Titoli utili per post inutili: volevo scrivere che il mio blog forse è fuori dalle indicizzazioni e che sicuramente sarebbe meglio così, ma mi sono dimenticata di farlo


Durante gli ultimi giorni alcune vicissitudini personali, legate al mio rapporto con il Latitante ed ai rischi aggiuntivi generati da una convivenza piuttosto carente di spazi privati, e di spazi in assoluto, mi hanno portata a fare un po’ di modifiche alla mia abitazione virtuale. Del resto è primavera, tempo di cantieri edili, ristrutturazioni messe su all’ultimo minuto. Come la mia. Figlia di un colpo che mi ha fatto perdere una decina di anni di vita. Morirò giovane e sarà colpa del web e di centinaia di altre cose che ultimamente mi fanno saltare i nervi con la stessa frequenza con cui mi accendo una sigaretta. E io sono una fumatrice molto incallita. Anche se “molto” è pleonastico. Anche se “incallita” mi fa pensare alla strega cattiva delle fiabe. Brutta, gobba, secca, itterica e con volto grinzoso. Del resto, non mi sembrerebbe poi tanto strano se finissi così. Solo che succederà molto prima che io arrivi alla legittima età della rottamazione. In ogni caso, ero certa che il Latitante avrebbe beccato il mio blog e mi sono messa a smanettare come se non ci fosse domani. E non ci sarebbe stato domani se avesse letto i miei sfoghi su di lui. Non che non me ne sarei fatta una ragione. Ricordo vagamente che era il giorno della Maratona di Boston. O del terremoto in Iran. O più probabilmente entrambe le cose sono successe nella stessa giornata. E i conti tornano. Posso essere egoista? Non ci ho capito nulla e quando ho realizzato cos’era successo non sono riuscita ad interiorizzare. O meglio, non l’ho fatto. E questo processo dovrebbe essere assolutamente istintivo. A me non importava. Non mi riguardava. La verità è che ultimamente può crollare tutto quanto intorno a me. Basta che non sia io a finirci sotto. Ho perso la compassione per l’umanità che soffre e muore. Ho perso anche la maschera giusta per la finzione perfetta. Quella nel cui nome si mette su la faccia straziata d’ordinanza. Ma le maschere sono pur sempre cartapesta. L’interpretazione è fondamentale. Altrimenti si pecca di settorializzazione. Perché anche nella morte ci dicono che esistono i “buoni” e “cattivi”. E si finisce col crederci. Quando magari erano tutti poveri cristi, in qualsiasi parte del globo fosse loro capitata la sventura di nascere. La verità è che è la nostra vita contro quella degli altri, di chiunque altro. Per istinto. Sempre. Ma ci hanno insegnato che conviene stare uniti, nel branco. E fingersi sconvolti. Ma solo in determinate circostanze. Sarà lo spazio che i telegiornali dedicano agli avvenimenti del mondo a dirci quando. E io devo essermi giocata tutte le carte della contrizione. Reale o fittizia che fosse. Forse dipende dal fatto che non guardo la tv. Sono diventata una stronza priva di interesse per i miei simili. Non pretendo di essere migliore. Sono stanca di fingere. Sono nata stanca. E con pessime capacità attoriali. E non sono mai stata troppo brava a maneggiare gli atteggiamenti di convenienza, a consumare frasi già consunte ed inarcare le sopracciglia per simulare sconcerto.
Comunque non era questo che volevo scrivere. In effetti mi capita raramente di buttar giù qualche riga secondo le mie iniziali intenzioni. Ammesso che ne abbia. Se c’è una cosa che mi riesce alla perfezione è perdermi nella mia testa, lasciandomi alle spalle il senso di ciò che volevo dire. Dimenticando completamente il mio pensiero iniziale, in favore di qualcosa di totalmente estraneo. Non sarebbe poi così tragico se la deriva cerebrale si attenesse alla scrittura. Ma purtroppo spopola nella vita, creando un’anarchia pericolosa. La stessa che ha messo a rischio la mia posizione “sotto copertura”. Comunque è filato tutto liscio. Almeno pare. Riformulo. Dev’essere così. Conoscendo il Latitante, so che non saprebbe fingere di non aver letto nulla. In questo siamo identici. Ed è la prima volta in mesi che mi ricordo di avere qualcosa in comune con lui. Un tempo ero certa che fossimo simili in tutto. Che non fossero necessari confini tra noi. Che tutto fosse condivisibile, anche il più intimo dei segreti. E adesso che tento con ogni stratagemma di riconquistarmi il mio spazio fisico e psichico, mi rivedo come una quindicenne al primo amore. Ma non avevo quindici anni. E non era il mio primo amore. O presunto tale. Il che significa che sono terribilmente recidiva. E nella web fuga sconto una parte del mio peccato di non saper apprendere dai miei errori. Così ho dovuto cambiare nick. Ma non stavo dentro la vasca da bagno, luogo delle mie migliori intuizioni. Perciò sono stata sul banale. l’usato sicuro. Almeno spero che lo sia. Invece per i morti di Boston e per quelli del terremoto le speranze sono finite. In fondo poteva capitarmi di peggio…

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9 risposte a "Titoli utili per post inutili: volevo scrivere che il mio blog forse è fuori dalle indicizzazioni e che sicuramente sarebbe meglio così, ma mi sono dimenticata di farlo"

  1. Mi hai fatto prendere un colpo! Faccio per entrare nel tuo vecchio link e mi compare una scritta tipo ‘L’autore ha cancellato bla bla’
    Ci sono rimasta m-a-l-i-s-s-i-m-o. Per non dire peggio. Poi ho pensato nooooooo, non ci credo.
    Ed ho fatto bene a non crederci, dopo attenta ricerca eccoti qua 🙂
    Evviva
    Greta

    1. Non me ne sono andata. Sai com’è: mi sono vista costretta a fare un pò di restyling primaverile ma per ora vi tocca continuare a sopportare le mie follie.
      Sono felice che tu mi abbia ritrovata.
      Buona giornata 🙂

    1. Io mi leggo e penso che sono pazza. O meglio non mi rileggo mai. Ma se lo facessi credo che la sensazione sarebbe quella.
      Mi fa piacere che tu sia passato di qui. Ti leggo spesso e mi sento coinvolta da quello che scrivi. E’ un dono saper coinvolgere chi legge

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