Voi li chiamate fancazzisti e pensate che debbano tornarsene tutti a casa. E in verità vi dico: avete ragione

Tra i miei problemi esistenziali, ce n’è uno che credo di avere praticamente solo io, ovvero l’ipersensibilità all’odore del cibo, o comunque di tutto ciò che si ingerisce. Questa condizione, che diventa sopportabile dal pomeriggio in poi, è invece devastante nelle prime ore del giorno.

Sono una di quelle che si prepara il caffè la sera prima ma non per questioni di tempo come le persone normali, bensì perché sentirne l’odore alle sette del mattino mi farebbe ribaltare lo stomaco in attorcigliamenti che mi varrebbero l’invidia di una contorsionista cinese campionessa mondiale.

E adoro i ristoranti etnici perché un po’ di sano autolesionismo non ha mai fatto male e l’aria che si respira là dentro mi sconvolge al punto da farmi sentire gli omini verdi che si divertono su e giù per il mio apparato digerente (digerente?) come bambini nei parchi acquatici, usando l’esofago come scivolo e lo stomaco come piscina.

Tornando al punto (o almeno provandoci), ho sempre genericamente pensato che questa mia particolarità mi accomunasse alle donne incinte. Non che io lo sia mai stata, ma mi pareva di aver sentito che uno dei sintomi della gravidanza fosse la nausea. Insomma ero convinta che le donne incinte al mattino vomitassero al solo sentire la parola “caramella”.

E invece mi devo ricredere e a mie spese, per giunta. Kollega Cornificans aspetta un figlio (si accettano scommesse sulla paternità) e parrebbe aver deciso di smettere di fumare, sostituendo alla sigaretta il cibo. L’intento di preservare la salute del nascituro sarà pure nobilissimo, ma ha su di me effetti devastanti. Nel suo ufficio, comunicante con il mio, sono comparsi terribili strumenti di tortura, quali un vecchio tostapane, rimasto lì pacificamente inutilizzato per anni e un piccolo forno a microonde (o qualcosa che gli assomiglia).

E all’Obitorio abbiamo inaugurato la “Sagra mattutina del maialetto sardo”, destinata a durare almeno fino ad Aprile. La Cornificans va avanti a toast e io a conati di vomito trattenuti a stento. L’unica mia speranza di sopravvivenza è una gravidanza a rischio (oggi mi sento davvero cattiva oltre che vomitevole, del resto tutte le gravidanze a rischio di cui ho sentito parlare si sono poi concluse felicemente), in alternativa potrei anche farmi l’inverno a finestre aperte e bronchiti galoppanti.

Insomma o io o lei. Questa liaison lavorativa, alla quale sono mio malgrado costretta da oltre quattro anni non può continuare. Sono stata una buona “moglie”, ho sopportato tutto, dalla radio, che mi distrae alla follia e che lei accende puntualmente nei giorni in cui ho maggiore bisogno di concentrarmi sul lavoro, alle sue pseudo tresche amorose con l’Uomo Soprammobile (non ne ho mai parlato? Non c’è nulla da dire: tanto bello esteticamente, quanto inconsistente caratterialmente), che mi hanno costretta a rispondere a chi la cercava con storie che, sul lungo termine, diventano abbastanza inverosimili, visto che una non può passare la propria giornata lavorativa tra il cesso e la fotocopiatrice.

Intendiamoci, tra noi non è mai stato vero amore, più che altro si è trattato di un “do ut des”, del quale anche io in passato ho beneficiato, ma il “des” ultimamente sta mettendo a serio repentaglio le mie funzioni gastriche e la mia salute mentale.

E sono costretta a chiedere il divorzio per irrisolvibili incompatibilità caratteriali. L’inconciliabilità si determina in quanto, essendo lei incinta, la legge vuole che abbia automaticamente ragione a far valere le proprie necessità alimentari, secondo il principio giuridico della nonna che se aspetti un figlio devi mangiare per due, manco stessi sulla strada per partorire un elefante.

Del resto se davvero fosse così potremmo chiudere l’Obitorio ed aprire un circo. Io, a furia di arrampicamenti in precarie condizioni di stabilità, potrei candidarmi con successo al ruolo di equilibrista, i pagliacci abbondano (quelli non mancano mai da nessuna parte), abbiamo persino le iene e, last but not least, tra il personale annoveriamo anche un’illusionista, capace di smaterializzarsi dove aver timbrato il cartellino all’ingresso. No: non è una stronza che timbra e poi va a portare i figli a scuola: è un’artista della magia ottica di tutto rispetto.

Il Latitante dice di me che quando non mi sento bene divento particolarmente lamentosa e persino più acida di quanto non lo sia già in normali condizioni di salute. Ovviamente ho sempre sostenuto che avesse torto, ma, rileggendo (una riga sì e tre no) questo post mi rendo conto che ha ragione lui. Del resto la bile mi è diventata fiele allo scoccare dell’ennesimo toast.

Però alla fine ho deciso di arrendermi e vado a vomitare.

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4 risposte a "Voi li chiamate fancazzisti e pensate che debbano tornarsene tutti a casa. E in verità vi dico: avete ragione"

  1. mmmmmh decisamente canale di stomaco e di bile che tra l’altro in medicina cinese se nè stanno propio vicini vicini sono alterati…..ti consiglierei assolutamente di praticare stretching e scoprire quanto sia meraviglioso fare colazione 😀

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