Cose senza prezzo come la bontà natalizia

kim-jong-il

Mi sveglio alle quattro del mattino. Orrore. Sulla mia destra noto un’enorme macchia di sangue. Del diametro approssimativo di 40 centimetri. Nei fumi del sonno mi viene da pensare che dev’essere piuttosto raro che, avendo perso tutto quel materiale ematico, una persona sia comunque in grado di rendersi conto della situazione. Poi ho un flash. Il materasso sarà da buttare. E’ strano. Immagino ancora di avere un futuro. Mi sento tranquilla. Come se ci fosse qualcosa di profondamente famigliare nella scena. Finché non mi ricordo che l’obbrobrio residente vicino alla mia testa è un enorme papavero stampato sulle lenzuola. Le mie lenzuola sono oscene. E trasformiste. Hanno deciso di cambiare colore ad ogni lavaggio. Così ho scoperto che la creatività non è necessariamente arte. Soprattutto non se mi costringe a dormire tra mille sfumature di rosso tendente al rosa e rosa tendente al bianco o al rosso. A seconda dei casi. E’ molto inquietante. Un po’ natalizio persino.

Maledetto Natale. Devo avergli chiesto almeno un milione di volte che si limitasse a scorrermi addosso come l’acqua decalcarizzata sulle maioliche. Ho cercato di essere collaborativa. Ho fatto la mia parte. Ho smesso di deprimermi. Ci sono milioni di ragioni migliori per cui attaccarsi alla canna del gas. In primis il fatto che, dopo morta, la mia bolletta la pagheranno gli eredi.
Ho rinunciato a scombinare la devozione cristiana nel tentativo di spiegare al malcapitato interlocutore che non tutti hanno voglia di fingersi credenti a comando limitato, ovvero inclusivo delle sole festività principali.
E c’è persino di meglio. Quando il prete di Obitoriopoli raggiunse i piani alti con la parola del signore nel taschino ed i polmoni abbandonati in fondo alle scale, io, in quanto unica presente, chinai il capo in segno di contrizione. Ovviamente fingevo, ma mi sentivo in dovere di controllare che non avesse un arresto cardiaco. Non che avrei saputo come reagire in quel caso. Ma faceva molto ER. In seguito mi subentrò persino un po’ di senso di colpa. Come antidoto, decisi di improvvisarmi pusher delle immaginette religiose che mi erano state consegnate. E nonostante fosse Natale sbarazzarmi del malloppo fu piuttosto difficile. Dev’essere che ai cristiani infilare immagini religiose sul fondo di cassetti dimenticati non piace. Sai mai che l’oggetto incriminante salti fuori in un giorno in cui non è di precetto essere fedeli.

In ogni caso credo di essere stata esemplare nel rispetto del trattato di non belligeranza. Invece il Natale continua a tormentarmi. Perché non conta quanto atea io possa essere. Non ha importanza che non faccio l’albero, né il presepe. Che non vado alla messa di mezzanotte. Né a quella di mezzogiorno. Che non mi sento buona. Nemmeno al mi imo sindacale. Che non devolvo un singolo centesimo a Telethon. Natale se ne frega dei miei livelli pratici ed emotivi di coinvolgimento zero. E continua ad impormi di fare i regali.

Urge chiarimento. Se a governare questo paese fossero gli astronomi forse potrebbero spiegarci l’annosa questione del buco nero che aleggia sul regio erario, costringendo il cittadino a versare quantità astrali di balzelli che svaniscono nello spazio alla velocità della luce. Forse gli astronomi saprebbero mettere una pezza a questo eccesso gravitazionale. O per lo meno saprebbero indicarci le rotte intergalattiche lungo le quali avventurarci per recuperare il nostro denaro. Ma fintanto che restiamo nella mani dei politici, io continuerò ad essere una contribuente a responsabilità illimitata del Reame delle Spar(t)izioni. Una di quelle che fa lo slalom, o meglio, la “caduta” libera, per arrivare a fine mese.

Perciò o il Natale, nel suo immenso spirito di magnanimità, inizia a pagarmi le bollette, oppure continuerò a svegliarmi alle quattro del mattino con una macchia di finto sangue vicino alla testa e la paranoia di voler scoprire ad ogni costo come si fa a traghettare da un lato all’altro del fiume il cavolo, la capra e il lupo. Senza che la capra mangi il cavolo. O il lupo la capra. O che la capra OGM decida di sbranare il lupo. O che il lupo diventi vegetariano e si avventi sul cavolo. Non ne verrò mai a capo. E quindi non sarò mai in possesso delle basi (il)logiche necessarie a capire come sia possibile accontentare cinque persone in un colpo solo e con finanze risicatissime, quando sono a mala pena in grado di passare l’esame-compleanno con un sorriso tirato da parte del destinatario ed un ringraziamento di circostanza.

Sì perché a Natale siamo tutti molto più buoni, ma nella nostra immensa bontà, potremmo comunque fare stragi per un regalo sbagliato. Mi ricordo un Natale di tanti anni fa, in cui la Mater regalò a NonnaPapera una borsetta. A me sembrava un regalo apposto, ma la destinataria, nel vederlo, assunse immediatamente quel colore verde acido, tipico dei conduttori delle trasmissioni di moda che si apprestano a stroncare l’outfit scelto dalla concorrente di turno. Adoro questo genere di proposte televisive. Sono l’anticristo del Valium. Dovrebbero riconoscerne il valore omeopatico. Certe parole rendono tutto molto più chic.
Tornando alle mie reminescenze natalizie, visto che NonnaPapera non era mai stata un soggetto particolarmente incline ad uscire di testa, immaginavo che, riavutasi dallo choc iniziale, avrebbe chiesto alla Mater di accompagnarla a sostituire l’oggetto dell’orrore. Invece sbarellò completamente.
E da qui ebbe origine una tragedia greca in cinque atti che coinvolse l’intera famiglia con recriminazioni assortite a partire dal Paleolitico Inferiore fino ad una proiezione futura che sforava le più generose aspettative di permanenza in vita del genere umano. Alla fine, ovvero tre ore dopo, mi resi conto che l’origine del contendere era il fatto che la fibbia sulla borsetta fosse dorata.
E desiderai seriamente che morissero tutti soffocati dal panettone. Se fosse accaduto, adesso, proprio in questo preciso istante, io starei dormendo sonni tranquilli, finalmente libera dal giogo natalizio.

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5 risposte a "Cose senza prezzo come la bontà natalizia"

  1. si, hai fatto a pezzi metodicamente il natale, ti piace vincere facile! 🙂
    se fossi il tuo editor ti rimanderei subito alla tastiera, a sviluppare la motosega sui tanti filari sociali laterali che hai citato en passant 🙂

    1. Ho volutamente citato en passant qualche aspetto sociale correlato al Natale perchè non sarei in grado di approfondire in modo originale. E poi, come dici tu, a massacrare il Natale si vince facile. Ormai è stato detto e scritto tutto il possibile. E da parte di gente che sa farlo molto meglio di me 🙂

  2. Beh grazie per avermi casualmente incontrata e per aver avuto la pazienza di leggere qualcuna delle mie riflessioni che solitamente non vanno da nessuna parte e che per questo sono piuttosto tortuose da seguire.
    Benvenuta sul mio blog 🙂

  3. Incontro casuale. Leggo il tuo commento da un altro e sai com’è la curiosità a volte. Ebbene ho letto questa cosa sopra e mi è piaciuta, poi ho continuato, con tutto l’amore che abbiamo sprecato e non mi è sembrato sprecato leggerti e poi ancora quando parli di Radio Maria mentre sei imballata nel traffico. Ma non potevo incontarti prima?
    Ehm non mi piace il nome del blog, così proprio per dire qualcosa di negativo
    🙂

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