Con il fucile alla tempia

Ho un problema di base con il ritorno nel blog. L’ho sempre avuto anche nei miei tentativi precedenti e solitamente la difficoltà si è trasformata in abbandono per impossibilità di tornare dalla dimensione vita alla dimensione scrittura.

In teoria uno vive e scrive riguardo alla propria vita. Io no. Si dice che il cervello femminile sia strutturato in modo da consentire l’espletamento di più azioni al contempo. Il mio no. Ho un cervello mononeuronico maschile, con mutazioni genetiche che mi consentono di pensare ad altro oltre al sesso, ma selettivamente e singolarmente. In altri termini, o vivo o scrivo e passare dall’una all’altra modalità mi risulta decisamente ostico.

Così o vivacchio scrivendo di piccoli insignificanti dettagli della quotidianità, rivisitati dalle mie riflessioni malate, generalizzatrici e fantasiose o vivo veramente, seppellendo alle mie spalle ogni possibilità di tradurre in parole quanto mi succede.

Se vivessi costantemente sarei troppo impegnata a vivere per tenere un blog. Perciò l’esistenza di un blog tenuto dalla sottoscritta è fondamentalmente triste e inconfutabile prova della mia sopravvivenza limitata alle funzioni vitali di base.

Comunque: negli ultimi due giorni ho riaperto la pagina di WordPress per la prima volta dopo quasi tre settimane di assenza talebana: non avevo sbirciato nemmeno di straforo e non solo perché non voglio che il Latitante mi becchi a scrivere qui, ma soprattutto per mancanza di stimoli a leggere ed interagire virtualmente.

E adesso non mi sento molto più invogliata, ma, ancor di più, ho una forte percezione di estraneità, spaesamento, di essere nel posto sbagliato e nel momento sbagliato. Ho letto vari post, alcuni mi sono piaciuti, altri, in tempi diversi, mi sarei persino spinta a commentarli, sfidando la mia naturale riservatezza. Eppure stavolta non sono riuscita a trovare la forza di esprimermi nemmeno attraverso il facebookiano “like”.

E’ come se fossi troppo stanca, terribilmente distrutta o più probabilmente non riesco a rassegnarmi all’idea di dover rimettere la mia vita in stand by dopo un breve periodo in cui sento di aver davvero vissuto al 100% delle mie possibilità.

Inoltre, nonostante potrei scrivere un pallosissimo resoconto, dettagliato o meno, delle mie avventure di questo ultimo periodo, non sento alcuna propensione in merito. E riguardo alle poche cose davvero significative, mi sembra di aver perso il filo, come se il sistema operativo “Mononeurone 1.0” fosse andato in fusione a causa del clima che finalmente si è deciso a regalare un po’ di caldo anche a noi, ultimi rimasti con la maglia a manica lunga fino a Luglio inoltrato.

I rientri in genere non fanno per me. Il blog posso anche decidere di buttarlo a mare, ma la vita no e lì mi sento la gazzella che, dopo una vacanza nella Pampas a sollazzarsi tra le tranquille mucche argentine, torni nella savana e debba immediatamente rimettersi a correre con il fiato del leone sul collo.

E il mio leone è il tempo. Ho vissuto tre settimane come se il tempo quasi non esistesse e adesso mi ritrovo reimmersa senza pietà alcuna in un contesto dove i minuti rappresentano un concetto fondamentale e io, con le scansioni temporali, brevi o lunghe che siano, non sono mai andata molto d’accordo. E non ho nemmeno mai avuto molta simpatia per le abitudini, gli obblighi, la falsa cortesia, il sorriso di default, che mi hanno accolta a braccia aperte al mio rientro dalle ferie.

E sento che anche questo post lo sto scrivendo perché mi sento obbligata a farlo, come se scrivere facesse parte della mia routine settimanale. Perciò o questo senso di dovere verso la scrittura si sblocca e magari riesco a perdere la ruggine che mi sento sulle dita e nella testa o abbandono tutto.

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16 risposte a "Con il fucile alla tempia"

  1. Anche con me hai interagito, così sono qui e ho iniziato a seguire il tuo blog. Anche io ho vissuto periodi mononeuronici, o scrivevo qui o vivevo lì, ma scrivendo di quello che vivo trovare un equilibrio m’è forse venuto più facile. Su una cosa poi concordo pienamente: la scrittura, il mondo dei blog come credo entrambe lo intendiamo, è fatto anche e forse soprattutto di stimoli che non ci vengono tanto dalla voglia, dal bisogno di scrivere di questo o di quello, quanto dai sentimenti, dalle spinte che ci suscita quello che scrivono gli altri. È una continua ricerca.

    1. A volte ho paura a interagire in questo contesto, può essere interessante ma anche ambiguo. Io attraverso un periodo in cui vivo molto intensamente ma per periodi di tempo molto limitati. Il resto è come dormire, ricordando eviscerando, anche troppo a volte. Ed è questo che più spesso anima il mio scrivere: il pensiero, il sentimento.
      Se potessi raccontare di quello che vivo lo farei volentieri e immagino sarebbe molto equilibrato, ma la mia attuale situazione non me lo permette.
      Trovo molta difficoltà a passare dal mondo della scrittura a quello della vita e viceversa. E trovo poca ispirazione nella vita ma moltissima dentro di me, per quanto ciò che ho dentro non sia affatto chiaro e lineare.

  2. Un saluto e un grazie per essere passata dal mio blog.
    Questo è per me un mondo del tutto nuovo, l’ho scoperto tardi e ne sono rapito ogni giorno di più. Diciamo che per ora … sto improvvisando.
    Mi sento come ai primi giorni di scuola e cerco di essere un bravo “scolaretto” per apprendere il più in fretta possibile e recuperare un po’ del tempo perso.
    A volte ho la fortuna di imbattermi in un blog come il tuo e allora capisco che la strada da fare è ancora tanta e allo stesso tempo cerco di “rubare” un po’ della tua arte di scrivere.
    Ti definisci una “scribacchina di episodi vissuti” ma io ti vedo invece – per dirla con una metafora di Stephen King – come una che ha “la cassetta con tutti gli attrezzi giusti e i muscoli necessari per portarla con se”.
    Mi auguro che tu possa condividere molti altri post con me e con tutti quelli che ti seguono.
    Un abbraccio. Ciao

    1. Wow sei davvero gentile. Però io non credo che nessuno abbia nulla da apprendere da me, nè da nessun altro in fin dei conti. Ognuno di noi ha i suoi argomenti ed il suo modo di esprimersi e di trattarli. Ti auguro di trovare il tuo posto qui dentro, io non so se ho trovato il mio, ma lo sto cercando e spero di condividere con chi mi vorrà leggere qualche altra follia della mia testa e della mia vita. Grazie per aver letto, buon pomeriggio

  3. Se vivessi costantemente sarei troppo impegnata a vivere per tenere un blog. Perciò l’esistenza di un blog tenuto dalla sottoscritta è fondamentalmente triste e inconfutabile prova della mia sopravvivenza limitata alle funzioni vitali di base.

    Questo è quello che penso anche io,più scrivo,meno sto vivendo.E quando non vivo,ma non so nemmeno che scrivere che roba è?
    Ma alla fine credo siano momenti,certo diversi per tutti.In verità stare qui è sinonimo di condivisione del bello,del brutto o anche dei vuoti.

    1. Credo che su un punto tu abbia totalmente ragione: stare qui e scrivere nel web è un modo per condividere. Raccontiamo a chi ci vorrà leggere dei nostri momenti difficili, dei dolori, della frustrazione. Un pò per sfogarci, un pò perchè non ce la sentiamo di parlarne con le persone della nostra vita e forse anche perchè contiamo sulla forza che una parola gentile, seppure scritta in un commento, saprà regalarci

  4. Ciao! Non sarà semplicemente un momento di ‘scazzo da rientro’? Ad ogni modo, nemmeno io scriverei solo perchè mi sento in obbligo di farlo. Per me scrivere è una gioia. Una necessità. Smetterò di farlo quando diventerà un obbligo.
    Un sorriso.
    Greta

  5. Non pensi che il tuo voler scrivere esca fuori nei momenti neri della vita, momenti in cui hai bisogno di aggrapparti a qualcosa e quel qualcosa è il rumore della tastiera del pc? Lo affermi anche tu, quindi non ti sentire obbligata e prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno.

  6. Scrivere non è un gioco…
    Non scrivere se non ne hai voglia, non “laikare”, non sentirti in dovere di fare qualcosa…
    Ti invito però a sederti, per tutto il tempo necessario ad ascoltare racconti, poesie, aneddoti, citazioni, canzoni dai blog che segui. E’ inevitabile che salti fuori qualcosa prima o poi. Non oggi, non domani… neanche magari la prossima settimana… Quando sarà il tempo.

    E riempirai quel tuo foglio bianco che tanto ti incute timore

    Un salutone
    J.

    1. Non voglio essere una scrittrice e nemmeno scrivere per forza. Non temo la mancanza di ispirazione ma sto facendo esattamente come dici tu: mi sto prendendo il mio tempo per riadattarmi al contesto e magari ne verrà fuori qualcosa. Grazie del passaggio

  7. “Così o vivacchio scrivendo di piccoli insignificanti dettagli della quotidianità, rivisitati dalle mie riflessioni malate, generalizzatrici e fantasiose o vivo veramente, seppellendo alle mie spalle ogni possibilità di tradurre in parole quanto mi succede.
    Se vivessi costantemente sarei troppo impegnata a vivere per tenere un blog..”

    È esattamente quello che provo io, nei confronti della mia scrittura – se vogliamo insistere a chiamare così le mie paturnie verbalizzate.
    Lo hai detto bene. Io non sarei riuscita.
    Però penso una cosa: ci si trova ad un certo livello. Tutto qui. Esiste certamente un livello successivo – da maturare forse – in cui l’espressione della scrittura fiorisce senza più l’indispensabile ausilio di stimoli forti quali possono essere certi scomodi Perché della nostra quotidianità. Come se la scrittura fosse la fiamma di uno di quei maledetti accendini che non funzionano se non schiacci selvaggiamente la rotellina proteggi-bambini fino a crearti abrasioni nel pollice.
    Va be’. Mi sono appena alzata.
    Ciao

    1. Se riuscissi a svincolare il mio scrivere dalla quotidianità sarei una scrittrice: una di quelle pessime, che chiunque si rifiuta di pubblicare, ma pur sempre una scrittrice. Invece credo di essere una scribacchina di episodi vissuti e di non poter raggiungere il livello di cui parli. La mia scrittura è priva di fiamma, trattenuta o meno che sia, ma mi sta bene così. Odio che le mie aspettative vengano deluse. Qui non ne ho e nulla mi delude. Beata te che ti sei appena alzata, buona giornata

  8. Ciao! A dispetto di quanto scrivi ho visto che hai fatto un “like” ad un mio post, così sono venuto qui a curiosare! E’ molto carino il tuo blog, anche esteticamente!
    Anche a me capita così che a volte mi sembra di scrivere per obbligo. Però nel mio caso quando ciò avviene non vuol dire che la mia vita fuori va avanti, ma che c’è qualcosa che non va in genere. Tutto ciò che ti blocca, anche il gesto della scrittura trattenuto, è generato da un riflesso negativo. Però poi tutto si sistema sempre, in un modo o nell’altro..Vedrai che anche tu troverai l’ispirazione! (Ps.:I Velvet Underground li ascoltavo durante la mia adolescenza depressa, questa canzone è puro genio!)

    1. Sì pare che ce l’abbia fatta ad esprimere almeno una preferenza dopo tre giorni che giro a vuoto qui dentro. Esteticamente il blog piace anche a me ma il contenuto è scarso rispetto ad altri blogs molto più interessanti.
      Io di solito scrivo meglio quando le cose non vanno, mi permette di sfogarmi. Quando invece vivo e sto bene mi blocco. Spero di ritrovare l’ispirazione ma se non succedesse non sarà una gran perdita.
      Grazie del passaggio 🙂

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