock, ma la genitrix decise di restare sul classico. E forse, in fin dei conti, gliene sono grata.
Accertati gli esiti negativi e calcolato che mi restavano ancora un paio d’ore prima di poter levare le tende, ho deciso di estendere il mio egocentrismo ai vari nick che ho utilizzato in precedenza. E link dopo link il meraviglioso mondo della rete mi ha spedita su un racconto che, a suo tempo, io ed il Latitante avevamo scritto insieme.
Non che la versione originale fosse un gran che. Ma la sua riedizione è parecchio più trash. E supera di gran lunga i limiti del concetto di stravolgimento. Resta a mala pena lo scheletro di quello che fu e tra le novità si annovera l’ingresso della sottoscritta nel cast. Tra i cattivi ovviamente. Il mio personaggio è quello di una lesbica. E fin qui non ci sarebbe nulla di vero ma nemmeno alcunché di male. Se non che la donna è anche psicopatica e delle sue amanti fa una carneficina.
Devo ammettere di aver letto a righe alterne, ma l’idea generale mi ha ricordato quegli horror giapponesi come Ichi The Killer o Visitor Q dove i fegati volano e il sesso si vende un tanto al chilo. Tutto molto iperbolizzato, estremamente grottesco. E soprattutto senza ragione di essere.
La quota politicamente corretta di spazzatura ridefinita “arte” si è esaurita da tempo. Peccato che il buon Latitante non se ne sia reso conto e speri ancora di poter diventare uno scrittore a suon di volgarità che abbiamo tutti già letto altrove. Nulla di nuovo sotto il sole. Nemmeno l’immenso rancore che prova nei miei confronti e che si deduce a caratteri maiuscoli dal personaggio a me dedicato.
Entro ma non prima dei prossimi dieci anni mi avrà dimenticata. Conosco i suoi schemi psicologici, in cui il positivo evapora in un nanosecondo ed il negativo ascende al cielo e lì rimane al fianco di dio. Ed io, che sono una stronza intergalattica, sono salita proprio ai piani alti e lo ossessiono nel ricordo del mio immenso egoismo, malvagità e chissà cos’altro. Direi che è un cane che si morde la coda, se non che, a furia di mordere, non dev’essergli rimasto granché da addentare.
Divertente. Perché io a lui non penso da mesi, se non per un periodo di tempo inferiore a trenta secondi. E ogni volta che lo faccio mi viene spontaneo congratularmi con me stessa. Perché nel lasciarlo ho preso forse l’unica decisione azzeccata di tutta la mia esistenza.
Eppure no: non gli serbo rancore. La vita è troppo breve per viverla a marcia indietro, sprecando tempo prezioso a rimuginare su quello che è stato e che, in nessun modo, potrà mai essere diverso. L’ho fatto in passato e mi solo lasciata scorrere a lato una miriade di occasioni.
Dalla mia relazione con il Latitante mi sono presa giusto un paio di insegnamenti, nella speranza che possano tornarmi utili in futuro. Il più importante è essere me stessa e mostrarmi per quello che sono, senza timore di essere criticata o rifiutata. So di avere un pessimo carattere e sono consapevole che chiunque mi stia vicino, a qualsiasi titolo e livello, è in odore di santità anche per il solo fatto di riuscire a sopportarmi. E mi rendo conto di non poter cambiare. Nemmeno una virgola. Quei verbi come “smussare” e “limare” fanno completamente a pugni con la mia personalità. D’altro canto so di essere un individuo estremamente indipendente. E questo mi giocherebbe a favore se tutti mi dovessero abbandonare.
Rispetto al mio rapporto con il buon Latitante ciò da cui adesso mi riesce più complicato prendere le distanze non è certo la persona, ma l’eccessiva severità che mi verrebbe spontaneo avere verso me stessa per gli errori commessi. Il perdono in effetti non è mai stata tra le mie virtù, mi riesce meglio dimenticare e condonare tutto nell’oblio, ma di me stessa e delle mie azioni non posso certo scordarmi…

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5 risposte a "Ritratto di un Artista Grottesco (Scrivo di me stessa in modo così spudorato che a volte mi faccio paura)"

  1. …donna fortunata ! Se digito invece il mio di nome su un motore di ricerca qualsiasi appaiono almeno 3 schermate con dettagli, foto e buffe attribuzioni di cose di cui, pur non avendo fatto, potrei esserne l’artefice ugualmente per il semplice fatto che si tende ad esagerare.. o almeno c’è una fetta ampia di una fascia di operatori che svolge un lavoro di tutto rispetto, ma anche no qualche volta, che trovano esaltante e gratificante esagerare. Come i pescatori della domenica insomma. Oltretutto il mio nome è unico. Nessuna possibile omonimia. Chi è causa del suo mal…..

    1. Mi dispiace che il tuo nome sia tanto univoco e conosciuto.
      Io ogni tanto leggo il tuo blog. E mi pare di capire che hai pagato e stai pagando per i tuoi errori. Perciò mi sembra davvero inopportuno che si tenda ad esagerare, ingigantire o inventare.
      Ma mi sembri una tosta e so che ce la farai a superare anche questa.
      Buona giornata 🙂

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