Se non rispondo al cellulare, è perchè sono andata a mettere le gomme della neve alle renne


Tra i miei innumerevoli pregi c’è l’essere affetta da un disturbo ossessivo – compulsivo in fatto di ordine. Sono ordinata in modo maniacale: nella mia casa e in ogni altro spazio che occupo, le cose sono disposte in maniera metodica e millimetrica. E io sono pazza al punto che se esco di fretta lasciando qualche oggetto in un posto che non sarebbe il suo, mi angoscio finché non posso tornare indietro e riparare al danno.
Ne consegue che la sera, prima di andare a dormire, mi assicuro che delle due finestre della mia camera da letto una abbia le ante chiuse e l’altra aperte. Dovessi svegliarmi nel cuore della notte e scoprire che “il teorema delle ante” è stato sovvertito da una mia dimenticanza, provvederei subito a riparare, ad ovvio scapito del sonno dei miei vicini.
Ieri sera nessuna dimenticanza, eppure stamattina non appena sollevo la testa dal cuscino virtuale (quello reale non lo uso) e guardo in direzione della finestra con le ante aperte, mi rendo conto che c’è qualcosa che non va. Essendo le tende semi trasparenti posso vedere all’esterno e noto subito un dettaglio che stona: il tetto della casa di fronte è bianco. Ora: non che io abbia lo spirito di osservazione sufficiente da conoscerne il reale colore, ma so che non è mai stato bianco.
Questa volta dio non mi punirà per il mio rosario di parolacce variamente assortite per il solo motivo che alle corde vocali mancava ancora il collegamento con il cervello e così mi è uscito solo un lamento informe, simile a quello di un animale morente. Un biglietto per le fiamme dell’inferno buttato via così, come se nulla fosse. Sì perché io con la neve sono come gli Esquimesi. Loro hanno svariate centinaia di sinonimi per questa parola, io ne ho anche di più, solo che nessuno dei miei è un termine decente. E qua si vede che i miei genitori non hanno avuto i soldi per mandarmi ad Oxford.
In ogni caso, provo ad essere ottimista, mi alzo e mi decido a dare un occhiata alla situazione, convinta che si tratti di un nevischio poco convinto, destinato a dileguarsi nel giro di qualche ora. Sticazzi: avete presente quando c’è un terribile temporale e l’acqua scende fitta fitta e tutta di traverso? Era più o meno la stessa cosa, ma invece di essere pioggia era neve. Di quella ghiacciata, tonda, pesante, che fatica ad attaccare ma se attacca sono casini perché diventa pesantissima da spalare.
E siamo solo al 28 Ottobre. Il 28 Ottobre in Grecia festeggiano il rifiuto all’occupazione italiana. Anni fa stavo lì proprio in quella data e non conveniva dire di essere italiana. Faceva freschetto, scattai delle foto, sembrava la Scozia, ma con la neve odierna lo baratterei volentieri. E baratterei pure quella volta che ci andai a natale e il mare mangiava la costa e il freddo ti si infilava a lama nella carne, non importava quanto tu fossi ben coperto. Ma almeno non nevicava.
Del resto se avessi voluto disperatamente essere islandese mi sarei iscritta all’università e avrei fatto l’Erasmus da quelle parti, ché tanto l’Islanda è una garanzia visto che di sicuro saranno tre cani a volerci andare.
Tra l’altro io gli islandesi li invidio. La mia personale ed opinabile visione di questo popolo è che siano trattati chimicamente, come quei pomodori belli rossi e pimpanti che in realtà sono stati messi in pseudo incubatrici e non hanno mai visto un raggio di sole in vita loro.
Gli islandesi sono così. Essi vivono: pur non avendo mai visto il sole, pur rischiando un’ustione di primo grado per aver usato una lampadina di voltaggio superiore a 40 Watt, pur non sapendo cos’è un ventilatore, pur rischiando il TSO per aver girato per le strade della loro capitale con addosso un paio di pantaloncini corti.
Vivono al buio, sommersi dalla neve e sono asceticamente felici ed ignari di cosa sia il freddo, non conoscendone l’opposto.
Nella prossima vita voglio rinascere islandese. So che, per tutti i miei peccati mi sono guadagnata milioni di punti di karma negativo e che al prossimo giro di ruota rinascerò tafano e verrò seccata dal colpo di coda di una mucca olandese. Ma se potessi scegliere sarei islandese e sarei felicissima di veder nevicare, anche se secondo me in questo periodo dell’anno da quelle parti c’è ben poca luce. Comunque la consapevolezza dell’inverno mi riporterebbe al mio elemento naturale e mi sentirei totalmente riconciliata con me stessa.
Ovvero l’opposto diametrale di come mi sento oggi.
E sì: lo so che ogni volta che scrivo della neve poi mi riprometto che sarà l’ultima, soprattutto perché la prima ad annoiarsi della solita minestra sono io.
Ma per me la neve è come per una ventenne quel ragazzetto che per tanti mesi le ha fatto battere il cuore e poi gliel’ha strappato e l’ha gettato ai cani e lei sai che l’unica cosa sensata sarebbe bucargli le gomme e metterci su una bella lapide del peso minimo di cinque tonnellate, eppure tu non può fare a meno di continuare a parlarne e a piangere.
No, a volerci ben pensare, non è proprio la stessa cosa, ma il livello di appropriazione indebita dell’altrui sfera individuale è di portata molto simile.

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7 risposte a "Se non rispondo al cellulare, è perchè sono andata a mettere le gomme della neve alle renne"

  1. Dovranno piacerti anche i vulcani. Hai messo in conto anche questo?
    Anch’io la neve la vedo spesso ma abito solo ad 800m. s.l.m. . Tu a che quota sei?
    Quanto mi piace come scrivi….

    1. Ma a me i vulcani piacciono, non che ne abbia mai visto uno ma mi ispirano molto.
      Io abito a 600 slm e la neve qui la si può vedere in ogni momento da Novembre a fine Marzo, anche se fortunatamente a volte fa troppo freddo e non nevica e a volte c’è persino il sole.
      Mi fa piacere che ti piaccia come scrivo ma ti assicuro che non è un granchè

  2. Probabilmente per noi che la neve la vediamo spesso e per lunghi periodi questa condizione climatica fa parte della monotonia. E anche di quella monotonia un pò creatrice di disagi e per questo non molto ben voluta.
    Delle stagioni a tutti manca qualcosa, a noi l’estate, quella vera, che muori di caldo, che vai in spiaggia ogni weekend, che implori perchè finisca.
    Ognuno ha il suo “inverno” e ciascuno immagino preferirebbe l'”inverno” degli altri.
    Grazie della lettura

  3. Bella descrizione del tuo stato personale incontrando la neve al risveglio.Io la neve la vorrei per fermare quella cadenza ciclica che ha la mia terra,estati lunghe e inverni medi.L’autunno non c’e’ e’ una chimera per chi ha ancora vestitini lunghi e magliettine di cotone a maniche lunghe.io la neve qui a Taranto la vorrei per fermare quella monotonia del tempo che e’ e sono le stagioni che se per alcuni hanno mille sfaccettature con colori,odori e caratteristiche diverse,per noi no.La neve e’ l’evento che rovina una abitudine consolidata nel tempo,e’ come un rutto fatto all’improvviso ad un matrimonio:inaspettato.Ciao.

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