Questo non è un addio (E nemmeno un arrivederci…)


Sto per abbandonare il blog per una ventina di giorni. Quindi urge post di addio temporaneo ai miei web spazi ed ai miei pochi ma assidui lettori. In realtà non saprei esattamente da dove cominciare, ultimamente mi sento svuotata a livello mentale e fisico.
Non si tratta del caldo, se dicessi che il clima mi sta uccidendo, mentirei. E’ che questi ultimi giorni sono un vero e proprio tour de force tra lavoro e rimessa in sesto della carrozzeria in occasione dell’imminente arrivo del Latitante. Non che normalmente lasci il mio corpo abbandonato al suo declino, ma la ceretta con triplo contropelo e le sessioni da sette ore dalla parrucchiera, con promesse di capelli da meravigliai e certezze di portafogli da merDaviglia, le faccio solo in suo onore.
O più probabilmente lo faccio per me stessa, perché quelle tot volte all’anno, dopo essermi sottoposta ad estenuante massacro estetico, posso provare il sottile piacere di guardarmi allo specchio e pensare che, stanchezza a parte, sono ancora una donna papabile, seppure preventivando due-tre giorni di ristrutturazione intensiva.
Questa volta sono solo all’inizio e sono già psicologicamente a pezzi: non sono nata con la french manicure, la gamba liscia e il capello mechato di serie e questo non aiuta né il restauro, né il morale.
Inoltre il fatto che il Latitante abbia deciso di venire da me a prende il fresco invece che lasciare che fossi io ad andare a Megalopoli al calduccio mi fa sentire ulteriormente sconsolata. Le vacanze a casa sono praticamente pura astensione dall’attività lavorativa, con l’aggravante che all’Obitorio sanno che starò qui e quindi potrebbero chiamare ad ogni ora e per qualsiasi ragione (non che io intenda rispondere comunque…).
L’anno prossimo voglio i Caraibi. In realtà non mi attraggono più di tanto, ma suona bene e quindi lo scrivo. Tristemente per quest’anno mi tocca il solito scenario da piccola Heidi e qualche fuga stile “Luna di Miele anni ‘60”, ovvero “vedi i parenti e muori”.
Sì perché con il Latitante abbiamo sempre trovato il modo di passare qualche giorno in giro ma non c’è mai stata volta in cui:
A) Non siamo passati lungo il tragitto (leggasi “con abbondanti deviazioni”) a trovare qualche imperdibile parente/conoscente/amico/qualsiasicosa/exqualsiasicosa suo.
B) Non siamo arrivati a destinazione ed abbiamo immediatamente buttato le valige per andare a trovare (con successivi ulteriori incontri) qualche imperdibile parente/conoscente/amico/qualsiasicosa/exqualsiasicosa suo.
C) Entrambe le cose.
Credo che non esista luogo né in Italia nè in patria in cui non abbia qualcuno a cui far visita e di solito si tratta di personaggi che non vede o sente da anni e che ricontatta appositamente per l’occasione. Il che dimostra a priori la totale superfluità della visita e il motivato giramento di ovaie della sottoscritta, che, dopo mesi di serena vita ascetica e misantropa, si trova a dover pagare la pena del contrappasso, varcando la soglia delle case di perfetti sconosciuti che, nel più dei casi, non avrei mai nemmeno voluto conoscere.

Ma parliamo dei punti dolenti specifici.

Il cibo. Ogni qualvolta arriviamo alla dimora dei “nostri indispensabili amici/insostituibili parenti” succede sempre che stanno proprio sul punto di mangiare, anche se sono le cinque del pomeriggio. Ne consegue che veniamo invitati e che il Latitante, non volendo offendere il loro senso dell’ospitalità, accetta in nome di entrambi.
Premesso che io mangio male, poco, quando mi pare, quello che mi piace e che il mio regime alimentare può essere assimilato a quello di una persona cui sia stata asportata gran parte dello stomaco e che necessiti di mangiare più volte al giorno ma a dosi ridottissime, nessuno, nemmeno dio sceso in terra, può aspettarsi da me, che peraltro peso poco più di quaranta chili, che affondi senza battere ciglio un piatto stracolmo di lasagne, esiga il bis e divori tutto quello che segue, con doppietta di dolce.
E invece se lo aspettano e puntualmente mi trovo, in nome dei civili rapporti con parentado ed amicume, ad inventarmi scuse tipo che ho vomitato tutta notte, per “giustificarmi” circa il mio scarso appetito. E io odio dover dare spiegazioni. Però le bugie che con ogni evidenza appaiono tali mi piacciono un sacco, perché l’interlocutore, con cortesia pari a quella che tu gli riservi, capirà che menti ma ti sorriderà e sarà persino costretto ad assicurarsi che tu ora ti senta meglio. Insomma uno squallido e patetico teatrino nella migliore delle tradizioni…

Dormire. Siccome al peggio non c’è limite, esistono persino parenti ed amici che ci ospiterebbero volentieri per la notte. E non lo dicono per cortesia. Ci credono, anzi lo vogliono ed hanno già preparato una stanza appositamente per noi. E io penso che potrei morire…
In realtà abbiamo seriamente corso questo pericolo solo una volta, visto che la maggior parte delle persone non possiede appartamenti tanto spaziosi da potersi permettere di riservare delle camere agli ospiti (e ciò potrebbe provare che dio esiste… potrebbe…).
Nel caso specifico, dopo un pranzo di otto ore ininterrotte, l’idea di restare a cena (che io pensavo fosse un unicum con il pranzo e invece scoprii essere una faccenda separata) e poi per dormire, mi gettò sull’orlo del suicidio sebbene fossi all’inizio della mia prima vacanza al mare dopo anni di astinenza marittima.
Fortunatamente il sonno sarebbe stato preceduto da un pasto a base di cozze e il Latitante odia i molluschi. Così riuscimmo ad andarcene in fretta e furia (leggasi “dopo averci impiegato tre ore per congedarci dal cast di “Un’iperbole del senso dell’ospitalità”, nel quale eravamo accidentalmente incappati durante una delle nostre classiche deviazioni”).

Le relazioni pubbliche. Non sono tagliata per questo tipo di attività. Non ce la faccio a fingere che le persone mi piacciano solo perché piacciono all’uomo con cui sto, o a chiunque altro a cui tenga. Non riesco ad interessarmi ad ortensie, sciatiche, punto croce, neonati e ricette di cucina thailandese solo perché uno o (peggio ancora) tutti questi argomenti appassionano la padrona di casa, con cui ho il cortese dovere di essere d’accordo su tutto. Non sono la scimmietta che ride, sorride, si finge interessata e fa complimenti.
Conduco una vita prevalentemente ascetica, salvo incidenti lavorativi, seleziono con cura e soprattutto in totale autonomia le persone con cui stare e le frequento “a tempo determinato” ovvero in tranches brevi e sostenibili da entrambe le parti. E poi ognuno a casa propria: loro dove preferiscono e in mia rigorosa assenza, io a fare l’ameba solitaria tra il salotto e il terrazzo.

Perciò pensateci bene. Se negli ultimi anni si è materializzato nella vostra dimora un amico risorto dalle ceneri di Babilonia, di cui non ricordate molto bene chi sia ed in che circostanze vi siate conosciuti (o meglio: SE vi siate mai conosciuti) e se costui si portava al seguito una femmina controdepilata e con tendenze autistiche, quei due con molta probabilità eravamo io ed il Latitante.

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9 risposte a "Questo non è un addio (E nemmeno un arrivederci…)"

  1. Ah ah ah ti capisco!!! Mi hai fatto pensare a quando ero piccola, ogni estate passavamo le ferie del mio babbo al mare dalla nonna: la cosa che odiavo di più era l’immancabile doppio giro (all’arrivo e alla partenza -ma si fa per dire, essendo tanti ne avevamo quasi per tutti i giorni-) tra i 2.000 parenti e simil-parenti tipo cugini di 18° grado, ovviamente tutti più o meno sudaticci, che mi stringevano e baciavano (orrore) e costringevano ad accettare da mangiare qualsiasi cosa.. ‘bei’ tempi!!
    Emm…. a presto!
    Greta

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