Il senso profondo di un coltello incastrato dietro al termosifone e ritrovato nell’acquaio

Ho realizzato che esistono persone capaci di farmi saltare i nervi nel giro di dieci parole.
Tu sei una di quelle.
Non importa quanto io ci tenga a te, quanto io provi a stabilire una civiltà di rapporti.
E’ inutile.
Certi ingranaggi sono destinati ad incepparsi.
Sarà sempre così.
Dovessimo avere altre mille vite per ricominciare tutto da capo, finiremmo sempre allo stesso modo.
Entrambi.
Certi errori non li puoi evitare.
Sono più forti di te.
Sono te.
Siamo noi.
Nella tua esistenza io sono un transito.
Tu nella mia.
Certe persone sono comete, svaniscono in fretta, così velocemente da non darci nemmeno modo di accorgerci pienamente di loro.
Altre volte sono stelle e per lunghi periodi ogni notte possiamo fissarli nel cielo.
Cercandoli, trovandoli.
In un posto sempre diverso, ma sempre presenti.
Eppure alla fine spariranno.
Le stelle ci mettono miliardi di anni a spegnersi.
Le persone posso metterci al meglio migliaia di giorni.
Poi vanno per il loro cammino.
Succederà anche a noi.
E’ una legge, naturale, innaturale, giusta o meno che sia.
Non ammette deroghe.
Non fa sconti nemmeno ai grandi sentimenti.
(Che poi “grande” è un aggettivo che tende ovunque.)
Tutti ci perderemo.
Noi ci perderemo.
Perderemo le persone che ci sono care.
Non abbiamo che questa vita, forse intera, forse pochi anni, per dimostrar loro il nostro amore.
Non ci resta molto tempo.
O forse sì, ma ne abbiamo già perso tanto, forse troppo.
Ti dispiace se uso il plurale?
C’è una simmetria tra noi.
Una di quelle che spezzano.
E molte barriere.
Limiti espressivi.
Se si trattasse di altro te ne parlerei davanti ad un caffè.
Come da prescrizione medica.
Di quelli che sanno, che ci sono passati.
Ma ogni storia è un granello di sabbia.
O un fiocco di neve.
Sembra tutto così uguale.
Ed invece è tutto così diverso.
Unico.
E l’unicità non ammette esempi né maestri.
I limiti, dicevo.
Forse non erano poi così miei. Non so.
Me li hai insegnati tu, ma sono stata così brava a cucirmeli addosso.
E ora sono miei.
Non sono in grado di dimostrare i miei sentimenti.
Nemmeno tu lo sei.
I sentimenti vanno espressi esclusivamente coi fatti.
Me l’hai dimostrato tu.
Opinabile forse.
Per la materia in discussione, se non altro.
Io questa concretezza l’ho assimilata per osmosi.
O per carattere.
Forse la genetica conta questa volta.
E di fronte a baci ed abbracci mi sento molto diffidente.
Anche inadeguata, forse.
Ma questa è una riflessioni in subentro, mai la prima.
Non riesco ad avere nessuna fede nelle parole e nella fisicità.
Dò fatti e mi aspetto fatti in cambio.
Ossimorica concretezza emotiva.
Sterile, ma ci fa collimare.
Scartate le parole non saprei proprio come dirti quello che vorrei.
Quello che non si può esprimere coi fatti.
Posso cambiarti una lampadina?
Capirai che mi dispiace per tutti i casini, le lacrime, le porte sbattute?
Anche se non sono poi così sicura di avere sbagliato.
Non solo io.
Non sempre io.
E a te dispiace?
Almeno un po’, intendo…
Non me lo dirai.
Io non lo dirò a te.
Moriremo così.
Immaginando, presumendo, ipotizzando.
Imparerò a farmelo bastare.
Sto già imparando…

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14 risposte a "Il senso profondo di un coltello incastrato dietro al termosifone e ritrovato nell’acquaio"

    1. Sì penso di avere dei problemi, soprattutto con determinate persone e penso sia un vero peccato ma mi rassegno.
      Di solito non riesco ad esprimermi in modo troppo lineare quando scrivo. Qui ho fatto meno peggio del solito però.
      Buona giornata

      1. Magari per te le cose sono semplicemente più complicate, magari non sai spiegare come la tua mente si perda nei suoi vicoletti. Magari è solo paura di non essere capita, ciò spiega la relatività di questo problema… prova a farti un po’ di coraggio 🙂

        1. Non credo che perdersi nella propria testa sia poi così terribile ed è comprensibile che quando mi capita gli altri non siano in grado di capirmi. Dipende da me, ma non me ne faccio un problema.
          Però ci sono persone con cui nemmeno la massima linearità sarebbe utile. Forse non si tratta davvero di non sapersi esprimere, ma semplicemente di adottare mezzi comunicativi diversi, come se si parlassero due lingue diverse.
          So che non sarò capita a volte, e spesso non è un problema di autostima, anche se la mia non è grandissima. E’ un problema che riguarda esclusivamente la diversità tra le persona. l’incapacità a priori di venirsi incontro.
          Grazie dell’incoraggiamento 🙂

          1. Hai ragione, il metodo deve diversificarsi a seconda della persona, dipende dall’intesa, da quanto parlate, da quanto vi conoscete. Ma non rinunciare mai al messaggio, tutto qui 🙂 non rassegnarti, chiediti piuttosto quanto ti interessa che la persona che hai davanti capisca!
            E di che.. 🙂

            1. So che mi interessa molto che la persona capisca: ne sono convinta ma sono anche convinta che noi due non ci capiremo mai. Ci conosciamo fin troppo bene e non siamo persone di grandi parole, nessuno di noi due. Però a volte vorrei che capisse che ci tengo, ma tra noi non c’è verso. C’è un muro e io so che verrò rimbalzata indietro. Mi devo rassegnare così…

              1. Ti sei mai chiesta quando è nato questo muro, come? Io credo saperlo sia già una mezza soluzione. Forse l’altra metà del problema è proprio la rassegnazione che è nata fra di voi, forse non ci credete abbastanza. Anche io odio i discorsi, ma a volte le “cose non dette” sono fatali in un rapporto. Magari se una volta invece di sbattere la porta vi foste abbracciati sarebbe andato tutto diversamente. Lasciarsi andare. Se quella persona è speciale, lascia che veda il tuo bisogno di abbattere al muro. Abbandona il passato, e ricostruite da capo. Il muro si erge quando uno dei due preferisce non lasciare che l’altro osservi le proprie debolezze, forse per un sentimento ferito, una parola pungente, un tasto che non andava toccato.
                Sai, ogni volta che cerco delle motivazioni mi trovo di fronte ad un labirinto, ma non mi accorgo che se ci stai dentro, ti perdi. Devi toglierti di dosso un po di rancore e guardare le cose dall’alto. Saprai presto dove si trova l’uscita.

                1. Io conosco le cause del problema, ho già tutte le risposte che mi servono, ma non sempre sapersi dare delle risposte avvicina alla soluzione del problema. Si tratta di una questione caratteriale molto radicata e il carattere, per quanto molti sostengano il contrario, è impossibile cambiarlo senza snaturare sè stessi. E’ un labirinto senza uscita in questo caso. Si vede che doveva andare così tra noi… Grazie per la tua interessante lettura delle mie parole

                2. Sì mi fa piacere confrontarmi con le persone attraverso i miei e i loro post.
                  Chi rinuncia muore: mi ricorda molto Neruda (che non amo per nulla), ma forse hai ragione. Però in certi casi anche accanirsi non fa troppo bene.
                  Un abbraccio a te 🙂

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