Volevo scrivere di tutt’altro ma sono troppo self focused

Ultimamente ho il cervello, o quel che ne resta, piuttosto in panne. Non so, è come se pompasse forte ma totalmente a vuoto. Mi fa pensare a quelli che pensano di poter guidare sulla neve senza pneumatici idonei e si ritrovano con le gomme che girano e la macchina immobile. E una colonna di imprecazioni alle spalle.

Temo che la questione della mia scarsa reattività cerebrale si trascini da parecchio tempo o meglio: immagino che la latitanza di stimoli validi mi trascini a peso morto, ormai priva del desiderio e carente del presupposto per invertire la rotta. Mi chiedo se riscrivere le regole del gioco sia più una questione di volontà o di fortuna. Mi chiedo se porsi questa domanda abbia senso quando comunque non hai nessuna delle due. Sarebbe una riflessione vittimistica, se non che la vita mia insegnato che da lei non ci dobbiamo aspettare nulla. Non ha sottoscritto contratti con noi in cui ci viene promessa infinita felicità, non ci è in debito di un solo centesimo. Combattere per lei è combatterle contro e arrivare alla fine nonostante tutto…

Sono tornata di recente da un breve viaggio avendo preso qualche appunto approssimativo durante lo stesso ed intenzionata ad avvalermi delle poche righe buttate giù a caso per postare qualche stralcio delle mie avventure. I miei ricordi sono fragili, avrei voluto fermarli picchiettando le dita sulla tastiera.
Ma mi sembra impossibile poter scavare a ritroso in riflessioni appuntate di fretta. Credo di non essere in grado di rendere giustizia alla genuinità di pensieri ormai defunti. Il loro guizzo vitale si è perso, perciò resteranno lì, come tutti quegli attimi che non ho saputo cogliere, pur avendo tentato di allungarmi per raggiungerli. O non avendoci provato affatto.

A rifletterci bene, sono totalmente priva della capacità di catturare l’istante perfetto. Per questo le mie fotografie fanno schifo. Sembra che a puntare l’obiettivo sia una persona non vedente o qualcuno che stia semplicemente facendo uno scatto di prova per verificare l’esposizione ed un sacco di altri fattori fotografici a me totalmente ignoti.

Anche nella vita sono sempre arrivata ovunque col treno successivo a quello che avrei dovuto prendere.
Oddio, forse una volta no, ma è successo millemila anni fa. All’epoca riuscii a sfruttare i giusti allineamenti astrali, peraltro del tutto casuali ed inaspettati, per prendermi una piccola ma soddisfacente vendetta su una persona che mi aveva causato non poche sofferenze.
Un colpo secco, preciso, assestato di spalle, vigliacco magari, ma certamente ad effetto. Di quelli che fanno male da morire e tu lo sai ma non ti poni il minimo dubbio, anzi godi nel vederne i risultati. Ancora ne sorridi a distanza di tempo. E lo rifaresti sempre e per sempre se te ne ricapitasse l’occasione. Senza remore. Perché averne? A volte, raramente purtroppo, il mondo è bianco e nero e scegliere non è poi così difficile.

A parte questo isolato episodio, credo che il perenne ritardo in cui vivo si traduca nella mia totale incapacità di arrivare al momento giusto nel posto giusto. E’ come se fossi costantemente distratta da piccolezze (Lost in cheap delirium/Searching the neon lights/I move carefully), come se mi mancassero la concentrazione o il naturale intuito per individuare gli snodi in cui un sì o un no potrebbero rappresentare una svolta concreta.

O forse non voglio correre il rischio. E permetto alle situazioni ed ai rapporti di deteriorarsi, di oltrepassare la data di scadenza. Li relego in angoli malinconici dell’anima in cui sospira il ricordo del tempo in cui tutto era ancora vivo e possibile. In cui mi sentivo coraggiosa di quell’ardire che alla fine mi sono lasciata scivolare tra le dita indolenti.
Viverne il presente è come fingersi marmo, calcificarsi in equilibri consumati, sigillare il coperchio del Vaso di Pandora, dimenticando che anche così la misura si colma ed eccede esplodendo.

E io sono sempre deflagrata in effetti. Ho sempre aperto in sordina, attanagliata dal sospetto, e chiuso col botto, senza lasciare spazio a seconde possibilità. Estrema di riflesso, nel non prendere posizione, per lasciare che le circostanze si estremizzassero da sé, fino a giustificare il taglio netto. Violenza senza dolore, senza sangue.

Forse il punto non sta nella mia incapacità di cogliere l’attimo propizio per rovesciare le sorti con un’azione di forza, ma piuttosto nel coltivare volutamente la degenerazione per godere nell’istante finale di quell’intensità spontanea e devastante che nulla per cui si lotta potrebbe mai avere.

Volevo scrivere di tutt’altro. Ma ho una straordinaria capacità di mandare tutto a puttane anche quando scrivo. Molto in linea con ciò che sono, se non altro.

Buon 22 Dicembre a tutti. Pare che il mondo non sia finito (l’avreste mai detto?) e che a giorni mi cadrà sulla testa l’ennesima asciata delle festività natalizie…

Annunci

6 risposte a "Volevo scrivere di tutt’altro ma sono troppo self focused"

  1. Forse il punto non sta nella mia incapacità di cogliere l’attimo propizio per rovesciare le sorti con un’azione di forza, ma piuttosto nel coltivare volutamente la degenerazione per godere nell’istante finale di quell’intensità spontanea e devastante che nulla per cui si lotta potrebbe mai avere.

    Potrebbe essere il mio ritrato,l’istantanea dei miei stati d’animo.Mi ritrovo quasi in ogni riga del tuo post.Son giorni vuoti in cui non so dare nè prendere.

    Un sorriso 🙂

    1. Ahi ahi molto male condividere questo passaggio. Tra l’altro di tutto questo lungo post è quello che focalizza meglio sul mio modo di essere, che so essere parte del mio DNA e di non poter cambiare.
      Perciò mi gioco qui tutte le possibilità di consigliarti di migliorare la tua attitudine. Ma gli stati d’animo sono mutevoli e mi auguro che tu possa trovarne di più sereni molto presto.
      Natale non è mai il momento migliore per sentirsi felici, ma passerà…
      Buona fortuna 🙂

  2. Spesso arrivo, qui, ti leggo e mi dico: “Vorrei scriverle qualcosa, ma cosa?”… ecco, questo è uno di quei momenti.
    E quindi perché ho scritto? Boh… forse per farti sentire un po’ di vicinanza… 😉

    1. Il motivo per cui immagino che tu non sappia cosa scrivere è che molto spesso mi perdo nei miei pensieri.
      Mi piace condividerli con chi mi legge ma mi rendo conto che può essere difficile commentarli. Però mi piacerebbe che gli altri lo facessero, magari confrontando le loro riflessioni con le mie. Mi piace il confronto, ma mi rendo conto che potrebbe essere troppo personale per qualcuno.
      Ci sono alcuni di voi dei quali comunque sento al vicinanza anche se si limitano a lasciare un LIKE e tu sei una di questi.
      Grazie del passaggio, buona giornata 🙂

        1. Anche io lo trovo sterile di per sè.
          Ma a volte temo che il mio commento possa non essere gradito o capito, soprattutto quando sono di fronte a post di bloggers che non “conosco”.
          E altre volte credo di non aver nulla da aggiungere o di non poter aggiungere nulla.
          In questi casi lascio un like per esprimere al blogger la mia condivisione del suo punto di vista o la mia vicinanza.
          E spero di essere interpretata nel modo giusto anche se il like, che si può lasciare senza nemmeno aver aperto un post, può legittimamente significare tutto o nulla 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...