Si suiciderà silenziosamente un giorno e poi un altro ancora…

Voglio smettere di avere freddo. Stamattina c’era un vento schifoso. Quel misero grado sotto zero te lo fa entrare nelle ossa. Parte integrante della genetica del midollo. C’era ghiaccio per terra. Penso a come sarebbe scivolare e rompermi in mille pezzi. E’ lo stesso motivo per cui adoro indossare tacchi alti e sottili. L’equilibrio precario di una bambola di porcellana sull’orlo di una mensola. Che cade al primo spostamento d’aria. Frantumata, non ricomponibile. Tante piccole schegge di me, un puzzle senza senso. Dove i tasselli non si incastrano mai. Se non lasciando dei vuoti. Bianca, confusa nella neve. Magari a pezzi sono meglio, più elementare. O forse solo più affilata agli spigoli. Immagino spesso come potrebbe essere schiantarsi. Non al volo. All’impatto, all’istante preciso che separa il prima dal dopo. Definizione del transito tra una dimensione in cui sono ed un’altra in cui non sarò più.

Ho voglia di cose materiali oggi, tangibili come uno schianto. Funziona sempre quando lo spirituale va a puttane. E di cose calde, rassicuranti. Perché mi sento indulgente. Una cioccolata fumante, con la lingua che si scotta. Maledire il mio essere così terribilmente infantile, ingorda. Sono geneticamente incapace di aspettare. Il resto è autolesionismo. Un piumino pesante, con una marea di piume dentro. Il sacrificio delle migliori oche danesi al mio personale servizio. Il loro verso straziante non mancherà a nessuno. Il fuoco. Stargli di spalle e sapere che sarò incapace di schiodarmi da lì. Tutto il resto sarebbe troppo freddo. La vita è troppo fredda. Urgono artifici a supporto del battito cardiaco. Un libro, tanti, da far crollare le mensole del salotto. La loro stabilità già precaria, sopraffatta dal peso di tutte quelle frasi, più o meno ben congegnate. Le parole per tutti, di tutti. Quelle senza indirizzi, senza destinatari. Quelle che non mentono, perché a farle mie sono io. Qualcuno le ha gettate sulla carta bianca. E io le ho rubate. Nessuno me le ha regalate. Sono mie come di chiunque altro. Le posso capovolgere, stravolgerle. E leggerci sempre la verità, nel significato che cambia con me. Con il tempo, con la vita.

Come quelle vecchie foto, in cui mi sono sempre vista orribile. Ma probabilmente ero più serena. Quelle di quando ero alle elementari. Prima che iniziassi a lasciarmi indietro pezzi. O probabilmente avevo già iniziato, ma i danni non erano ancora irreversibili. E ancora riuscivo a scavalcare la staccionata di una casa abitata durante la sola estate e a fare del giardino il mio Eden. E dell’edificio, che mi era dato di scrutare solo da qualche anta rimasta accidentalmente aperta, la mia reggia. Ricordo una villa enorme, disabitata, chiusa dentro ad un parco. Sul limitare del bosco da un lato e dall’altro affacciata sovrana sui tetti del paese vecchio. Mi sedevo lì, sul davanzale di quella vista rossa ed irregolare e mi sembrava di essere in cima al mondo, di averlo incamerato nell’anima con un battito di ciglia. Tutto quanto. Da lì all’infinità di luoghi che non avevo mai visto. E che mai vedrò. Ma allora erano miei. Nel privilegio di quella prospettiva clandestina sentivo che tutto potesse convergere in me. Non era una questione di possesso, ma di appartenenza. Come se davanti ai miei occhi ci fosse stato qualcosa di indefinito e meraviglioso. Qualcosa che avevo reso parte di me e che mi avrebbe accolta in sé.

Poi qualcosa si è rotto. Qualcosa di troppo. Prevedibile, in fondo. La vita è così piena di muri. E’ solo questione di scegliere quello contro cui preferisci sbattere. In me si è creato un vuoto, molti vuoti, non crepe, non fessure, qualcosa che non si colma, ma che colma nelle sua predominanza. Un buco nero in cui tutto si è perso e si perde tuttora. Il bello, l’ingenuità, i sorrisi, l’infilarsi tra le coperte la sera pensando che il giorno appena trascorso sia stato davvero degno di essere vissuto… Non esistono corrispondenze forzate. Ho amato la vita e il mondo, ho desiderato ingenuamente condividere me stessa con tutti e nonostante tutto, ma la matematica non impone la corrispondenza tra la totalità e il singolo.

Stavo in equilibrio su quel muretto affacciato sulle case ammassate di sotto. E ora sto in equilibro sull’orlo di qualcosa che potrebbe divorarmi. Precariamente piacevole quel brivido che corre lungo la spina dorsale. Quello che a volte mi sussurra di buttarmi la sotto. Di fottere il calcolo minuzioso di ogni singolo movimento. La conta per non cadere, per non andare il frantumi. Per far scorrere i minuti, le ore, i pranzi, le cene, il sonno, la veglia, il silenzio, i rumori, i rancori e l’amore. E tutte le loro inique alternanze. Per far sì che tutto mi passi attraverso impercettibile, senza distrarmi dal mio baricentro. Mentre laggiù quel ventre vuoto che mi vive dentro, mi aspetta e tace. Silenzioso è lo schianto del cadere tanto addentro e lungo il viaggio. Forse starei meglio frantumata sull’asfalto, mimetizzata tra la neve, a godermi gli intercorsi con pneumatici occasionali. Sarebbe finale, ma tangibile. Avrei un corpo su cui piangere.

Non ho paura della morte perché non la posso toccare e ciò che non tocco non mi ferisce.

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12 risposte a "Si suiciderà silenziosamente un giorno e poi un altro ancora…"

  1. Adoro il tuo modo di scrivere. Sono capitata qui casualmente, e non riesco a smettere di leggere i tuoi post. Hai un modo di raccontare agli antipodi rispetto al mio, sarà per questo che mi affascina tanto.

    1. A volte è necessario rompersi per potersi ricomporre, a volte è necessario rompersi e basta, esplodere, buttare fuori, tutto. E’ catartico, lascia spazio a nuove costruzioni e ad infinite possibilità.
      A volte semplicemente succede di cadere a pezzi e si rimane lì a guardare i frammenti senza sapere cosa sia meglio fare del nostro destino

  2. Forma spettacolare come sempre. Contenuto difficile che un tempo avrei potuto (e l’ho fatto) condividere pienamente. Oggi un po’ meno, forse (l’età servirà pure a qualcosa…). Le tue immagini di rotture e precipizi e frammenti dispersi e disperati mi appartengono. Un giorno – non troppo lontano – credo tu potrai scrivere di cielo e gioia senza motivi apparenti. Buona giornata

    1. La forma è la prima che esce, credo sia normale: ho avuto una buona insegnante da piccola e credo che sia fondamentale nel mio modo di esporre.
      Se a te l’età è servita è drammatico. Per me intendo, perchè non ho esattamente vent’anni ma non riesco ad accettare troppe cose della mia vita, ci convivo ma dentro di me non le posso sopportare.
      Credo di poter essere relativamente serena a giorni alterni e immagino che per me sarà sempre così.
      Però prendo il tuo come un augurio e ti ringrazio

  3. Conclusione molto epicurea : ) A parte gli scherzi, io credo che tu hai solo bisogno di sentire tanto amore, non freddo. Però è un problema, la vita non è così semplice e io pure sono poco paziente

    1. Immagino che tutti nella vita avremmo bisogno di sentire tanto amore. Che poi l’amore come concetto assoluto potrebbe essere qualcosa di meraviglioso, però applicato a noi umani e a tutti i nostri limiti ne esce un pò a pezzi. E noi con lui.
      Grazie del passaggio, buonanotte 🙂

  4. Condivido quel che scrive buonaventura. Da quel che leggo di te non potremmo essere più diverse, ma ti leggo sempre con attenzione perché trovo autenticità e intelligenza in ciò che scrivi, una profondità lucida e sofferente che mi colpisce ogni volta. Anch’io parlerei volentieri con te… Non so se ti sarei simpatica… Comunque ci sono…
    Chiara

    1. Il fatto che tu sia diversa da me sono certa che può essere solo un bene: deve significare che sei una persona solare e serena. E mi fa piacere per te. Anche io leggo spesso il tuo blog perchè non conta che qualcuno ci assomigli, conta che ci piaccia come scrive, che ci dia un’emozione, anche se non è un’emozione che ci appartiene.
      Grazie per la disponibilità e per la tua attenta lettura Chiara.
      Buona serata 🙂

  5. Certe volte mi lasci così, inebetita, senza parole. E mi chiedo per quale assurdo motivo una donna come te, dalla così bella e profonda interiorità, non sia se non felice, almeno serena e circondata da persone assetate di ascoltarla, di viverla… io proprio non capisco…
    Ci conoscessimo dal vivo e fossimo vicino, avrei sempre voglia di venirti a trovare e di parlare con te.

    1. Io sono una che dà tantissimo in qualsiasi tipo di rapporto, ma pretendo anche molto. Forse sono troppo impegnativa per gli altri. So di essere stata dura con le persone che ho amato, di averle massacrate, anche se pensavo, e penso ancora, di aver agito per il loro bene.
      A volte penso che essere soli ed inascoltati sia del tutto normale: ciascuno di noi ha la propria vita, con tanti problemi e difficoltà, e per gli altri ci resta davvero poco tempo.
      Soprattutto per quelle persone che hanno un lato interiore abbastanza dominante ma comunque instabile.
      Capisco chi non ha nè tempo nè voglia di fermarsi a capirmi. Non chiedo nulla. Qui scrivo di me e penso di comunicare molto di più con chi come te mi legge e mi lascia un pensiero che con tanta gente che mi circonda.
      La vita va così: è un pò puttana, ma io ho un carattere indubbiamente particolare e non assecondo i lati più piacevoli del mio potenziale destino, perchè non voglio che le cose siano facili, ma vere.
      Madonna, ho scritto un papiro di stronxate….
      Però sappi che se fossimo vicine mi farebbe piacere potermi prendere un caffè con te e fare due chiacchere 🙂

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