Up & Down (Perdonate la mancanza di fantasia)

Ultimamente stai sparendo nel nulla, un classico conoscendoti e io, dopo tutto questo tempo, ti conosco meglio di quanto tu creda. E mi sono abituata, con rassegnazione, assecondandoti forse troppo, sicuramente a torto, ma so che tu sei quel tipo di persona che non ascolta né consigli né opinioni, salvo che queste convergano con le sue.

So che vai per la tua strada, che non fai patti, che non scendi a compromessi, che l’egoismo, di cui spesso mi accusi, risiede in te a livelli esponenziali, al punto tale che non sei più nemmeno in grado di rendertene conto.

Quando ti ho conosciuto, ero stanca di litigare con tutti, di fare di ogni rapporto un macello, arrampicandomi sui cavilli delle questioni di principio. E con te ho ecceduto nell’opposta direzione e, per quanto per le forzature non abbia mai avuto passione, mi rendo conto di quante ce ne siano tra noi o meglio da parte mia nei tuoi confronti.

Ma è stata una mia scelta, sempre che di scelte si possa parlare quando il cervello è bombardato da squilibri ormonali che mandano il naturale raziocinio dell’essere umano a farsi benedire. Se te ne parlassi adesso mi diresti di non avermi mai chiesto nulla di tutto questo e, per quanto mi scocci ammetterlo, avresti ragione.

In coerenza con le mie posizioni, mi sforzo tutt’ora di capire ,di accettare. Senza anteporre le tue esigenze di solitudine, alle mie di mantenere un contatto stabile, cerco comunque di calarmi nei tuoi panni e tu a ringraziamento mi dici che ognuno deve pensare in primo luogo a sé stesso e che hai intenzione di attenerti a questo principio (come se non l’avessi mai fatto…), perciò sono libera di andare se comprensibilmente non capissi la tua scelta.

Eppure rimango, immobile e muta. In altri tempi e diverse circostanze l’avrei fatto con piena convinzione, ti avrei detto di no, di non volermene andare, che era “per sempre”, anche “nella cattiva sorte”, ma tutte le mie certezze le sto perdendo lungo la strada. Non ti ho mai chiesto di aiutarmi a tenerle in vita, non ti ho mai chiesto nulla, se non ricordo male: speravo solo che tu avessi il buon senso di non ucciderle ma sempre più spesso credo di essermi sbagliata.

Forse in passato ti amavo di più, forse ti amavo davvero, forse ero solo innamorata, sballata dalle endorfine di un entusiasmo che, in fin dei conti, era più una reazione chimica a livello cerebrale, che un atteggiamento validamente supportato da ragioni concrete di esistere.

Ma continuo a restare: brutta bestia l’amore, che mi fa giustificare l’ingiustificabile, che mi fa pensare che tu abbia bisogno di me quando sbuchi improvvisamente dal nulla per rendermi partecipe di situazioni che, in fin dei conti, rivestono per te un’importanza dalla quale io non mi sono mai sentita minimamente sfiorata e che con nessuno potresti condividere se non con me.

Forse sono io ad aver bisogno di te, ma probabilmente non sei tu ciò di cui ho bisogno ma ciò che tu rappresenti. Ho bisogno di credere che le cose si sistemeranno, che adesso siamo troppo lontani, che abbiamo vite troppo separate per poter avere con te un’esperienza significativa di condivisione. Ho bisogno di pensare che non siamo due binari paralleli, destinati eternamente a non incontrarsi mai, a dispetto di repentini e sporadici avvicinamenti.

Ho bisogno di credere che con te un giorno sarò felice, che sei la scintilla che mi manca per brillare nel cielo.

E capisco che in fondo è un pensiero egoista, che egoisti lo siamo entrambi ed in questo c’è forse l’ingrato bilanciamento che ci permette di non soffrire eccessivamente della focalizzazione dell’altro su di sé, di accettarla come un dato di fatto, in cui tanto prendiamo e tanto ci viene preso, con naturalezza, senza rappresaglie.

Tra noi probabilmente non esiste un legame forte ma privo di basi solide e non per questioni individualistiche, ma in ragione della scarsa costanza emotiva che tu sai garantire al tuo relazionarti con gli altri.

La tua imprevedibilità che ti ha reso affascinate ai miei occhi e forse agli occhi di molte altre donne prima di me, la tua instabilità, non poi così allucinante quando se ne comprende lo schema di fondo, è ciò che nel tempo ti sta allontanando da me.

E spesso tutto quello che abbiamo vissuto insieme, per quanto fosse reale e concreto, mi sembra un sogno, di quelli che al risveglio non sai se essere felice per essere stata allietata da immagini tanto belle o se essere amareggiata perché appunto solo di immagini oniriche si è trattato.

E non so se con te ho davvero vissuto o ho semplicemente sperato di vivere. Non so se ho colto o se ho idealizzato, non so che valore devo dare alle schegge di vita comune, agli entusiasmi, alle lacrime, alle riconciliazioni, alla rabbia. Non so cosa pesi più e cosa meno, cosa fosse frutto di un’emozione momentanea e cosa di un sentire duraturo.

Io non sono altalenante come te, per cui non riesco a ricucire i pezzi positivi scartando i negativi, non riesco ad accettarlo come qualcosa di normale.

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2 risposte a "Up & Down (Perdonate la mancanza di fantasia)"

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