Avevamo detto che non si sarebbe ricaduti nella pornografia…

Estratto da un vecchio racconto di cui la mia versione è stata cestinata per sempre, resta solo qualche riga…

” Ma tu non lasciare che siano loro a spegnermi.
Quando esco da quella stanza
e non riesco nemmeno pronunciare il mio nome,
allora tu violentami.
Spezza senza rimorso alcuno la resistenza delle mie cosce ritrose,
masticami il clitoride,
lecca il sangue, intrecciato di adrenalina e bestemmie.
Prendimi mentre la testa sbatte ritmica contro il muro
e la coscienza si allontana.
Non ti curare di me:
sono io a gridare no, sono io a chiedertelo.
Uccidi le sentinelle, brucia il confine che ci separa,
mischia i miei umori ai tuoi e colerà miele d’arancio.
Strappami i capelli, scaraventami contro la parete,
straccia il camice, che nasconde questo corpo perverso.
Infilati nella mia bocca e spingi la testa verso di te,
fino alla gola, fino al tuo sperma che si mescola al mio vomito.
Penetrami oltre le viscere,
strappami i capezzoli,
mordimi la schiena.
Non lasciare nulla intentato, non salvare nulla di me.
Afferrami tra le mani il collo,
finché ogni muscolo non si contragga cianotico,
attorcigliato al tuo cazzo.
Il mio corpo che diventa tuo,
ti riveste come pelle, ti trattiene.
Fammi crepare così:
finalmente mia, finalmente pulita “.