Celebrate (This party’s over, I’m going home)

Sono tornata tardi dal lavoro. Nulla di volontario, solo molte, troppe cose da sistemare. In realtà non era poi così tardi, ma lo sarebbe stato se avessi dovuto dedicarmi agli estenuanti e meticolosi preparativi per l’ultimo dell’anno.
Invece no e ne sono grata perché di tutte le notti questa, se trascorsa nel necessario silenzio, mi appare sempre la più tranquilla, come se il resto dell’umanità si fosse temporaneamente trasferito su un qualche pianeta sconosciuto e in queste lande terrestri fossi rimasta soltanto io. E questa solitudine mi rende stranamente serena, ovatta ogni rumore e sfuma ogni segno di presenza umana, fino a renderlo irreale nei suoi contorni indefiniti e così poco credibili.
Si tratta di una sensazione assolutamente reale, a dispetto dei vicini che di sicuro saranno chiusi in casa con amici e parenti ad ingozzarsi di pandoro e lenticchie. Allo scoccare della mezzanotte sbucheranno fuori per sparare qualche botto e si lamenteranno per il freddo. E’ tutto così prevedibile da sembrare solo una scena di quei film natalizi. E non intacca il mio percepirmi come se fossi l’unica creatura sopravvissuta a qualche strana moria. Mi fa straordinariamente bene, mi rigenera immaginare per una notte che la terra sia solo mia e che ne possa disporre come meglio mi pare.
Sarebbe un luogo così silenzioso che si sentirebbe il rumore dei pensieri e dei sentimenti. Sarebbe buio ma ci sarebbe la luna e ogni ombra avrebbe una forma rassicurante.
Un tempo l’idea di abdicare i festeggiamenti di fine anno in favore del completo ritiro, non necessariamente determinato dalla mia volontà, mi causava sconforto e disagio. Ora non più. Che sia una scelta o meno, in questa particolare notte sento la lontananza dall’umanità come qualcosa di sano e di vero. Mi sento libera dal diktat dell’ansia pre-festeggiamento, del cibo fino a scoppiare, della cordialità di facciata, del divertimento ad ogni costo.
Stanotte si festeggia l’ingresso di un nuovo anno che non sappiamo cosa ci porterà e, pensandoci bene, tutta questa frenesia mi sembra piuttosto assurda. Se uno straniero bussasse alla mia porta in una gelida notte invernale e la mia casa fosse la sola nel raggio di chilometri, sebbene titubante, mi sentirei infine moralmente obbligata a rispondere, a farlo entrare nella mia casa e, in un moto di generosità, potrei persino offrirgli un letto ed un piatto di minestra. Ma chi sarebbe questo sconosciuto? Il mio assassino o la salvezza della mia vita? O un semplice viandante che ha smarrito il cammino? Non lo saprei, per cui mi sembrerebbe eccessivo indossare per lui il mio abito migliore, il mio sorriso più raggiante, la mia disposizione d’animo più positiva ed accoglierlo con la banda stappando spumante e strappando ai miei occhi una lacrima, nemmeno si trattasse del ritorno di un caro a lungo mancato da me.
In questa notte si accoglie l’anno che verrà, si abbraccia amichevolmente un lasso di tempo a noi noto in durata, ma non nelle sue imprevedibili evoluzioni. Un succedersi di giorni che forse ci spetta per diritto e che abbiamo in dovere di affrontare con determinazione, ma di cui potremmo non vedere la fine, di cui chi amiamo potrebbe essere costretto a terminare anticipatamente la conta meticolosa, in cui certo potrebbero toccarci in sorte le più grandi fortune, ma così pure i più terribili dolori.
Cosa ne sappiamo in fondo? Chiamiamo forse amico il primo umano che ci si presenta di fronte solo perché riconosciamo in lui caratteristiche fisiche a noi note? Forse qualcuno sì, ma io chiedo lo stesso amore e dedizione che offro per poter investire di questo termine una persona. E tale processo richiede tempo.
Allo stesso modo, chiedo che l’anno a venire mostri la sua grazia nei miei confronti prima di essere pronta a festeggiarne i fasti e ringraziarne la clemenza. A consuntivo potrò essere grata o ricoprirne il concludersi di maledizioni. Adesso no, adesso non ho nulla da celebrare.
In ogni caso, serenamente buonanotte a tutti voi che festeggiate.

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10 risposte a "Celebrate (This party’s over, I’m going home)"

      1. beh! a dire il vero neanche io me ne intendo, però il primo dell’anno è il primo dell’anno ed un piccolo auspicio, un proposito, un pensiero positivo, come quando vedi una stella cadente, sfioradosi magari le parti intime, giusto una toccatina di sfuggita …tanto non costa niente. Dicono che funzioni. Sei ancora in tempo, comunque, fino alle 24:00.
        Ciao,
        Tommaso.
        un pensierino per Londra l’hai fatto?

        1. Caro anno 2013: dal momento che io e te dovremo convivere per ben 365 giorni e poiché mi è stato suggerito di non essere scettica ed ostile nei tuoi confronti, credo che io e te dovremmo fare dei patti, una specie di accordo prematrimoniale, o meglio, matrimoniale, visto che ormai il danno è fatto.
          Fai venire a CapoPalla una folgorazione sulla via di Damasco, ma va bene anche il vialetto di casa, purché gli appaia Krishna o chiunque altro e lo conduca sulla strada della fede, ovvero in direzione opposta a quella dell’Obitorio. Vestito con la tunica arancione e il sandaletto da tedesco deve stare un gran bene: sono certa che troverebbe la vera dimensione del suo io.
          Prometto che anche senza di lui continuerò a lavorare con una schiava nei campi di cotone e smetterò pure di cantare per risparmiare preziose energie. E prometto inoltre che risponderò sempre al citofono e sarò gentile anche con l’omino del Folletto, coi bambini “dolcetto o scherzetto?” e con i testimoni di Geova, anche quando cercheranno di evangelizzarmi alle otto di Domenica mattina, partendo dalla crisi economica per arrivare non so dove. E comunque la Domenica non era il giorno in cui il Signore si è riposato? Vabbè misteri biblici.
          Caro 2013 in fondo prometto tanto e chiedo pochissimo, ma le mie condizioni non sono negoziabili. O ti sta bene così oppure rivolgiti al mio avvocato.

  1. a volte si sente quasi la necessità di qualche sconosciuto cui aprire certe porte di se, è reciprocamente terapeutico, e spesso consente di vedere lati profondi di se che spesso restano nascosti…
    (buon anno)

    1. Io tendo a pensarci molto ai lati nascosti di me, ma mi fido poco ad aprirmi ad uno sconosciuto, ma ammetto che se lo facessi potrei avere da parte dell’altro un riscontro, una sorta di confronto con qualcuno che potrebbe aprirmi gli occhi su elementi che io da sola non sono in grado di vedere o valutare correttamente.
      Buon 2013 a te: che ti porti fortuna 🙂

      1. già, credo sia così, io penso che i propri lato più oscuri si riescano a vedere solo attraverso lo specchio degli occhi di chi ci guarda dentro…
        e spesso è più facile farlo con uno sconosciuto che con chi si conosce da sempre…
        questo è uno dei lati di maggior successo di internet penso..
        un anno di fortuna sfrenata a te 😉

  2. Mi è piaciuta tanto l’immagine dello sconosciuto che bussa alla porta e se gli amici altro non sono che i compagni di viaggio per dei periodi più o meno lunghi, lo sconosciuto potrebbe essere l’amico di qualche ora. Uno a cui, proprio perché sconosciuto, raccontarsi per come si è, senza veli e senza filtri, mangiando un piatto di minestra insieme e, magari, perché no?, condividere, “innocentemente” o meno, il letto. Un momento di autentico ESSERE. Sarebbe bello, perché no?
    Buon 2013, ancora una volta…

    1. In effetti la tua è una lettura interessante. Forse a volte con gli sconosciuti, proprio in quanto tali, ci sentiamo più liberi di essere noi stessi e ci sentiamo più incuriositi, più audaci e desiderosi di vivere il momento che non sappiamo se durerà.
      Ma io ho una “vocina diffidente” che in realtà grida parecchio e con ciò che mi è poco noto non riesco mai a sentirmi a mio agio finchè non sviluppo un maggiore livello di conoscenza. Non sarei tipa da sesso al primo appuntamento, ma riconosco che forse fidarsi di più ed essere meno analitici a volte non guasterebbe.
      Buon anno cara 🙂

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