AAA Cercasi manuale di sopravvivenza a Natale e compleanno

 

Natale e il giorno del mio compleanno. Panico, depressione, paranoia. Non mi posso controllare. Sono una mina vagante. Esplodo al minimo errore altrui. E l’errore è qualcosa di molto sottile, fragile, impercettibile, di solito porta in sé i connotati delle migliori intenzioni. Ma io sono sbagliata certi giorni. E non riesco ad implodere come farei in momenti migliori, più razionali, più civili.

Sul Natale almeno sono in share. Ne sono consapevole, anche se non cambia nulla. So che partecipo con centinaia di altre persone, migliaia forse, all’avida spartizione della tristezza ingiustificata da festività. Siamo azionisti di minoranza, anche io lo sono, di minoranza di quell’avvilimento che mi entra nell’anima quando mi sveglio il fatidico giorno e sento una tara che scava nel cuore, lasciando un vuoto che non saprei giustificare. O forse sta semplicemente indugiando su vacuità già esistenti e sulle quali, in altre occasioni, avrei saputo mentirti in modo convincente.

Ma è Natale e le maschere si sgretolano, anche le più private, quelle che nella solitudine di una stanza vuota non so togliere per paura che la verità mi colpisca troppo violentemente. Trapela sempre, la verità, ma, a piccole dosi, è più gestibile. E Natale non è giorno da piccole dosi. Non so se abbia a che vedere con i valori cristiani, se nel giorno della nascita di Cristo senta il bisogno di una dose extra di amore o di una graziosa ed atea lobotomia temporanea che scenda su di me rendendomi immemore e sorridente.

So che è come scalare una montagna a mani nude e che crollerò a sera come se avessi camminato mille miglia, perché in fondo l’ho fatto, ho rivangato ogni ricordo, ho centellinato i dettagli arbitrari del mio dolore e ricordare è tanto inevitabile e soggettivo, quanto catrame pesante che infuoca l’anima e l’annerisce. Suscita sentimenti. E non sono mai positivi.

Il compleanno è qualcosa di simile, ma non sento alcuna consapevolezza di condivisione. Come se sull’essere nata in un determinato giorno avessi l’esclusiva mondiale o come se chiunque altro fosse felice del giro di boa, mentre io ne sono angosciata.

In realtà non è la banale questione del tempo che passa mentre io rimango indietro. Non solo. E’ paura del palco, dei riflettori, ansia da prestazione. Posso gestire con un sorriso risicato gli auguri da parte di famigliari e persone a me molto vicine. Ho imparato col tempo l’arte del compromesso, ma ci sono limiti oltre i quali non sono ancora in grado di spingermi. E non lo sarò mai. Del mio compleanno chiunque non sia più che solidamente giustificato se ne deve dimenticare.

Ho sempre odiato feste, regali, torte, candeline da soffiare, desideri da esprimere. E’ uno spettacolo di cui posso sopportare di essere spettatrice, ma non protagonista. Troppo falso, troppo stereotipato. Festa a sorpresa? Potrei fare una strage. Forse diventerei ancor più protagonista, ma almeno sarebbe in un modo mio, fuori dagli schemi altrui e dentro ai miei.

Inoltre vivo la ricorrenza della mia nascita non solo con la paura che qualcuno di troppo se ne ricordi e mi innervosisca oltre i limiti della civiltà, ma soprattutto provo il terrore sacrosanto che qualcosa possa andare storto. So che è una contraddizione, ma non ho mai creduto di essere meno che contorta.
E la mattina successiva mi alzo e tiro un sospiro di sollievo se tutto è andato bene oppure mi sento doppiamente vessata se qualcosa non è andato come avrebbe dovuto.

Il mio compleanno dev’essere acqua, acqua tiepida. Deve accatastarsi insipido sul trascorrere dei giorni, raccordare gentilmente quanto lo precede a quanto lo segue. Dev’essere una perlina di una collana di pezzi identici, irriconoscibile, irrilevante. Non può stonare. In nessuna direzione: nessuna gloria, nessun dolore. Le note troppo stridule e quelle troppo gravi mi devastano la percezione, la musica deve continuare intatta nella sua monotonia.

Ne deduco che per me questo giorno ha un significato preciso, un significato che non conosco, ma che si fonda su un equilibrio perfetto ed inalterabile. Quell’equilibrio che io non ho, lo chiedo ad una frazione minima di tempo, perché, non essendo nelle mie vene, almeno mi accarezzi la pelle e mi accompagni nel ricordo per il tempo a venire, fino alla temuta ricorrenza del suo rinnovo.

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5 risposte a "AAA Cercasi manuale di sopravvivenza a Natale e compleanno"

  1. Stare al centro dell’attenzione infastidisce anche me.. devo sempre mostrare quel sorriso di circostanza da teatrino. Ma tant’è questi sono i patti per vivere in società 😐

    1. Io non sono molto brava a scendere a patti con la falsità della società in cui viviamo. E credo che non lo sarò mai. I teatrini mi fanno venire l’angoscia, la mia personalità si ribella, soprattutto se si tratta di circostanze evitabili come il compleanno 😦

  2. Anche io, come te, faccio parte della minoranza che si deprime durante le feste e che preferirebbe di gran lunga trovarsi nel mezzo del deserto del Sahara invece che ad una cena di Natale. Non avrei potuto descriverlo meglio!

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