La falsità che rappresento (Ristabilendo il cinismo di fondo)

You promised me poems. E mi raccontasti di avere scritto una poesia. Per me. Non era il mio genere. Parlava di sbagli. Concetto ribadito ad ogni verso. E io odio le reiterazioni. Ma gli errori e le ripetizioni avevano un loro senso. Il senso del riciclo. E più tardi, nel realizzarlo, lo trovai persino divertente. Mi chiesi quante donne, quante storie, quanti amori. O presunti tali. Ma in fondo la vita è fatta di revisioni, aggiustamenti. Di corsi e ricorsi. E io devo far parte della seconda categoria. Delle questioni “di ritorno”. Erroneamente perché questo treno mi porta a casa da un viaggio senza andata. Quegli amori che sono sempre zoppi. Come si dice dalle tue parti. Quelli riaccessoriati ai mercatini dell’usato. Quelli che indossano qualcosa di usato, di prestato, di vecchio, di nuovo e di blu. Almeno credo. E che si sposano perfettamente col fallimento emotivo. E ne muoiono. Le retrospettive sono sempre facili, penserai. E anche un tantino ingiuste. Questo lo aggiungo io. Tu non useresti mezzi termini. Ma mettiamo da parte quella tragicità teatrale. Ti condono tutti gli abusi edilizi di costruzioni egocentriche su zone erogene. Tu condona i miei. Ristabiliamo quel cinismo di fondo. Che tanto non è mai mancato a nessuno dei due. E se non ne avessi avuto mi saresti stato maestro e generoso elargitore. Mi sento molto ironica sul nostro conto ultimamente. Forse una risata non salverà il mondo. Ma i miei nervi sì. Ammesso che ne abbiano ancora bisogno. Che non sia già passata l’indifferenza a far loro voltare la testa altrove. E comunque una certa leggerezza è pur sempre un buon tentativo. Quello che tu non farai. Tentare. Perché tu, a differenza di me, non vuoi salvarti. Nossignore. Moriremo giovani e ci verrà riconosciuta non si sa più quale gloria postuma… Come vedi, parecchie prospettive si sono ribaltate. Montagne russe, direi. Se non che lo scorrimento è stato molto più lento. Come nelle trasmissioni calcistiche. Dove le azioni gol sospette vengono consumate al rallenty. Da ogni possibile prospettiva ed angolazione. Per individuare i millimetri del fuorigioco. E si ammazzeranno su dieci canali diversi contando quei millimetri. E crocefiggendo l’arbitro. Il tutto a volume cinematografico. For my ears only. Tra noi è stato così. Abbiamo consumato in ripetizioni deleterie ogni istante vissuto. Senza renderci conto che era andato in giudicato. E su queste sentenze inappellabili non avremmo fatto nessuna differenza. E nelle ripetizioni rallentate a cogliere dettagli inutili abbiamo perso i significati. Il cloroformio della memoria conserva ma non rianima. Siamo incastrati nella cataratta che separa un passato consumato dai nostri abusi e un futuro privo di certezze. Che non ho mai voluto, in fondo. Ma immagino che tu sappia che nessun edificio regge senza le fondamenta. E questo non ne ha. Un futuro prefabbricato. E nemmeno tanto bene. Le bugie saranno crepe. Il crollo imminente. La declinazione posticipatrice è d’obbligo. Ma sul procrastinare non ho nulla da insegnarti. Esistono necessità. Ma esiste altrettanto il colpevole saperne fare virtù. Nella stasi del vissuto-sopravvissuto avremmo potuto preparare il terreno, piantare le sementi, innaffiare, curare, proteggere e ricominciare da capo dopo ogni grandinata. Laboriosità in sordina, senza gloria. Ma sarei stata pronta a farlo se tu fossi stato con me. Ma è passato troppo tempo. E hai sabotato ogni tentativo di iniziare da sola nella speranza che tu seguissi. Lo sai quant’è difficile avere un giardino che esplode di vita? Non è un dono del cielo, della fortuna o di misteriose congiunzioni astrali. E’ il frutto di lavoro e fatica. Di speranze coltivate. Non gettate a spaglio in balia del vento, dei corvi, dei “se” e dei “ma”. Dici la stanchezza, le delusioni. Come se vivere avesse consumato solo le tue di ossa. Come se i tuoi mali fossero i più devastanti per l’umanità. Ti rimanderei alle lezioni di mia madre. Sugli tsunami e l’Etiopia, su chi è morto prima di nascere e chi è nato dove sarebbe meglio non metter piede nemmeno per sbaglio. Troppo pragmatismo fa male perché ci ruba quei pochi centimetri quadrati di scena che legittimamente ci spettano. Ma un dosaggio controllato potrebbe farti balenare per la mente che non siamo poi così speciali. Non ci sono leggi di compensazione per cui chi tanto ha perso ancor più ha diritto di ricevere. Non ammetteresti di pensare cose simili, ma le tue azioni lasciano intendere l’opposto. E lo so: non sono nessuno per dirti cosa devi e cosa no. Me lo ricordi tanto spesso che quasi mi diverte remare contro la corrente delle tue affermazioni. Quelle impositive soprattutto. Non perché arriverò da qualche parte. E’ solo per il gusto di… Ché quando la strada non si allunga ma gira in tondo, tanto vale consumare gli scenari a bordo pista. Per quanto non siano accattivanti come l’infinito orizzonte. Tanto in basso sono arrivata. Come una bimba che si impegni nel fare qualcosa proprio perché le è stato vietato. Per quanto sappia che non otterrà nulla. E per quanto poco sia interessante, in fin dei conti. Tirarti i capelli. Un fastidio subito dimenticato. O un turbamento istantaneamente abortito. Questo stiamo diventando l’uno per l’altra. Sono finiti i tempi di silenzi orgogliosi, dei cuori spezzati e delle notti passate a mal trattenere le lacrime. E adesso mi sembra tutto così stupido. Lontano. Infantile. E presuntuoso soprattutto. Quell’idea di essere diversi, migliori, speciali. L’ho passata tante volte. E mi chiedo come sia possibile che la vita non mi abbia insegnato nulla. Che anche con te abbia avuto l’ingenuità di credere che fosse vero. Che io e te avremmo fatto la differenza. Quando l’unica differenza che abbiamo realmente fatto è quella tra la verità e la menzogna. E tu sai quale delle due rappresentiamo.

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12 risposte a "La falsità che rappresento (Ristabilendo il cinismo di fondo)"

  1. La cosa che mi lascia pensare è che tu parli come se non avessi pedine sulla scacchiera, ti limiti a guardare gli altri giocare e nel tempo hai sviluppato questa incredibile capacità di raccontarti proprio perché, secondo me, hai impiegato il tempo che avevi per agire, nell’osservare semplicemente.
    Il tuo sguardo è potente, ma sicuramente sfruttato male. E’ come se perdessi gocce di sangue ad ogni capoverso, e scrivi col pensiero che tanto si riformerà nel tempo.
    Non sprecare la tua vita dove crescono solo arbusti secchi e ortiche di campo, tu hai un giardino tropicale dentro di te, non meriti tutto questo non lo meriti.

    1. Nella vita ci sono momenti in cui è possibile agire ed altri in cui non lo è. Per una serie di particolari circostanze in questo momento posso solo aspettare. Mi servono alcuni riscontri e quando li avrò ottenuti passerò all’azione. Comunque può essere vero che talvolta ho sprecato il tempo dell’agire nell’osservare, ma ho anche fatto l’opposto combinando grossi guai a me stessa.
      Anche se mi riesce malissimo voglio essere ponderata proprio perchè solo così le mie azioni saranno mirate e quindi definitive. A volte ci sono pezzi di passato che ci dobbiamo staccare di dosso ma meglio aspettare e decapitare al momento giusto, piuttosto che strappare a piccoli pezzi facendo male a sè stessi.
      Ho molto apprezzato il tuo commento.
      Grazie della lettura e dell’analisi

  2. Non è solo una questione grammaticale. I tuoi testi sono scorrevolissimi, si leggono tutto d’un fiato, senza un minimo inceppo. Sono coinvolgenti, emozionanti. Traspare un leggero ermetismo, legittimo e comprensibile comunque, dato il minimo livello di riservatezza richiesto nella trattazione di vicende intime.

    p.s: Una nota di tutt’altro argomento. Ho notato nel tuo template che le risposte tendono a comprimersi sul lato destro. Io al posto tuo opereri questa piccola modifica, (dipende dai gusti personali, ovviamente), ovvero, andrei in: “Bacheca” > “Impostazioni” > “Discussione” > Abilitare i commenti nidificati per non più di 3 livelli di profondità.

    Ciao, Tommaso

    1. No dai: non puoi dire che io sia ermetica. Per anni mi hanno rifilato questa definizione ma ora credo di essermene liberata.
      Qui sto mettendo in pubblico praticamente tutta la mia vita. Questo blog, e voi che lo leggete, siete l’amica del cuore che non ho mai avuto: qui mi confesso senza omissione di dettagli, se non quelli che aprirebbero inutili parentesi chilometriche, sviando dall’argomento centrale.
      Non so se posso riuscire a coinvolgere e emozionare, ma anche se così non fosse e la gente leggesse una riga sì e tre no andrebbe lo stesso bene. Darebbe comunque un senso al mio stare qui invece che scrivere un diario privato.
      Perciò grazie che mi leggi: lo apprezzo moltissimo

          1. Pubblica pirla tu ?!? SEI FUORI!! Se la gente si soffermasse semplimente a valutare il tuo stile, la tua forma, senza impegnarsi più di tanto ad analizzare attentamente i profondi e sublimi contenuti della tua prosa, credo che al tuo confronto molti famosi scrittori farebbero bene a darsi alle attività equestri.

            1. Maddai, che carino.
              Però sappi che non riesco a crederci.
              Quando mi rileggo mi trovo quello che ho scritto patetico, totalmente privo di linearità e spesso anche carente nel significato o comunque troppo ridondante.
              Se per forma si intende scrivere in un italiano corretto quello credo di saperlo fare ma dipende esclusivamente dal fatto che alle elementari ho avuto una buona maestra. Quindi sono stata semplicemente fortunata

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