Cucina politica (Qui lo dico e qui lo nego, ma, volendo, lo ribadisco anche)

Parlare di politica non è nel mio stile e nemmeno nelle mie competenze, visto che la materia non mi ha mai minimamente coinvolta e che la mia formazione d’ambito non è troppo radicata. A sedici anni la mia massima opinione in merito era che tutti ci avrebbero fregati con le loro belle parole e promesse altisonanti. Perciò, invece che alle manifestazioni, andavo al lago a prendere il sole e la gente mi guardava storcendo il naso di fronte al mio menefreghismo e qualunquismo.
Oggi, quasi vent’anni dopo, la mia percezione dell’argomento è rimasta immutata. La sola differenza è che le persone sospirano e convengono che la mia idea non è poi così tanto assurda. Se io non sono cambiata, ed è così, ne deduco che sia cambiato il mondo. E in peggio. Ci hanno tolto persino la speranza.
Nel mio pessimismo genetico, è come se l’avessi sempre saputo che saremmo andati a puttane. Per cui, in virtù della mia preveggenza dei tempi attuali, credo di potermi permettere una piccola innocua considerazione.
Facciamo una premessa (io sono la regina delle premesse ma questa sarà breve). Non sto seguendo trasmissioni politiche in cui questo o quell’altro candidato propongono programmi politici infarciti di chimeriche cazzate. Ma purtroppo esistono le interruzioni pubblicitarie.
E proprio oggi, mentre preparavo un dolce e ascoltavo musica su YouTube, esattamente nel punto in cui mi trovavo ad essere troppo incasinata per potermi avvalere della santa funzione “skip/fwd”, passano uno spot sulle elezioni regionali.
Ora, che dovessi sorbirmi elucubrazioni pubblicitarie d’intermezzo tra un pezzo e l’altro lo sapevo. E passi lo spot sulla disinfezione dei capi d’abbigliamento dei neonati e quella sul coaching, peraltro lunghissima e totalmente priva del focus diretto ed immediato che i messaggi pubblicitari dovrebbero avere. Ma questa balla preelettorale stratosferica, trans intergalattica (non vuol dire nulla ma, proprio per questo, è terribilmente in tema), più oscena del Bauhaus mischiato al Barocco, mi si conficca sullo stomaco nemmeno si trattasse di un chilo di peperonata con abbondanti contributi di cipolla.
Non so quale parte politica abbia ideato una simile presa per il culo, credo dovesse esserci qualche simbolo sullo schermo, ma io non stavo là davanti a contemplare. Ma il “chi” è del tutto irrilevante. E’ il “cosa” piuttosto che mi fa pensare che i politici italiani siano fermamente convinti che l’elettorato sia una banda di coglioni decerebrati che si beve tutto, ma proprio tutto, quello che loro cercano di propinare.
E passi che l’hanno sempre fatto, ma anche l’indecenza ha un limite e qui è stato abbondantemente superato. Passi anche che non tutti gli italiani, la sottoscritta inclusa, sono molto attenti alle finezze politiche. Ma quando il disastro di questo paese ti entra in casa senza chiedere permesso (e senza usare la vaselina), in forma di tasse, imposte, disoccupazione e stipendi che non bastano nemmeno alla soddisfazione delle fondamentali esigenze di vita, allora il problema ti si pone. Che tu lo voglia o no. E inizi a guardarti intorno. E serve davvero poco per capire che la campagna elettorale è proprio come quella barzelletta in cui il Sig. B. si trova a dover scegliere tra il paradiso e l’inferno. Basta la quinta elementare per capirlo.
Per cui mi sento vagamente insultata da un messaggio pubblicitario in cui si afferma che la regione in cui vivo sarebbe paragonabile alla Svizzera per i suoi livelli di efficienza e di organizzazione. Perché io ne conosco tanta di gente che, nata e cresciuta proprio qui, è poi emigrata in quel paese, acquisendo una certa conoscenza di entrambe le realtà. E, per quanto costoro ci terrebbero a salvare le proprie origini, non mi pare che siano in grado di spezzare una lancia a nostro favore, quantomeno in termini di buona gestione e funzionalità.
Sempre secondo la pubblicità incriminata, le tasse pagate dai cittadini di questa regione mantengono il sessanta per cento dell’intero paese. Il che mi fa pensare che i nostri problemi economici derivino dalla disgraziata circostanza che siamo gli unici fessi a farci succhiare il sangue dal fisco mentre il fatto che avessimo un Consiglio Regionale che ha mangiato tanto da dover essere mandato a casa in anticipo e a calci in culo, non incide per nulla sulle nostre problematiche economiche.
Ah, e poi avremmo un sistema sanitario assolutamente organizzato, tant’è vero che, se fino ad un anno fa i malati cronici non erano soggetti ad alcun pagamento per le prestazioni mediche legate alla loro patologia, oggi si vedono tenuti a contribuire in crescente percentuale ai costi di esami e farmaci il cui prezzo è uno sproposito.
E, dulcis in fundo, le nostre amministrazioni locali, nonostante i vincoli posti dalla Finanziaria, sarebbero ancora in grado di creare per la popolazione costanti opportunità di sviluppo e di crescita.
E qui mi devo essere persa qualche pezzo perché io in un ente locale ci lavoro e, vedendo che siamo costretti a contarci gli strappi di carta igienica o, meglio ancora, a portarcela da casa, mi chiedo da dove sbucheranno i soldi per costruire palestre e piste ciclabili, o, banalmente, passaggi pedonali e marciapiedi. Forse che i consiglieri regionali vogliano contribuire di “propria” tasca?

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7 risposte a "Cucina politica (Qui lo dico e qui lo nego, ma, volendo, lo ribadisco anche)"

  1. @corvobianco. Rispondo, non invitata, alla tua ultima frase, per dire la mia. E lo faccio premettendo la mia ignoranza politica (di cui non vado affatto fiera come 20 anni fa): per uno che si esprime come noi, c’è un altro italiota a cui basta lasciare la possibilità della pizza al sabato sera e la vacanza di una settimana per sedarne la coscienza. Individuale e patriottica. E chiedo scusa per questo termine obsoleto dal sapore nostalgico, che vorrei venisse inteso nel suo più puro significato. Ciao a voi e buona serata

  2. “E’ il “cosa” piuttosto che mi fa pensare che i politici italiani siano fermamente convinti che l’elettorato sia una banda di coglioni decerebrati che si beve tutto, ma proprio tutto, quello che loro cercano di propinare.”
    Purtroppo anch’io la penso così, grazie al lavoro che faccio ho occasione di parlare con molte tipologie di persone, si va dal notaio plurilaureato all’operaio con la quinta elementare e sai cosa hanno il coraggio di venirmi a dire quando parliamo di politica? Che Monti ha salvato l’Italia, a parte fargli notare che stiamo passando il peggior periodo storico dopo il Medioevo e che abbiamo sottoscritto, grazie a supermario, il fiscal compact e il mes che ci faranno sputare sangue e qualsiasi altro liquido un corpo umano contenga per anni e anni, non saprei proprio come definirli diversamente se non una “banda di coglioni” che oltre a essere disinformati si bevono tutto ciò che questa politica marcia e mafiosa gli propina.
    In passato ho pensato che l’unico modo per risalire dal baratro in cui stiamo lentamente ma inesorabilmente precipitando sia una rivoluzione, e pensavo anche che le rivoluzioni si fanno quando più della metà della popolazione non ha più niente da perdere, quando si ha veramente fame, ho dovuto ricredermi alla luce della condizione della Grecia. Ad Atene la gente sta letteralmente chiedendo la carità per sfamarsi, è successo che nelle scuole alcuni bambini sono svenuti per malnutrizione, in molti sono tornati ad abbattere i boschi per scaldarsi con la legna perchè non possono permettersi il riscaldamento autonomo.
    Quindi neanche la fame e le condizioni di degrado riescono a far smuovere un popolo, mi piacerebbe sapere cosa serve per alzare il culo dal divano e fare ciò che avremmo dovuto fare già tanto tempo fa.

    1. Io non ho molta occasione di parlare di politica e, in generale, è un argomento da cui fuggo, vista la mia limitatissima preparazione. Tuttavia mi lascia molto perplessa e sconfortata l’idea che molti italiani possano ancora credere che qualche politico, qualsiasi politico, ci sta salvando. Non capisco come possano. Per me è più facile credere a Babbo Natale che alle promesse elettorali che girano di questi tempi, tanto sono assurde ed infondate, rispetto alla situazione che il nostro paese sta attraversando.
      La disperazione porta solo ad altra disperazione, al suicidio, alla fuga, non ad una rivolta di popolo che possa risollevare un paese. La Grecia, dissanguata e ricattata dal FMI, non è più nemmeno dei Greci, né dei politici, né della gente. Ad Atene la gente fruga nei cassonetti della spazzatura per cercare avanzi di cibo ancora vagamente commestibili. Non pensavo che avrei mai visto nulla del genere in un paese come quello, ma ormai non suscita più nemmeno stupore. E questo per me siignifica che la situazione che il paese attraversa sta togliendo al suo popolo anche la dignità. In Italia per il momento ci scanniamo in famiglia, ma non mi sembra poi così lontana l’ipotesi che, sul lungo termine, le nostre sorti non diventino altrettanto tetre.
      Grazie del commento

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