A scatola chiusa


E’ parecchio tempo che non scrivo nulla, ma non mi sento come se dovessi giustificare qualcosa a qualcuno. Nemmeno a me stessa. Cerco solo di fare il punto su questa mia piccola casa web che ho sempre amato e che ultimamente ho lasciato in abbandono quasi assoluto. Sono stata poco presente ma non riesco a sentirmi in colpa. L’equazione è piuttosto semplice: il blog può aspettare, la vita no. Oddio potrei aver vissuto e scritto allo stesso tempo. Magari sarebbe stata la prima volta da quando sto qui in cui avrei avuto qualcosa di interessante da dire. Ma ad essere multitasking non sono per nulla abituata. Il mio cervello è in grado di gestire una sola questione alla volta. E, molto più banalmente, quando sto bene non mi sento portata a riflettere sul mio stato d’animo. Tendo semplicemente a viverlo, ben consapevole che i momenti belli si dileguano con una velocità incredibile, per cui vanno afferrati con decisione e tenuti stretti il più a lungo possibile. Sapevo che la vita se ne sarebbe andata presto e sarebbe tornata la sopravvivenza. Per cui mi sono buttata con quello spirito un po’ scettico e un po’ entusiasta di chi da tempo ci ha perso l’abitudine. Lo stesso con cui da bambina salivo su quelle giostre del luna park che mi incuriosivano, pur sembrandomi un po’ pericolose. Per metà con timore di vomitare e per la restante parte con la curiosità di sperimentare. Che poi, in fin dei conti, vivere non è chissà qual grande esperienza. E’ come andare in bicicletta. Stancante, nonostante dia una certa soddisfazione. E, come con la bici, pensi sempre di esserti dimenticato come si fa, inizi con l’ansia del principiante assoluto e, non senza un certo stupore, ti rendi conto che ce la puoi fare. Prendi confidenza e magari non vorresti smettere più. Con il Latitante, che è stata la fonte del mio ritorno a vivere, mi è successo qualcosa di simile. E’ iniziato tutto con l’ansia e con una salita considerevole da affrontare. Ma è finita bene. Non nel senso che ci siamo lasciati. Con una penosa e testarda lentezza, ci siamo ritrovati. Almeno spero. Non sono in grado di analizzare con precisione gli eventi di questo percorso. Il mio metabolismo emotivo è assolutamente lento. Magari ne scriverò tra un mese, o forse tra un anno. Più probabilmente mai. O mi limiterò a staccare la testa a qualche episodio specifico infilandolo in un flusso di pensieri con cui probabilmente non ha nulla a che vedere. In ogni caso è troppo presto per giocare al consuntivo. Le somme è sempre meglio tirarle con il senno di poi. E il poi è troppo fresco per poter dire alcunché di vero e definitivo. In ogni caso lui mi manca. Credo sia la prima volta che lo scrivo. E immagino sia profondamente contraddittorio con quanto affermato fin qui. Potrei appellarmi a qualche disturbo della personalità. Ma preferisco arrogarmi il diritto di cambiare idea. E di rifarlo altre mille milioni di volte e su mille milioni di cose e persone. In base al tempo, all’umore, al colore degli abiti che indosso. Ho passato il weekend cercando di sistemare il casino immondo che la nostra convivenza aveva generato. Adesso è tutto lindo e preciso come è sempre stato. Ogni oggetto è tornato al suo posto. E non dovrò perdere le ore per recuperare un paio di slip emigrato illegalmente in chissà quale improbabile armadio. Potrebbe essere perfetto. Eppure c’è qualcosa che manca. C’è tutto che manca. Le tazze che partivano dalla cucina per andarsi ad appollaiare mezze vuote sul davanzale della finestra del balcone. Gli scatoloni di ogni genere forma e dimensione che erano ormai diventati parte integrante del nostro arredamento. I cavi di pc, cellulari e dischi esterni che mi sbucavano d’improvviso tra i piedi come serpenti. Il tempo che correva troppo per consentirmi di comprimere tutto il da farsi in una misera giornata di sole ventiquattro ore. E soprattutto non mi torna che tutto sia di nuovo così pieno di silenzio. E che il Latitante non sia semplicemente uscito a comprarsi le sigarette. Mi ci è voluto un mese per abituarmi a lui, a tutti i rovesci della medaglia della sua presenza. E un ulteriore mese per fare di quel nuovo stato delle cose la mia normalità. Adesso è come ricominciare tutto da capo. Per me e per noi. Come aver giocato la carta sbagliata e aver perso la partita. E cercare la rivincita significa raccogliere un sacco di macerie e provare di nuovo a costruire qualcosa. Con il nostro rapporto potremmo avercela fatta, ma con la nostra vita di sicuro no. Si riparte da zero con obiettivi e percorsi totalmente stravolti, rispetto a ciò che, negli ultimi tre anni, avevamo creduto fosse giusto per noi. E il ribaltamento delle prospettive significa che questa volta dovremo lavorare nel senso inverso. Soprattutto io. Stavolta è il mio turno per provare il salto. Ed è d’obbligo che ce la faccia perché non esistono altre possibilità per dare qualcosa di concreto alla nostra relazione. I tempi si sono di nuovo dilatati, per l’ennesima volta un oceano di giorni ci separa e in questo tempo dovrò cercare di realizzare qualcosa che mi possa portare in futuro e stravolgere totalmente la mia vita. Mi manca il Latitante e sono di nuovo al punto di partenza. Mi preparo ad affrontare di nuovo la vita. Ma questa volta potrebbe essere qualcosa di molto più ignoto di tutto ciò che ho visto finora. Mi sento vagamente terrorizzata e altrettanto vagamente affascinata. E mi sembra che, per l’ennesima volta, tutto sfugga dalle mie mani, colando come acqua attraverso le dita. Perché come sempre sarà il tempo e tutto ciò che esso porterà a definire il senso di una direzione che resta l’unica percorribile. Il futuro lo si compra a scatola chiusa, sapendo dove si vuole arrivare, ma ignari degli ostacoli che il cammino ci regalerà generosamente.

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9 risposte a "A scatola chiusa"

  1. Bentornata : ) a me piace tanto leggerti! Però sono ancora più contento del fatto che la situazione si sia più o meno risolta, e poi mi ricordo che già una volta avevi scritto di non sentire il bisogno di scrivere quando stavi bene, per cui non ero preoccupato del tuo silenzio : ) Certo c’è più coraggio e pazienza nel recuperare i fili di una relazione, specie di una convivenza, piuttosto che nel lasciarla andare. E’ qualcosa di ammirevole, anche perché da come ne parli mi sembra che non sia un risalire ostinato contro corrente, ma qualcosa di ragionato e soprattutto rispettoso delle tue prospettive, che non per questo devono affievolirsi!

    1. Grazie per il bentornata. Spero di continuare a scrivere ma credo che lo farò. Ho passato un buon periodo, sono riuscita a riprendere le redini di una relazione che non stava andando da nessuna parte, ma, sul lato pratico, le cose non sono andate come speravamo e adesso sono al punto di partenza, ovvero nello stato perfetto per aggiornare il mio blog con più frequenza.
      Perciò ci ribeccheremo su queste frequenze, anche se io non ho mai smesso di leggerti.
      Buona giornata 🙂

      1. Ah bene! Guarda lo so che sembrano cose scontate, trite e ritrite, ma la forza e il coraggio le trovi dentro di te. Ti serve soltanto quel qualcosa che le faccia scattare! Per me è stato scoprire che si era messo insieme a un’altra il giorno in cui avremmo fatto un anno e mezzo. Ho pianto per un’ora con il panico che mi soffocava, dopo di che mi è partita l’incazzatura che ha fatto spuntare la forza e il coraggio 😉 ce la farai anche tu, ne sono certa!

        1. Mi dispiace per quello che ti è successo. Nel mio caso l’amore c’entra in modo piuttosto relativo, al punto in cui siamo arrivati. Si tratterebbe di un capovolgimento totale della mia vita e non so se ce la farò. Ma cerco di essere ottimista e di farmi coraggio. Mi resta comunque ancora parecchio tempo: spero che questo mi aiuti a capire bene cosa voglio e cosa sono disposta a fare.
          Grazie per l’incoraggiamento

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