Amo le conclusioni ma loro non amano me (Il che non sarebbe un problema se esistessero ancora gli uomini di una volta…)

L’India è un paese che non ho mai visitato. Detta così sembrerebbe l’inizio perfetto per uno di quei temi da quarta elementare. In cui me la sarei cavata chiudendo in cinque righe secondo il saggio principio per cui è meglio non esporsi troppo su ciò che non si conosce. La mater l’avrebbe pensata diversamente, mi avrebbe costretta a rispolverare il sussidiario per scrivere qualcosa di sensato sul paese, rielaborandolo in modo personale. Ma il discorso non gira. Non che nella mia testa le cose abbiano mai avuto una direzione sensata. Ma potrei persino fare di meglio. Per cui: l’India è un paese della cui esistenza mi ero dimenticata. Fino ad una settimana fa. Quando, mentre ero in dolorosa attesa nello studio dell’Odontokiller più chic di Mikropoli, mi arriva un sms di Kid_A. Lo leggo in preda all’ansia a parole alterne e ne deduco che l’India potrebbe essere più esistente e vicina di quanto pensassi (o mi fossi dimenticata di pensare). Tipico degli uomini. Ti giurano che le tue priorità diverranno le loro all’istante e poi cercano di fare in modo che si verifichi l’esatto opposto. Urge parentesi. Ho conosciuto Kid_A visitando una delle meraviglie del mondo. Che mi sfugge se siano otto o sette. Insomma so più o meno quali sono. Ma non credo di volermi mettere a contarle adesso. Io non stavo lì in considerazione dell’intercontinentalmente riconosciuto e sancito splendore del posto. Non sarei il tipo che si fa guidare da una lista stilata da chissà quali exit poll. Ma lui sì. Il suo obiettivo nella vita era smettere di farsi le canne. Che non c’entra molto e probabilmente non gli riuscirà mai. E vedere i monumenti ed i luoghi più sensazionali sulla faccia della terra. Che invece calza e a cui sta lavorando parecchio. E, sulla base dei suoi obiettivi, che stava già tentando di farmi credere che fossero anche i miei, mi chiese di accompagnarlo a Machu Picchu. Ricordo che era una mattina superafosa e che stavamo facendo una penosa simulazione di jogging lungomare. Ho piuttosto chiara la scena perché finsi di essere senza fiato per respingere l’offerta con parole che non fossero troppo mie. Anzi che non fossero per nulla mia. E nel frattempo vidi una bandiera e gli indicai il confine. Ma il diversivo non funzionò. Perciò gli dissi di mandarmi una cartolina. Che può essere banale. Ma è comunque molto più elegante di quello che avevo pensato in prima battuta. Lì per lì il discorso cadde, anche perché ci fecero dei segni che deciframmo con difficoltà come un monito a non proseguire oltre. E, sulla via del rientro, il discorso si assestò sulle frontiere e su altre banalità affini. Io iniziai a progettare un viaggio in Uzbekistan senza di lui, nella convinzione che Kid_A stesse programmando la sua visita in quel del Sudamerica senza di me. Ma sono un’illusa. Oppure sto agli uomini come la merda alle mosche. Non so come, ma ho questa fortuna: quando un esponente di sesso maschile inizia a nutrire un interesse verso di me il massimo della moderazione con cui riesce ad esprimersi è il placcaggio da partita di rugby. Non esistono più gli uomini dei miei vent’anni. Quelli che si facevano vedere una volta ogni dieci giorni per farti passare il concetto del loro esiguo interesse verso di te. Per tale o meno che fosse. Ah, che tempi felici… Ma tralasciando i rimpianti e tornando a me, in attesa dall’Odontokiller, scopro che il mio nuovo acquisto semi-sentimentale ha contattato non so più quale agenzia di viaggi per acquisire un convenientissimo preventivo per andare a vedere il Taj Mahal. Nella sua testa dev’essere una forma di compromesso tra il vedere le “meravigliosità” del nostro pianeta e il mio rifiuto netto verso il Machu Picchu. Appena credo di riuscire a proferir verbo dopo il massacro odontoiatrico, gli faccio uno squillo e mi ritrovo sommersa da più informazioni di quante ne riesca ad incamerare. Costi, clima, vaccinazioni. In altre parole ha già verificato ogni singolo dettaglio. E conosce ogni risposta. Anche alle domande che non gli faccio. Anche a quelle che non gli farò mai. E, con i postumi dell’anestesia, riesco solo a dire “Sì”. Non saprei. Potrebbe essere che “No” sia una parola che per ora non sono in grado di articolare. Qualcosa che comporti dei movimenti della lingua che, adesso, potrebbero uccidermi. O che Kid_A sia così massacrante a livello verbale che farei qualsiasi cosa pur di zittirlo. Soprattutto adesso i rumori degli strumenti di morte che hanno appena finito di devastarmi ronzano ancora nella mia testa. Non ho ancora deciso quale delle due. Anche perché entrambe potrebbero essere buone. Intanto prendo appunti. Devo ricordarmi che l’Odontokiller e le questioni pseudo-sentimentali vanno gestite in tempi nettamente separati. Non si sa mai che possa rispondere di sì ad una proposta di matrimonio. Non che ne abbia ricevuta una. Ma, di questi tempi, con gli uomini che non sono più quelli di una volta, non mi sento di escludere nulla a priori. Insomma la colpa è sempre loro. E intanto devo chiedere i visti. Giusto per fare la parte di quella che collabora in modo attivo alla felice conclusione delle ferie post-natalizie. Oddio, in realtà sarebbe lo svolgimento la parte importante. Ma oggi mi sento più incline ad amare i finali. Anche se dopo aver compilato, con vari errori, una serie di schermate in cui sono tenuta a rispondere a domande assurde e ripetitive, sento che le conclusioni non amano me. E non so se vedrò il Taj Mahal, non so se mi piacerà. Ma so che, dovesse mai succedere, sarà come salire di nuovo al Sacrificio. Qualcosa che non avrà importanza per cosa sarà o come sarà, ma per tutto ciò che mi avrà portata fin lì.

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4 risposte a "Amo le conclusioni ma loro non amano me (Il che non sarebbe un problema se esistessero ancora gli uomini di una volta…)"

    1. Perdona la mancanza di rispetto verso i Radiohead.
      Fatto sta che Kid_A è un soggetto con un entusiasmo infantile e il cui nome inizia per A, da qui il nome. Non troppo fantasioso, ma non mi riusciva di trovare nulla di meglio.
      Grazie del passaggio. Buona giornata 🙂

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