Non sono il tipo di persona che vorrei conoscere

Ieri sera, al culmine di una giornata del tutto inconcludente e parecchio frustrante, mi sono messa a rileggere il mio blog e ho scoperto di aver dato fin qui tutta me stessa, senza limiti e senza autocensure, il che può anche essere un bene anzi sicuramente lo è. Non cambierei una virgola di quello che ho scritto perché tutto mi rispecchia fedelmente, ovvero riflette in modo perfetto il mio modo di pormi verso le situazioni della vita e verso le persone. Nel bene e nel male non c’è nemmeno una riga che non riconosca mia.

Ci sono dei limiti espressivi, ma mi rendo conto che sono dovuti alla mia dubbia padronanza della capacità di tradurre fedelmente il pensiero poco lineare in parola comprensibile. Nulla a che vedere con il mio passato in cui tendevo a nascondermi dietro ai fronzoli sperando di celarmi agli altri e offuscandomi invece a me stessa, al punto da rileggere a distanza di tempo senza capire di che avessi scritto.

Esaminando il mio trend psicologico e mentale mi sono tuttavia resa conto di non essere il tipo di persona con cui, se fossi qualcun altro vorrei avere a che fare. Fondamentalmente nei riguardi del prossimo generico ho la brutta abitudine di pormi in modo ironico ma con un taglio chirurgico, tendente al sarcasmo e ambiguo al punto che spesso mi rendo conto di sembrare estremamente supponente.

Non parto mai dal presupposto di un mio essere migliore, ma spesso vedo me stessa come estranea a determinati atteggiamenti, ma di un’estraneità che non è sinonimo di superiorità. Mi sento su un piano diverso rispetto alle persone che mi circondano ma non è detto che il mio livello sia superiore al loro, potrebbe tranquillamente essere l’opposto. Non è mia intenzione esprimermi sulla qualità, semplicemente focalizzo sulla differenza cercando di non attribuirle un giudizio di merito, ma questo con le parole non so renderlo e mi stupisce che nessuno mi abbia mai commentata ad insulti.

Invece quando si tratta di soggetti specifici, punto il dito e non faccio sconti. E lo faccio con totale cognizione di causa e piena volontà. La vita mi ha insegnato che nessuno ne merita, nemmeno io, e nessuno me ne ha mai fatti in fin dei conti. La comprensione e il perdono sono due valori nobilissimi e importantissimi, anche al di fuori di un’ottica cristiana, ma io ho scarsa dimestichezza col primo e nessuna familiarità col secondo. Li lascio a gente migliore di me, più matura, meno disillusa. Gente a cui sono stati serviti piatti meno avvelenati o che ha saputo sputare prima che il veleno andasse in circolo.

Tuttavia in rari casi i miei pensieri scivolano accidentalmente su un passato così remoto da farmi venir voglia di trovarci qualcosa di positivo, essendo ormai estranea ai fatti ed al sicuro da pericolose illusioni. Lì credo venga fuori la parte più umana di me, forse la migliore, ma sicuramente anche la più intermittente e la meno caratterizzante.

Quella che non vive su periodi ma su istanti e l’istante è il tempo di un bacio, di una risata, dell’effimero, quello a cui mi piace aggrapparmi nel ricordo, quello che non dura e non salva, ma che retrospettivamente azzera i conti, anzi li rende superflui.
Uno pari e palla al centro. A questo sono serviti i bei momenti della mia vita, a farmi pensare a gran distanza di tempo, che “non fosse solo carne”, che si potesse anche smettere di odiare, di recriminare, che si potessero consegnare gli altri all’oblio, graziandoli con quel nanosecondo di incanto che ci hanno saputo regalare.

Posso provare ad enfatizzare il gesto ma non ad amplificarne la durata, posso ricordare ciò che ho avuto di buono ma non so perdonare o fingere di riponderare, così che il male e il bene si bilancino. E non so comprendere, perché il più delle volte non c’è davvero nulla da capire, spesso è già tutto fin troppo chiaro e dio sa se spesso non avrei voluto che non lo fosse, se non avrei voluto quel margine di dubbio a cui potermi aggrappare per salvare il mio giudizio del prossimo.

Ma nel più dei casi, per onestà verso me stessa, ho potuto solo alzare le mani, lasciando che il tempo attenuasse i sentimenti, che la foto sbiadisse e che, nell’indefinitezza dei contorni, si svelasse un dettaglio fin lì passato inosservato, giusto un istante prima che l’intera immagine sparisse per sempre.
E su quel dettaglio riesco ad essere umana per un attimo, ma la vita non è fatta di attimi, salvo che li si possano incollare insieme in modo armonioso e con un senso concreto di consecutività e io non ne sono in grado, se non mentendomi.

Preferisco assecondare la mia naturale necessità di razionalizzare, analizzare e mi prendo la contropartita della distanza, a volte ambigua, che ne consegue. E, pur con tutte le ragioni che mi riconosco, guardandomi dall’esterno mi vedo chiusa in un guscio trasparente, sottile ma resistentissimo, non poi così rassicurante e comodo come si vorrebbe credere, ma necessario oltre che spontaneo.

E mi convinco che no: non sono il tipo di persona che vorrei conoscere. Nessuno ha voglia di fracassarsi le ossa contro le invisibili e onnipresenti resistenze altrui e io d’altro canto ho perso la voglia di abbassare la guardia.

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17 risposte a "Non sono il tipo di persona che vorrei conoscere"

    1. Non scrivo da dio, scrivo di getto e come va va. Di solito va che non sono molto lineare e dev’essere una faticaccia per gli altri leggermi. Mi fa piacere sapere che qualcuno si sente simile a me. O forse no, forse augurerei agli altri di sentirsi più “lineari”.
      Grazie della lettura.
      Buona giornata

  1. Io e la mia ragazza ci definiamo “mostro+mostro”.
    Mostro di “tipo morbido” aggiungo sempre io, e lo faccio perchè è molto più semplice smenbrarsi che ricomporsi.
    Compassione…..con passione…..prima verso di sè, immagino.

    Credo che sia giusto e sano riconoscersi in ciò che si è scritto, sìì fiera di questo, e sano è trovarsi “mostruosi” a volte nella nostra cruda nuda nudissima verità.

    Da molto tempo esploro le profondità senza trovare in gergo aulico “un emerito fregno” se non domande e poi nuove domande.

    Poi un giorno inizio a pensare che ciò che cerco non è ciò che sono. Non sono potente e forte ma fragile e pusillamine, non sono bella e sincera ma bruttina e menzognera. Non voglio conoscermi, non vorrei conoscermi, ma devo riconoscermi, da capo, da ora in poi.
    Così inizio a praticare (cosa che fa parte del mio lavoro e della mia persona), e pratico un richiamo di me alla mia verità, qualsiasi siano le terribili fantomatiche conseguenze.
    E la verità esce e non ha controllo, io non nè voglio altro…..più mai se possibile.

    E mentre la verità esce e io prometto coraggio in questa scelta ogni giorno, il coraggio arriva e insieme ad esso una serenità differente….. piano piano comincio a conoscermi, senza giudizio.
    Dato che mi accompagno in questa vita, e nella nascita e nella morte sono stata e sarò sola,..sarà buona cosa mi conosca per bene e impari ad amare la verità.
    Non fai paura a nessuno mostro…, forse solo un pò a te.
    🙂

    1. Però è necessario smembrarsi per poi ricomporsi nel modo più armonico possibile.
      Io non mi cambierei in toto, mi riconosco nella persona che sono, ma so di avere dei grossi limiti verso gli altri: sono frutto delle mie esperienze, come tutti del resto, ma capisco di non essere un termine relazionale ideale per chi mi circonda.
      Però per me stessa ho grande passione e in nome di questa cerco di amarmi per come sono, anche per i miei limiti

      1. I limiti sono prove che superate ci rendono più forti e veri credo. Se ti ami e hai passione per te stai già superandoli penso. Non devi fare tutto tu in fondo….gli altri ci sono per questo. 😀 Buona domenica

        1. Ci sono anche dei limiti caratteriali e non sempre possono essere superati però vanno conosciuti e riconosciuti come tali. Io ho dei limiti che influiscono molto nel mio rapporto con gli altri ma sono molto legati al mio carattere e ai miei valori. Posso scendere a compromessi col mio carattere ma non con i miei valori.
          Non so se gli altri mi possano capire, non so che valori e che pazienza abbiano le persone di fronte a cui mi trovo, ma so che è loro diritto scegliere se mi vogliono conoscere o no e non biasimo chi sceglie di evitare, perchè anche io, di fronte a una come me, non credo ci metterei l’impegno necessario, che purtroppo è tanto.
          Grazie del passaggio, buona Domenica a te

      1. Non l’avevo interpretato come una provocazione. E’ che, pur essendo molto meno categorica di te, ho un’opinione piuttosto simile di me stessa, quindi boh… Ho pensato che magari le persone pessime sono capaci di capirsi almeno fra di loro…

          1. Vero. L’opinione che si ha di se stessi è spesso falsata da tutta una serie di fattori a cui si decide di dare più o meno importanza, ma questo vale per tutti: per chi la pensa come noi e per chi invece crede di essere la persona migliore che ci si possa augurare di incrociare nella propria vita.

            1. Sì hai ragione. Il punto, per quello che mi riguarda, è che io dò molta importanza ad alcune cose, alcuni valori, e la dò sia quando si tratta degli altri che quando si tratta di me. Cerco di non usare due misure diverse. Alla fine credo che, così come mi sento una persona che non vorrei conoscere, sento di essere circondata da tante persone che non avrei voluto conoscere. Forse sono troppo rigida, probabilmente girano un sacco di persone come me ma che, avendo idee diverse dalle mie, si sentono stupende

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