Sulla scacchiera del destino si gioca fino all’ultima mossa

Questo post non ti piacerebbe, nessuno di quelli che ho scritto su di te ti piacerebbe. Del resto, sarà pur vero che quando sto bene non mi esce nulla e quindi dei bei momenti passati insieme non ho mai lasciato traccia, ma ultimamente non mi sembra che tu collabori molto a che scriva alcunché di positivo su di noi. E questo “ultimamente” dura da un bel po’ e dura molto più a lungo dei miseri giorni di gloria che tante volte, con il tuo atteggiamento, mi rendi difficile ricordare.

Ho spento la cornice digitale perché vederci così sorridenti mi sembra una farsa, soprattutto quando, dopo giorni in cui sei stato sommerso da crisi familiari e lavorative, finalmente trovi un’ora per me e ne passi la metà in un monologo su argomenti che stanno iniziando a farmi venire il voltastomaco e l’altra mezza a farmi un discorso riassumibile in “Vengo a vivere lì: se trovo il lavoro perfetto entro tre mesi resto, sennò me ne torno dalle mie parti e arrivederci e grazie”.

E quando ne tiro le somme, perché per metterci mezz’ora significa che sei stato minimo minimo un po’ dispersivo e non sono poi così certa di aver colto il punto, mi rivolti i termini così da far sembrare che l’”arrivederci e grazie” l’abbia detto io o meglio che tu mi stia facendo un gran favore a darmi la possibilità di esprimere quello che penso e che non ho il coraggio di dire.

E se c’è una cosa che non posso sopportare, che nemmeno con tutto l’amore e la pazienza di questo mondo potrò mai tollerare, è che mi vengano messe in bocca parole che non ho detto. E non così a caso, ma piuttosto perché, in previsione di un finale non poi così roseo, la parte della cattiva la faccia io.

Ora, giusto per essere chiari: io questo tango lo sto ballando da oltre quattro anni e ho tutta l’intenzione di vederne il finale. Ti sei slogato le caviglie? Anche io sai, ma io sono quella che si trascina, non quella che si appoggia. Del resto, se fosse diversamente sarebbe già finita da un pezzo, come con tutte le altre, quelle che vedendoti distante, perso nella tua vita, assente, hanno deciso di mollare. Ma io, concedimi di essere patetica, ti amo (amavo?) davvero e ho provato a capire, ad accettare, a fare i conti con cose più grandi di noi, che ti hanno tenuto lontano da me e con questioni ben più piccole, nelle quali tu ti sei perso volontariamente.

E sono stanca, ma non ho nessuna intenzione di renderti le cose facili proprio nel momento in cui, se fossi io a lasciare te, ti pioverebbe sulla testa una benedizione. E’ diventata una questione di principio, siamo al momento della verità, quello in cui, dopo così tante belle parole, si passa ai fatti e, comunque vadano, io li voglio vedere.

Va da sé che nessuno ti obbliga a fare questo passo, meno che mai io, ma la prossima mossa è tua, è difficile, lo sarà in qualunque direzione tu muova, ma credi che per me non sia stato difficile tutto questo tempo senza te? Credi che io non verrei a pulire i cessi della metropolitana della tua città se fosse l’unico modo per stare con te? Io lo farei, ma tu no. Tu detti le tue condizioni ad un mondo che nemmeno sa che esisti e pretendi che si srotolino i tappeti rossi: di meno non ti basta.

Io non ti basto e allora forse tanti discorsi te li saresti potuti risparmiare. Mi salva che non ti ho mai creduto fino in fondo, ho sempre detto a me stessa che sarebbero stati i fatti a dar sostanza alle parole. E i fatti, all’approssimarsi dell’ora cruciale, latitano, si riempiono di dubbi, di clausole, quelle scritte in calce, così in piccolo che solo ora ti viene in mente di leggermele.

Mi ricordo che anni fa, ad un matrimonio, mi presentarono un ragazzo. Così come ti vengono presentati un po’ tutti in queste occasioni. E mi ricordo ancora il suo nome. Sai cosa mi colpì? Non il fatto che fosse carino e brillante, ma il fatto che avesse piantato la sua vita all’improvviso per andare a diverse migliaia di chilometri e vivere con la ragazza di cui si era innamorato.
Erano tempi non sospetti, noi due nemmeno ci conoscevamo, ma invidiai la fortuna di quella donna che aveva trovato chi nei fatti e nella difficoltà le aveva dimostrato il suo amore per lei.
Forse presagivo che per me non sarebbe mai stato destino.

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3 risposte a "Sulla scacchiera del destino si gioca fino all’ultima mossa"

  1. Pure io sono una di quelle che scrive un sacco quando le cose non vanno benissimo ed invece latita il blog quando sto bene!

    Bhè non posso dire molto non conoscendo i dettagli( e quindi potrei anche sbagliare)però dopo 4 anni basare le proprie decisioni sul lavoro e non sul fatto che tu ci sei mi fa pensare che non sia molto coinvolto… Certo, l’amore non ci compra il pane ma è vero anche se ci tieni veramente a qualcuno fai i salti mortali per stare con quella persona!

    1. Io scrivo probabilmente più come sfogo e quindi è normale che scriva se non mi sento al meglio di me. Oppure scrivo quando avrei qualcosa da dire ma nessuno a cui dirlo.

      Nemmeno io penso che lui sia molto coinvolto, ma non gli voglio spianare la strada: deve prendere le sue decisioni e le conseguenti responsabilità.
      Hai ragione a dire che l’amore non compra il pane e proprio per questo ci eravamo accordati per cercare di partire là dove già avevamo delle basi. Ma ora la vedo molto difficile.

      Grazie per aver letto

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