Il vero amore gira a mano armata (Escape from Babylon/Liberi dopo la caduta)

Sto per infilarmi nella vasca da bagno quando squilla il cellulare. Ogni volta che succede mi stupisco di essere così borghese da possederne uno. Mi rattrista l’essermi svenduta al consumismo imperante. O alle lamentele della genitrix maxima che crede che sapere dove sono e cosa faccio possa salvarmi dalla morte nunc et semper. Bastasse così poco ne avrei una rivendita di telefonini.
A sorpresa però scopro dal display che non è lei a chiamarmi. L’usura del tempo ha fatto perdere allo schermo la voglia di illuminarsi alle chiamate in arrivo, ma il mio occhio ben allenato mi permette di scorgervi sopra la parola LEX. LEX come L-e-x. Ossia l’ex. Non è una questione di primati sentimentali. Semplicemente si tratta del riconoscimento del diritto all’abbreviazione, legittimamente spettante a tutti coloro il cui nome totalizzi più di tre lettere.
Io e Lex ci siamo frequentati ai bei tempi di Babilonia, prima che la torre crollasse e fossimo costretti a fuggire per evitare di beccarci in testa le macerie cariche morigeratezza cristiana. All’epoca Lex era un uomo dal cazzo illuminato dai principi dell’egalitarismo tout court, quello che io chiamo comunismo sessuale e che risponde al concetto di “una botta a ciascuna non fa torto a nessuna”. Lui ha sempre nutrito un leggero disprezzo per me perché alle sue teorizzazioni sullo spaccio legalizzato dell’“amore” preferivo l’esempio del pollaio, dove il gallo è uno solo e le galline molte. E queste ultime, presto o tardi, s’ammazzano tra loro. O finiscono nella pentola di qualcun altro.
E’ passato molto tempo dai giorni felici della nostra dissolutezza giovanile, ma, nella mia stupida fissazione del voler conservare ogni cosa, custodisco ancora il suo numero di cellulare. Sta tra quello della tizia che mi dava ripetizioni di chimica e quello dell’insegnante di catechismo della cresima. Non si butta via nulla. Sai mai che nella vita mi possa tornare utile sapere al volo la legge dell’azione di massa o il terzo mistero doloroso. Mi sento più tranquilla se so di poter contare sul famoso “aiuto da casa”. E mi tengo sempre aperta la maggior quantità e qualità di opzioni possibile.
Di Lex tuttavia non saprei proprio che farmene. Credo che neanche lui sappia che farsene di me e non conosco il motivo per cui abbia ancora il mio numero. Forse ci assomigliamo più di quanto pensi. E questo mi inquieta. Ma abbiamo chiuso in pari e senza alcun tipo di rancore. Il che deve dipendere dal fatto che io, ai tempi di Babilonia, ero innamorata del Violinista. Costui non doveva aver mai visto un violino in vita sua, se non quello di prosciutto, ma aveva delle belle mani, che gli erano valse il nome, e il fascino tetro di un personaggio improbabile, che gli garantì la mia incondizionata ed incorrisposta devozione. Eppure l’amore ha sempre un perché. E’ lui che ci salva. O che salva qualcosa per noi. A me ha salvato Lex. Con il quale l’amore mi ha fatto cadere in piedi e con tutte le ossa intatte. Perciò ogni tanto ci sentiamo.
Sarebbe splendido farsi una chiacchierata con l’unica persona al mondo con cui il tempo della depravazione postadolescenziale sembra destinato a non finire mai. E’ come tornare ventenne. O meglio, come se da allora non fosse passato nemmeno un giorno.
Dico “sarebbe” perché per detrarre le forme ipotetiche dovrei essere capace di sorvolare sul suo tempismo terrorista con il quale riesce a sabotare la mia vita nei momenti meno opportuni, cavandosela candidamente con uno “Scusa ma dobbiamo parlare”. E dovrei anche glissare sulle sue convinzioni malsane di avere urgente bisogno di me mentre si trova in qualche sperduto aeroporto del Manitoba in attesa del decollo di un volo posticipato da una tempesta di neve. Non che io sappia dove sia esattamente il Manitoba. Ma so che per la parola “Ciao” mi deruba di 5 euro di credito telefonico. E questa consapevolezza mette fine ad ogni mio eventuale desiderio di rispolverare l’atlante e farmi una cultura geografica.
Stante il tempismo infelice e le peregrinazioni di Lex in giro per il mondo, ogni nostra conversazione inizia bypassando i convenevoli, con la mia immediata richiesta di poterlo richiamare, a patto che non stia in un night club sugli anelli di Saturno.
“Eca, sono giù al Macello e dobbiamo parlare adesso, anche perché tu non hai ancora scoperto che il cellulare le chiamate le fa, oltre che riceverle, e non ti faresti più sentire, se non tra dieci anni, quando il tuo catorcio, cadendo a terra, si deciderà a comporre anarchicamente il mio numero”
“Che cazzo dici? Mi riassumi?”
“Sì: parliamo adesso. Se vuoi mi raggiungi”
“Non intricare il discorso ché già faccio fatica. L’unica cosa intendo raggiungere ora è la vasca da bagno”
“Allora vengo io lì: ti parlo stando fuori dalla porta del bagno”
“Non ho niente da dichiarare e, volendo, nemmeno nulla da nascondere”
“Neanche quella farfalla che ti sei tatuata sul monte di venere?”
“E’ una mantide”
“E’ uno schifo”
“Perfetto. Ci siamo detti tutto, mi pare”
“No ascolta. Ho ricevuto un invito”
“Non sono stata io a spedirtelo. Guarda sulla busta: ci dev’essere il nome del colpevole”
“E’ di Bel. Te la ricordi?”
“Più o meno. Non starai ancora cercando di schiuderle il Triangolo delle Bermuda?”
“No è una causa persa. E’ che vuole che sia il suo testimone di nozze”
“’Sta grande puttana non mi ha nemmeno invitata”
“Ma tu lo sapevi?”
“No, ma se la legge del signore non mente è ora che metta la propria progenie al servizio di dio”
“E se fosse un affare post-riproduttivo?”
“Dio chiuderà un occhio, ma, conoscendo il tipo, non dovrebbe essere nemmeno postcoitale”
“E io che faccio?”
“Compra un bel vestito e vacci”
“Io?”
“No io. E ricorda di non essere te stesso per nessuna ragione al mondo”
“Non posso non essere me”
“Immaginavo. Senti, mandale una mail. Dille che sei bloccato in Uzbekistan da una rivolta civile e che le auguri ogni felicità”
“La stronza non ne avrà”
Non ho mai creduto che Lex avesse doti divinatorie. Non prima di questa conversazione, per lo meno.
Ma alcune settimane dopo esplose il gossip sul fatto che il matrimonio fosse stato cancellato in fretta e furia. Ma, poiché sono fuori dal tunnel della mondanità, non riuscii a sapere null’altro.
Perciò decisi che era giunto il momento di dare una sistemata alla mia folta criniera e mi recai da Ris, la rossa e tonda parrucchiera di tutte le teste coronate e scapigliate della città. Poiché facevo parte della seconda categoria, mi fu facile prenotare una sessione completa senza dare nell’occhio. Il martirio comprendeva colpi di sole, tinta e taglio.
Fu estenuante e ne uscii non sapendo bene chi ero, ragione per la quale, tornata a casa, decisi di coprire tutti gli specchi, finché la mia chioma non fosse tornata al suo stato di originaria devastazione.
Ma il risultato fu soddisfacente sul piano “sociologico”. Acquisii tutti i dettagli sull’interruzione volontaria della gravidanza matrimoniale. Illegale, peraltro, visto che pare che la gestazione fosse in corso da un numero imprecisato di anni.
La questione in realtà si rivelò piuttosto banale. Il promesso sposo, tale Piercarlo, dopo anni di penitenze e di torture psicofisiche autoinflitte allo scopo di piacere a Bel ed alla di lei esigentissima madre, sembrava aver messo in atto il suicidio nuziale, facendosi trovare a letto con Semiramis, che tutta donna non era, nonostante facesse del suo meglio. Per lei i tempi d’oro di Babilonia non sono mai finiti e ancora oggi devolve sé stessa alla vendita del meretricio a prezzi modici, riscuotendo più successo di quanto i suoi clienti siano disposti ad ammettere.
A fare la peccaminosa scoperta fu proprio la madre di Bel. Da qui in poi la narrazione si fa fumosa, il gossip acconciatoriale sfocia nelle più assurde supposizioni che non vale la pena di riportare. Si parlerebbe di tentativi di omicidio-suicidio a carico dell’intera famiglia, gatto incluso. E tutto sfuma nella leggenda, una di quelle che racconteranno ai nipoti dei nostri nipoti.
Tornai al Macello a cercare Lex. Avremmo potuto farci due risate insieme bevendo una birra ghiacciata, cortesia delle celle di congelamento carne. Ma mi fu riferito che stava rumorosamente possedendo una ragazza nel retro del locale, motivo per cui la musica era stata sparata a tutto volume.
I bassi mi pulsavano nello stomaco, stavo per vomitare, ma in un lampo di lucidità riuscii a mandargli un messaggio. “Visto che non ti sei assicurato prima se fosse maggiorenne, cerca di assicurarti dopo che creda che le ciò che le hai spacciato fosse puro amore miscela arabica 100%”.
E me ne andai.

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2 risposte a "Il vero amore gira a mano armata (Escape from Babylon/Liberi dopo la caduta)"

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