De Fabio Volo: dissertazione da shampoo allucinogeno (che prometto di non usare più) – Parte II

Segue e,grazie a dio, chiude il post precedente

Con Fabio Volo le mie crisi piramidali potrebbero tuttavia essere facilmente dribblate, perché le sue opere sono ovunque: in libreria, in cartoleria e persino al supermercato. Sospetto che presto sarà in regalo anche dal salumiere: gratis a chi compra due etti del prosciutto Tal dei Tali. Ma, ammettendo che a me il prosciutto non piaccia, sarebbe una fregatura perciò meglio ricorrere alla santa istituzione del prestito librario.
Nel caso specifico non è necessario ricorrere alla biblioteca, della quale io non so nemmeno dove ho messo la tessera, né se ne ho mai posseduta una. Fabio Volo lo leggono tutti: basta chiedere alla persona giusta.

Ora, per tutti gli autori, i lettori si dividono in tre categorie: gli adoratori (di seguito denominati anche fanatici), i detrattori e gli indecisi.
Se chiedete un libro a chiunque faccia parte della prima categoria, la sola richiesta sarà per lui come l’espianto del fegato senza anestesia. Diventerà giallo, poi blu e si affretterà a rispondere che il volume in questione non lo possiede.
Inutile ricordargli che avete visto il libro incriminato al centro del salotto su un altarino ai piedi del quali viene bruciato incenso ogni volta che l’autore va a fare pipì: non si sa mai che dal fumo si voglia passare ai sacrifici umani, circostanza che vi metterebbe nei guai.

Tuttavia esistono anche gli adoratori illuminati, disposti a sacrificare il prezioso bene per la rieducazione degli analfabeti. Nel qual caso, sempre con la stessa faccia da espianto epatico, il libro vi verrà concesso ma solo alle seguenti condizioni:
Il libro non dovrà essere evidenziato o sottolineato, nemmeno con matita con mina F,
Non dovrete scriverci nulla, nemmeno con la sunnominata matita,
Non dovrà essere tenuto a meno di sei metri di distanza da cibi e bevande,
Non dovrà essere portato in spiaggia,
Non potrà essere letto mentre state nella vasca da bagno,
Non dovrà essere aperto oltre un’angolatura di novanta gradi,
Non dovrà essere sub-prestato,
Non potrà essere lasciato solo in presenza di cani o bambini,
Non potrà essere solo in presenza del nonno che tenta, con scarso successo, di accendere la stufa a legna.

Il rispetto di tutte queste clausole vi verrà fatto giurare sulla Bibbia, sulla Costituzione, sui vostri vivi e persino sui morti.
Infine vi verrà comunicata la data ultima per la restituzione, che il fanatico si appunterà sulla propria agenda. E voi tornerete a casa così terrorizzati che il volume non avrete nemmeno il coraggio di guardarlo, temendo che anche i vostri occhi lo possano rovinare.

Converrebbe dunque rivolgersi ai detrattori, ma questi, in base alla stagione l’avranno utilizzato per accendere il camino o alimentare il barbecue.
Dal che si deduce che le vie di mezzo sono in definitiva le più affidabili, sempre ammesso che riescano ancora a ricordarsi dove hanno buttato l’oggetto del vostro desiderio. In ogni caso dopo accurati scavi archeologici è possibile che riescano a riesumarlo e ve lo prestino, o addirittura ve lo regalino, senza formalità o condizioni di alcun genere.

Dovrei chiedere il famigerato libro di Fabio Volo ad un esponente di quest’ultima categoria, ma non saprei esattamente chi potrebbe farne parte e, in ogni caso, mi sento sempre scocciata nel dover chiedere a qualcuno che non sia della famiglia.
E con i miei genitori e Nonna Papera cado davvero male. A casa mia, questo autore non l’ha mai letto nessuno, immagino che siamo gli unici, l’anomalia che conferma la regola.

Mia madre si dedica in via quasi esclusiva ai libri gialli. Ne possiede una quantità tale da minacciare l’integrità della soletta del suo appartamento e la solidità di tutte le mensole su cui li conserva. Non so come sia arrivata a farsi una tale collezione e nemmeno come riesca a sopportarne la lettura.
La struttura romanzesca è sempre la stessa: la Signorina X è bella, bionda, occhi azzurri, super intelligente, ultra perfetta, gentile con le vecchiette, che aiuta ad attraversare la strada, dolcissima con i bimbi, che cura gratuitamente, ottimi risultati a scuola, una carriera importante, attività di volontariato a iosa, tutti la adorano ma qualcuno la uccide. Il Commissario SuperSegugio convoca chiunque la conosca e gli interrogatori sono un’ininterrotta litania di lodi e lacrime, ma lui non se la beve e scopre che l’assassina è la sorellastra, gelosa di tanta perfezione e successo (ma chi l’avrebbe mai detto?).
Il tutto in mattoni da seicento pagine l’uno, che talvolta la mia genitrice ha persino tentato di rifilarmi, allorché mi sono recata da lei mentre provava di far entrare tre metri cubi di romanzi in due metri cubi di spazio.

I libri di mio padre non son dove stiano. A conti fatti presumo in cantina e immagino che a lui non importi molto, visto che non attaccato alle cose materiali.
Mio padre adora i libri partoriti da uno scrittore locale di successo nazionale. Io non ci ho mai messo mano, ma mi pare di capire che nelle sue opere racconti storie di gente del lago, personaggi comuni.
Sorge spontaneo chiedersi come sia riuscito a ricavarne più di duecento pagine in tutto. Posso solo pensare che le sue opere siano ambientate in diverse epoche storiche, a partire dal Paleolitico Inferiore fino ad oggi. Ma non ho certezze.
Però so che non ci muore mai nessuno in quei libri, perché mio padre si rifiuta di leggere qualsiasi cosa in cui le persone muoiono. Se leggendo un volume di quattrocento pagine, a pagina 395 il nonno bicentenario muore, lui pianta tutto a poche righe dalla fine perché “La vita è già abbastanza brutta di suo”.

Nonna Papera invece è già tanto che a leggere abbia imparato. Ricordo che in prima elementare mia madre la obbligava a cimentarsi con dei libricini di dieci pagine l’uno con una frase per facciata e lei era uno strazio infinito. Però è rimasta illuminata da quel famosissimo romanzo di Kundera, anzi dev’essere stata la folgorazione sulla Via di Damasco, perché l’ha letto tre volte di seguito, mentre io di quell’entità indigesta non sono mai riuscita ad arrivare oltre pagina tre.

Alla fine, accertato che non posso entrare in libreria senza distruggere le piramidi, che ho perso la tessera della biblioteca, che non conosco nessuno che possa prestarmi il famigerato romanzo di Fabio Volo, credo che darò una seconda possibilità alla nostra love story mediante acquisto on line.
Avrei qualcosa da scrivere anche sulle seconde possibilità, ma è meglio se chiudo qui perché il povero Volo ha ben poco a che vederci, come con tutto il resto di questo post…

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7 risposte a "De Fabio Volo: dissertazione da shampoo allucinogeno (che prometto di non usare più) – Parte II"

    1. Io trascendo il piano fisico un pò su tutto. Non sono particolarmente materialista, gli oggetti, anche i libri, mi piacciono ma non ho il senso disperato del possesso.
      Però sono restia all’idea di comprare un kindle: non so perchè… Dev’essere che sono un’antica e mi piace la carta, il fruscio delle pagine, l’idea di vivere un libro, di arrivare alla fine avendo massacrato il volume e macchiato le pagine

  1. Non ho in casa libri di Fabio Volo. Me ne sono sempre tenuta a debita distanza chè solo a leggerne gli “aforismi” su Fb mi sono venuti diabete e ulcera perforante! Ho sempre trovato le sue parole un’accozzaglia di luoghi comuni, anche dei più banali, e quindi nada, relegato nel “non letto da non leggere”. E mai nessuno si è neanche azzardato a regalarmi un suo volume (cosa di cui vado fiera), altrimenti te l’avrei prestato/regalato io! 🙂

    1. Magari l’avresti usato per accendere il camino.
      Io il camino non ce l’ho ma ci sono stati un paio di libri che avrei usato volentieri per alimentare il fuoco e chissà che Fabio Volo (non lui, i suoi libri) non possa essere il prossimo candidato alle fiamme.
      Per quanto riguarda il prestito, grazie del pensiero 🙂
      Buon pomeriggio

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