Un letto, un armadio semivuoto e quattro pareti di transitoria fortuna

Il televisore. Quell’enorme soprammobile la cui profondità decresce con il progredire delle tecnologie, le quali, in compenso, ne fanno proporzionalmente aumentare le dimensioni dello schermo, migliorare qualità dell’immagine e del suono e lievitare opzioni di utilizzo.
Perché non esistono televisori bianchi? L’accumulo della polvere sarebbe stato meno evidente. E gli acari avrebbero potuto depositarvisi indisturbati senza che nessuno avesse alcunché da opinare circa le loro opzioni di fissa dimora.
Che poi io un simile ingombro nemmeno lo volevo. Ero pronta a fare la guerra all’Agenzia delle Entrate (con la quale oggi sono in lotta lavorativa per tutt’altre ragioni), la quale, non appena fissai la mia residenza nel mio attuale appartamento, iniziò a minacciarmi circa di pagamento della tassa di possesso. I miei genitori, non capendo le mie questioni di principio, pensarono di regalarmene uno per sanare il mio conflitto con le istituzioni. E mi rassegnai pagare il pizzo nazionale. Forse perché non sono una lottatrice, anzi è conclamato che non lo sia.
Raramente lo accendo. Di solito nei pomeriggi in cui intrattengo rapporti compromettenti con l’asse da stiro. A titolo consolatorio. Come se nella vita ci fosse di peggio che fare la brava massaia. E c’è. Va tutto in onda sui canali dopo il nove. Dovrei avere imparato che delle emittenti a doppia cifra non c’è da fidarsi. Ma le altre andrebbero riprogrammate ogni volta. Sembra che lo scarso utilizzo le faccia nere dall’offesa.
Comunque da dieci in su va in onda il delirio in cui l’umanità sta piombando. Si può scegliere tra un flash back alla Wanna Marchi in cui qualche meno famosa imbonitrice si rompe l’ugola per propinarvi un miracoloso strumento per purificare l’acqua del rubinetto e renderla potabile. Certo, vi costerà un occhio dalla testa, ma entro mille anni avrete recuperato la spesa dell’acquisto, in termini di costi non sostenuti per comprare l’acqua al supermercato. Oppure potreste farvi quattro risate il compagnia del politicante locale, che non solo vi restituirà l’IMU (in cambio del voto, ma questo resta sottinteso, mai affermato) ma anche l’ICI, la TARSU, la TARES, le trattenute stipendiali, le spese sostenute per il funerale di vostra nonna nel 1982 e qualsiasi tassa, tributo o balzello abbiate mai pagato o si profili dobbiate pagare. O, se volete stare sull’usato sicuro, c’è sempre qualche programma calcistico, in cui gli invitati sembrano non sapere cosa sia un rigore, ma ci perdono il fegato nel dimostrare che l’arbitro ingiustamente non l’ha concesso.
La palma d’oro delle mie preferenze va in ogni caso ed in modo incondizionato a quelle trasmissioni stile “Un giorno in Pretura” reloaded, dove si rimesta il pentolone di un omicidio irrisolto. La vittima è prevedibilmente una giovane donna. Si sospetta del marito, dei vicini di casa, della sorella, dell’amante, dell’amante della sorella e persino di te, caro telespettatore. Sei sicuro di avere un alibi che regga?
E quando spengo, dopo l’ennesima madornalità buttata lì a caso dal Carabiniere Capo della Stazione di Sansalamadonna, mi sento pervasa da un leggero senso di angoscia. E’ come se tutti questi personaggi, che, nel maxischermo, appaiono grandi quanto me, avessero scavalcato agilmente la cornice ed invadessero le mie residenze.
Per questo, non potendo liberamente scegliere di buttare tutto dalla finestra, preferisco l’inerzia del televisore all’invadente e folle ipocrisia della televisione, dove le cose più allucinanti vengono spacciate, al prezzo modico del canone annuo, per lucenti ed importantissime verità ed indiscutibili bisogni da soddisfare.
Certo anche così le mie speranze minimaliste sono andate a farsi fottere. E il televisore è stato solo l’inizio. Ho sempre sognato di vivere come una terrorista in fuga con un letto ed un armadio quasi vuoto, tra quattro mura di provvisoria fortuna. Bianche anche loro. Spoglie di tutte quelle suppellettili variamente trash, etniche, di tendenza o altro che impediscono all’occhio di posarsi sul nulla ed immaginarvi impressa ogni cosa o di vagare sulle crepe che il tempo necessariamente porterà, contemplando il colore ormai non più così candido, senza nessun ostacolo al vuoto cerebrale.
Invece le cose sono andate diversamente. E dopo il televisore sono arrivate, per gentile imposizione altrui, maschere africane, statuette giapponesi, pannelli murali di provenienza ignota e molto altro giungerà ancora. Mi resta solo il soffitto, ogni altra cosa mi soffoca, mi invade come un esercito nemico.
Vorrei sentire l’eco degli spazi sgombri, da riempire di passi, musica, parole e respiri, di cose che passano con una scia leggera e poi si perdono, lasciando posto a ciò che nel tempo verrà. Ai ritorni ed agli opposti. All’infinito delle possibilità che l’animo umano, mutando il continuazione, esprime, evolve e sopprime. Oppure banalmente dimentica.
Io che non mi riconosco in nessun luogo, avrei voluto avere una fessura in questo mondo che rispecchiasse chi sono. Qui o ovunque. Uno spazio aperto e disposto ad accogliere il transito del mio dolore, della mia felicità, della stanchezza, della speranza e dell’oblio. Senza nulla costringere, trattenere, avvinghiare o deformare. Ma mi manca il coraggio dei “no”, dell’indipendenza dalle cortesie altrui che è cattiva, ma salva.
E non esiste un luogo dove tutto fluisca secondo la sua natura e la mia. Esiste l’anima, ma io non sono anima e ho ancora bisogno di sentire tra le dita e di riempirmi gli occhi di qualcosa di famigliarmente mio, per quanto assurdo per chiunque altro.

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14 risposte a "Un letto, un armadio semivuoto e quattro pareti di transitoria fortuna"

  1. Sei sempre in tempo per fare spazio in casa tua e/o dentro di te, provando a buttare dalla finestra (o dare via) tutto quello che ti appesantisce il cuore.
    Ti abbraccio
    Greta
    Ps: non guardo la tv da ormai più di cinque anni e non ne ho mai sentito la mancanza!

    1. Vorrei fare un pò di posto in più per me stessa, ma tante delle cose che occupano i miei spazi vitali mi sono state regalate e temo che buttandole via offenderei chi me le ha regalate, nonostante si tratti di regali che avevo espressamente detto di non volere.
      Proverò a liberare spazio dentro di me. E’ tutto quello che posso fare adesso.
      Un abbraccio a te
      Buon pomeriggio 🙂

  2. Vedrai che troverai questo luogo dell’anima! Anch’io ho sempre detestato riempire le mie stanze immaginarie di cose, però senza cose o persone o esperienze non resta che un’anima nuda, e spesso l’anima nuda si incattivisce. Però ho sempre diffidato a circondarmi da cose, anzi a dir la verità sono sempre stato un’iconoclasta. Non ci avevo mai pensato al televisore bianco, ma hai troppo ragione riguardo la polvere!!
    Penso che gli unici programmi che guardo in tv siano rai news e otto e mezzo : )

    1. L’anima si nutre di esperienze e dell’interazione con altre persone, ma la mia dimensione fisica, il mio corpo, i miei occhi, hanno bisogno di un equilibrio che trovi riscontro nello spazio e a me adesso manca spazio e ne soffro.
      Nemmeno io sono legata agli oggetti, a volte mi sento legata ai loro significati, ma questo va oltre l’avere qualcosa tra le mani o su uno scaffale.
      Grazie del passaggio e della tua lettura 🙂

    1. Volevo scrivere qualcosa di mononeuronico, o meglio, volevo scrivere e basta.
      E si vede che non sono molto stabile ultimamente, perchè il cambio di registro è evidente.
      Comunque anche io preferisco quella parte, la sento più mia.
      Grazie della lettura 🙂

  3. se non avessi sky, con qualche film qualche serial tv e gambero rosso channel (ebbene sì sono un addicted da cucina televisiva) la tv potrei davvero regalarla…
    certo è che sempre, comunque ogni serata passata davanti al televisore è una serata in cui non si è riusciti a trovare qualcosa di più piacevole da fare in buona compagnia…
    purtroppo sono sempre molto frequenti, troppo!

    1. In effetti immagino che per molte persone la tv sia un ripiego per i momenti in cui non si ha nulla di meglio da fare.
      Io preferisco leggere o guardare un film quando ho dei momenti vuoti.
      Se accendessi la tv credo che finirei con l’impiccarmi per la noia.

      1. Leggere sicuro. I film in effetti al cinema sono decisamente meglio. Ma ogni tanto cedo anche alla tv. Certo mai osato accostarmi a reality o qualsivoglia trasmissione. Eccetto crozza nel paese delle meraviglie che adoro

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