Ansia da prestazione in una gelida giornata autunnale (ma anche no…)

L’ho già scritto che fa freddo? Sì suppongo che sia stato il leitmotiv di ogni mio post da inizio Settembre in poi. Però la mia insegnate di latino delle superiori sosteneva che la ripetizione fosse utile in quanto strumento di apprendimento osmotico dei concetti.

Quindi facciamoci del male, facciamocelo entrare nella ossa mediante processi di somatizzazione, tanto più che oggi il clima si presta particolarmente, visto che alle nove del mattino c’erano solo due sfigatissimi gradi piccoli piccoli che si guardavano increduli pensando “Siamo già rimasti così in pochi?”.

Comunque c’è il sole e la nebbia e lo sguazzo, insomma la classica giornata che basta mettere il naso fuori dalla finestra e hai già trovato minimo una ventina di buoni motivi per il suicidio, a partire dal fatto che è solo metà Ottobre e sei già costretto a rispolverare i maglioni della nonna, quelli con la serpentina antigelo incorporata, quelli che, per quanto sono sexy, potrebbero tranquillamente essere venduti come misure antistupro.

Che poi uno teoricamente pela un po’ di freddo finché non arriva al lavoro e fino all’ora di tornare a casa se ne sta al calduccio, ma qui all’Obitorio il termine “riscaldamento” è del tutto bandito, per cui i termosifoni funzionano sì e no mezz’ora al giorno, giusto a titolo di partecipazione non ornamentale, e per il resto ci dobbiamo ingegnare. Il che si traduce in stoica sopportazione, visto che le stufette elettriche fanno saltare la corrente e la connessione Interdet dell’intero isolato, cosa per cui siamo già ampiamente odiati dai piani bassi dove risiede la crème di questo posto (non per nulla io sto ai piani alti…).

Oddio, quanto ho scritto? Troppo. A volte mi stupisco di come il mio cervello sia in grado di partorire una così grande quantità di stronzate in una limitatissima frazione temporale, ma ciò che veramente mi lascia secca è che trovo persino il coraggio di scriverle. Ossia: tutti mentre stiamo sotto la doccia o mentre aspettiamo che salga il caffè, pensiamo a cose prive di senso, ma persone più sensate di me almeno si astengono dal buttarle nero su bianco. E’ vergognoso, io sono vergognosa, ma mi dico che è colpa del freddo e che alle cose serie a volte è meglio non pensare.

Ad esempio non vorrei pensare al fatto che quando rientro mi tocca chiamare MammaSuocera. Sì perché il Latitante, che ultimamente fa come la luna, cioè si eclissa e poi ricompare, si è rifatto vivo per riportarmi le lamentele di sua madre circa il mio non essere la nuora perfetta e perfettamente rompiscatole che ti sta sull’anima e sulla bolletta telefonica ogni santo giorno.

Ne consegue che oggi la devo chiamare e non so proprio che dirle. Intendiamoci: io sono una che se ha da dire parte a ruota, ma se non ho argomenti sensati non sono il tipo che si mette a parlare del nulla con il primo che trova alla fermata dell’autobus con la scusa che deve ingannare l’attesa.
Certo non è che dal mio blog si direbbe, ma sono piuttosto riservata e il mio livello di rompicoglionaggine tende al minimo sindacale, salvo che abbia validi motivi.

Con MammaSuocera, che non vedo e non sento dal mio blitz a Megalopoli lo scorso Maggio, non saprei davvero cosa inventarmi. Non so se sperare di trovarla di buon umore, così il discorso lo fa lei e io mi limito a rispondere, allungando un po’ la minestra per riempire i minuti e non sembrare poco interessata, o se fare gli scongiuri per beccarla con la luna storta, così mi dice due parole e mi appende in faccia, cosa che in altre situazioni, mi farebbe girare le scatole ma che con lei mi farebbe tirare un sospiro di sollievo.

Insomma: soffro di ansia da prestazione quando si tratta di telefonarle, non a caso mi limito alle feste comandate e anche lì non è che il mio cervello pulluli di elucubrazioni da condividere con lei.

E in ogni caso il suo studio della lingua italiana risale ai tempi delle Guerre Puniche, per cui non ne è che ne sia rimasto un gran che, perciò devo stare sul facile e io fatico tantissimo a parlare semplice, cioè vorrei dire le cose esattamente come le partorisce il mio unico neurone sopravvissuto e non doverle rielaborare sei volte per pescare le costruzioni più semplici e i sinonimi più comprensibili.
Al che lei potrebbe legittimamente rispondere che mi imparassi io la sua lingua, ma, visto che ancora fatico a riconoscere le lettere e capisco giusto qualche frasetta qua è là per pura deduzione logica, la vedo come un’eventualità piuttosto remota.

Comunque: visto che questo è un blog, magari c’è gente che legge. Io personalmente un post come questo l’avrei piantato alla seconda riga, ma se qualcuno avesse avuto l’ardire di giungere fin qui e volesse darmi qualche suggerimento mi farebbe un grossissimo favore.

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10 risposte a "Ansia da prestazione in una gelida giornata autunnale (ma anche no…)"

  1. E perchè deve diventare un problema tuo? Se lei ha voglia di sentirti, invece di mandare suo figlio a chiedere a te di farlo, potrebbe alzare la cornetta lei….. No? E poi se non ti va lascia stare, da una cosa fatta a forza nessuno trae giovamento.
    Altrimenti, se sei masochista, puoi sempre chiederle di tutta la famiglia, vedrai che non vede l’ora di raccontartene di ogni (aiuto)!
    Greta
    ps mi piace molto leggerti!!

    1. Anche io la penso esattamente come te: potrebbe anche farsi viva lei qualche volta. Io lascerei anche stare ma stavolta ho fatto uno sforzo e ho chiamato, chè non vorrei che pensasse che sono ostile verso di lei.
      Però non sono stata masochista al punto da chiedere di tutta la famiglia, sennò adesso sarei ancora al telefono a sentire le sue lamentele.
      Grazie della tua gentile presenza nel mio blog

  2. Sono arrivata alla fine (pure io scrivo scrivo… l’hai visto) ma ho suggerimenti zero: perché tu almeno ti sforzi, io invece nemmeno ci provo. A intavolare conversazioni telefoniche e non, se con qualcuno non ho nulla da dire, chiunque sia.
    Sono veramente un’orsa all’ennesima potenza, e non ho la pazienza per inventarmi argomenti per forza.
    Eppure anche io sono nata in un giorno d’estate, e il mio lato solare dovrei avercelo da qualche parte, me lo ricordo, forse s’è nascosto col tempo.
    Ho letto il tuo profilo nel gravatar e stranamente anche io ho un fortissimo lato.. crepuscolare notturno. Ciao!

    1. Grazie per la pazienza di essere arrivata fino alla fine.
      Io mi sforzo solo in questo caso, normalmente non lo farei mai. E comunque alla fine mi chiedo: dove sta scritto che io in quanto quasi-nuora la devo chiamare?
      In ogni caso stavolta mi è andata di lusso: ha detto tutto lei, io rispondevo solo sì e no.
      Credo di essere una persona davvero solitaria, (ma anche nel senso positivo del termine) per questo non mi relaziono bene agli altri, salvo che abbia effettive necessità o che senta il bisogno e il desiderio di comunicare, il che è tutto l’opposto del sole estivo in cui sono nata e del mio segno zodiacale.
      Buona serata

      1. Non sta scritto da nessuna parte infatti. E quindi gli unici suggerimenti che posso dare io sarebbero considerati.. ‘cattivi’ o ‘da cattiva’: cioè, non farlo, non fare le cose a cui non sei obbligata, e, come mi ha detto qualcuno, in verità non siamo obbligati quasi a nulla, se ci fa stare male o anche solo se ci infastidisce, salvo come dici le effettive necessità.
        Me l’hanno detto in un centro di fisioterapia, ben due fisioterapiste davvero in gamba (senbra strano vero, che vai a fare fisioterapia e trovi consigli anche per l’anima..)..
        Buona serata a te

      2. E comunque se proprio ci tenesse a sentirmi potrebbe anche chiamare lei: non è che diventa brutta.
        E’ vero che le cose a cui siamo effettivamente tenuti nella vita non sono poi così tante e questa è una di quelle facoltative e che quindi potrei evitare.
        Diciamo che per ora sto attuando una terapia di “graduale riduzione” giusto per non dare un colpo troppo secco.
        Grazie del passaggio

  3. Io odio le telefonate “di dovere” perchè non so che dire e come dirle: inizia sul banale “come va” e poi parla del tempo,della pioggia, di cosa ha cucinato o sta per cucinare… inventa sul momento nello stile: soggetto, predicato verbale e complemento oggetto.

    1. Anche io odio le telefonate di dovere ed è un odio che proprio non riesco a superare: per questo ho risultati così disastrosi.
      L’idea di parlarle di cucina non mi era venuta in mente: sono una pessima cuoca, ma per amore della conversazione, potrei barare. Grazie dell’interessante consiglio

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