Immagino sia un problema di sintonizzazione dei canali, ma non credo che noi due abbiamo visto lo stesso film

A quei tempi io e il Latitante stavamo definendo i dettagli pratici della fine della nostra relazione e lui mi informò che mi avrebbe inviato una mail di carattere conclusivo. Non che avessi più nulla da chiudere, ma preferii evitare ulteriori discussioni e risposi qualcosa di generico, che, nel mio linguaggio, a lui abbastanza noto, indicava semplicemente il fatto che non avevo niente in contrario, ma non l’impegno a leggere e, meno che mai, a rispondere.
Per non venir meno alla drammaticità del suo personaggio, mi indicò un giorno preciso in cui avrei ricevuto la sua missiva, che, fatti due calcoli, mi sarebbe giunta di lì ad un mese. Forse nelle sue patetiche intenzioni avrei dovuto trascorrere l’attesa macerando nei sensi di colpa, invece mi dimenticai di lui e delle sue prevedibili propaggini verbali.
Ero certa che, col tempo, l’oblio fosse diventato reciproco e invece la mail giunse con un anticipo sul termine prestabilito. Ben lungi dal volerla leggere decisi di farla stazionare nel cestino, finché non avessi deciso esattamente cosa farne.
E oggi, colta da un attacco di noia e da un altro, ben più forte, di curiosità, ho deciso di buttarci un occhio.
L’intenzione iniziale era quella di leggere tutto, ma, data la lunghezza da romanzo, la ripetitività e i deliri di onnipotenza, ho pensato tagliare qua e là.
Dalla lettura deduco che, come da copione, il povero Latitante sta ancora vagando nei territori perduti del suo cervello malsano, in cui il superfluo e dispensabile ricopre un’importanza nettamente maggiore al necessario e contingente.
E così la sua massima aspirazione di vita continua ad essere quella di diventare un crossdresser la cui natura maschile non sia nemmeno remotamente intuibile. Allo scopo avrebbe già contattato un negozio esperto in trasformazioni e intende tornare nel nostro paese tra un anno per farsi opportunamente agghindare proprio lì.
Mi offre di incontrarlo in una qualche importante piazza di una qualche grande città, giurandomi che sarà così perfetto in veste femminile che non sarò in grado di riconoscerlo. Ma nessuna preoccupazione: sarà lui a vedere me e ad attirare la mia attenzione. E mi porterà in un bar per un caffè ed uno scambio di consigli su trucco e parrucco.
Adesso posso vomitare. Mi trattengo in considerazione di due elementi. Il primo è che io sono oltre tutto questo. Tralasciando il come ho fatto ad infilarmici in primo luogo. Il secondo è che a volte la gente rinsavisce a metà strada, per cui provo a non escludere l’ipotesi che il seguito della mail contenga alcunché di sensato. Ma mi sbaglio. Non che la cosa mi stupisca molto.
Ad esempio, il lavoro è come il paradiso: può attendere. Le previsioni indicano spessi banchi di nebbia e visibilità non oltre il proprio naso. Immagino che al mantenimento economico sia deputata la divina provvidenza. Lei salverà il Latitante, anzi lo deve salvare, a compensazione di tutti i transiti astrali negativi con cui lo ha massacrato negli scorsi quindici anni. Ma questa volta posso mettere credito del “mio eroe” che la lettura classica dal Libro delle Lamentazioni me la risparmia, passando direttamente all’amore.
Può essere che il passaggio non fosse poi così diretto, che abbia saltato qualche decina di righe di mia iniziativa, ma non intendo tornarci sopra. Anzi non posso.
In ogni caso, sul versante sentimentale, l’oroscopo del Latitante dice decisamente bene. A compensazione della mia dipartita, avrebbe trovato una nuova donna, anzi una rosa di donne tra cui scegliere, che pare fosse già sbocciata all’epoca in cui noi due stavamo insieme. E su questo mi sento un filino risentita, non tanto per il subentro al mio posto di queste poverette che non sanno di che morte stanno per andare a morire, ma per il fatto che per mesi ho rimandato l’addio in quanto lui mi supplicava di restare, inducendomi a credere che il mio abbandono lo avrebbe colpito pesantemente.
Insomma ci sarebbero ben tre signore a fargli al corte in modo serratissimo. Non che mi senta di criticarle. Quando lo conobbi anche io fui colpita dall’affascinante fumosità verbale del Latitante. Peccato che, col tempo, mi resi conto che dell’arrosto non c’era traccia. E di tempo ce ne ho messo fin troppo, il che mi induce ad augurare alle gentili donzelle maggiore acutezza di quella da me dimostrata.
Avvicinandomi al finale e conoscendo fin troppo bene l’autore mi aspetto che sia sputasentenze e strappalacrime. E il Latitante sa come non deludermi quando si tratta di giocherellare, nel bene e nel male, con parole vecchie di anni ed episodi che ho totalmente rimosso dal disco fisso e da ogni USB compatibile con il mio cervello.
Ne esce una sorta di minestrone della buona e cattiva sorte, in cui gli opposti si annullano rendendo questi cinque anni che ho trascorso al suo fianco una perdita di tempo abbastanza insipida.
Eppure la chiusa ha ambizioni piuttosto maestose. A suon di deliri reiterati con crescente forza, vengo ammonita del fatto che mai più nella mia vita troverò un uomo così comprensivo, dolce, gentile, devoto, attento e sensibile come lui e per sempre mi morderò le mani per essermelo lasciata sfuggire.
L’unica cosa che riesco pensare è: amen.
E svuoto il cestino.

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6 risposte a "Immagino sia un problema di sintonizzazione dei canali, ma non credo che noi due abbiamo visto lo stesso film"

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