Domenica: Questo post Leopardi l’avrebbe scritto molto meglio di me

Domenica: il giorno della settimana che mi ammazza, l’unico in cui progettare il suicidio sarebbe inutile perché la Domenica non lascia che io mi serva da sola il piatto della morte. Nessuna premeditazione per me oggi, solo rassegnata soccombenza.

Il settimo giorno, il giorno del riposo di dio è per me miraggio in degenerazione, il sogno dell’acqua nel deserto, che, al mio avvicinarsi, si pietrifica di blu, priva di salvezza, devastatrice di speranza. Ingannatrice come una splendida donna intravista di notte nel via vai di troppi corpi e ritrovata sotto un’alba di crude verità che il buio aveva celato.

Un loop, dal quale non riesco a liberare il mio cervello, vuole che continui a guardare alla Domenica come al giorno più dolce e desiderato. Prevedibili retaggi infantili mi portano a riporre in essa speranze di calma e serenità, che forse davvero in un tempo remoto hanno accompagnato i miei giorni festivi ma di cui ora non ricordo nulla.
Nemmeno un flash, nemmeno il retrogusto, solo elastici stretti al polpaccio, abiti in cui non mi riconoscevo e senso di non appartenere a niente e a nessuno, che mi fa pensare di aver vissuto molte altre vite prima di questa e da questa totalmente slegate.

La bambolina elegante della Domenica con la messa incastrata nelle costole prende polvere sulla mensola più alta, quella a cui non riesco ad arrivare, quella con cui ho perso cognizione di legame. Come con altri luoghi e pupazzi molto più recenti della cui esistenza e connessione con me oggi mi stupisco nel totale oblio.

Domenica senza cuore ed è patetico quanta passione si possa riversare nel ripercorrere a freddo le strade deserte di sentimenti sepolti in archivi le cui combinazioni di apertura mi sono oscure e poco rilevanti nella presente anestesia emozionale.

E molte stanze più in là, molte chiavi d’accesso dopo, un’altra donna giace abbandonata sull’orlo della conta dei minuti e dei secondi, ad annaspare in una lentezza esasperante dove il tempo diventa tattile e viscoso e le si incolla addosso e scivolando piano lungo la pelle, corrodendole la pazienza millimetro dopo millimetro.

Tra la pioggia svogliata e le incostanti nuvole, pare che questa Domenica sia lentamente stata eclissata da una timida nebbia. Persa, come tutte le cose che ho smarrito e di cui nemmeno ricordo l’esistenza, come tutte le cose che, se mai ritroverò, getterò via in nome della loro inutilità.
Risucchiata dall’aerosol di minuti aspirati svogliatamente, la Domenica arriva all’inesorabile suo epilogo e forse dovrei essere disperata per il tempo che come sabbia mi sto lasciando scivolare tra le dita, senza nemmeno stringere per tentare di rallentarne l’inevitabile caduta.

Eppure riesco solo a pensare che non mi sentirò mai abbastanza al sicuro da tutte le Domeniche che ancora dovranno venire.

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2 risposte a "Domenica: Questo post Leopardi l’avrebbe scritto molto meglio di me"

  1. Capisco.
    Posso solo suggerirti di pensare che di domenica sei al sicuro da telefonate di lavoro, burocratiche, da uffici pubblici, professionisti con cui hai eventuali appuntamenti, etc etc… tutte rotture di scatole che capitano durante la settimana. A me già solo questo fa tirare un sospiro di sollievo, da parecchio tempo in qua.
    Lo so non è abbastanza. 😉

    1. In realtà ho un rapporto di amore-odio con la Domenica. So che mi fa male ma è come se quel dolore in qualche modo mi piacesse, come se desse un senso a quel giorno.
      Comunque hai ragione sul fatto che sia il giorno più libero da rompimenti vari: in fondo basterebbe solo che mi impegnassi di più a trovare il lato positivo delle cose e imparassi ad apprezzarlo.
      Magari non sarebbe un punto d’arrivo ma almeno sarebbe un inizio 🙂

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