Ero lo specchio del tuo dolore e invece che infrangermi e liberarti sei fuggito di fronte a te stesso

Dove vanno a finire gli amori finiti? E gli odi? E l’affetto, l’amicizia, il rancore? E tutto il resto di quelle cose che hanno suscitato in noi qualcosa a livello emotivo?

Ho acquistato un regalo di compleanno ieri e mi sei venuto in mente tu. Tu e quel ciondolo, quel cazzo di ciondolo del Cancro. Nemmeno io vado troppo d’accordo con le questioni zodiacali, sai. Ma almeno ho il buon gusto di documentarmi. Oppure di astenermi. Ti sei giocato me su quel ciondolo, la mia amicizia. Basta una goccia a far traboccare il vaso e quella è stata la tua.

Non ti odio, non ti ho mai odiato. Avevo gradualmente abbassato le mie aspettative circa il rapporto con te, sono arrivata all’osso, ma non sono un cane e non intendo leccare le ossa per catturare atomi a caso e recuperare sostanza per tenere in vita un’amicizia. Non amo gli ologrammi, sono assetata di verità, anche se avvelena, anche se fa male. E adesso nella mia vita voglio persone come me, gente che, pur diverse in tutto da me, senta il bisogno di sincerità. Brutale, incontaminata, diretta.

Avevo forse un paio di persone su cui credevo che avrei potuto contare, non perché mi tirassero fuori di guai, a quello ci penso da sola. Pensavo che tu ci saresti stato per sempre, ne ero certa. Magari lontano, magari discontinuo. L’intermittenza è pur sempre luce, indecifrabile nei tempi, come il fascio di un faro che sbuca dalla nebbia, come le rifrazioni del sole sull’acqua increspata. Ma alla sospensione degli attimi bui si alterna il ritorno e la certezza della presenza.

Ma sbagliavo su di te, il segnale si è interrotto, l’amicizia con esso. Non riesco a volerti male, forse ti ho idealizzato, forse ho visto in te ciò che vorrei vedere in un amico e che tu palesemente non avevi. Deve essere anche in me una parte della responsabilità, ne sono certa, però sono rimasta a lungo con l’amaro in bocca, con quel senso di occasione sprecata, bruciata, per nulla.

O forse il potenziale c’era e sono stata io a rovinarlo. Troppa onestà a volte si paga, ma se, nella mia posizione, ti ho intimorito per il mio modo di essere diretta al limite della brutalità, le porte sono aperte e i cani legati.

Ci sono un sacco di limiti nella vita, troppe cose che vorremmo dire e non possiamo, troppi argomenti da prendere con le pinze, indossando maschere di finta comprensione, misurando parole, tagliando e cucendo frasi per paura che l’interlocutore possa travisare o mal interpretare.
Io sono in questo mondo, a volte in questa scatole di perbenismi e convenzioni mi sento la protagonista di un videogioco, sempre sulle spine, all’erta per vedere in tempo gli ostacoli ed evitarli. E i più insidiosi sono quelli verbali, il detto non-detto, le libere interpretazioni. Sii essenziale sempre, spiega al vomito, abbatti le ambiguità, trattieni i giudizi, dì alla gente quello che la gente vuole sentirsi dire. Ed arriverai al livello successivo.

Pensavo, tuttavia, che con te tutto questo fosse dispensabile, che mi conoscessi al punto che io, nel relazionarmi a te, non dovessi piegarmi alle regole del gioco. Ingenuamente credevo che tra noi ci fosse verità, ma tu mi hai sempre nascosto la tua e sei fuggito di fronte alla mia, trincerandoti dietro a discorsi sviati, telefonate non risposte. Non volevi la mia sincerità, come tutti volevi una facciata da me, sorridente e soprattutto accondiscendente, sempre pronta a dirti che tutto sarebbe andato bene.

E no: non andava tutto bene. E io sono diventata la Pizia della tua coscienza perciò meglio scappare, meglio farsi prendere dal panico, negando l’esistenza di concreti motivi a scatenarlo. Meglio ridere, fingere che vada tutto bene, che la vita sia splendida. Meglio seppellire, negare.

Mi domando cosa pensassi mentre il tuo cervello andava in tilt, se ci pensassi a me, al mio desiderio di aiutarti con una necessaria azione di forza. E mi rispondo di no. Ma va bene così. Avevamo strade diverse, divise, inconciliabili.

E adesso ci penso e non sento più nulla: non dolore, non delusione, non rabbia, non affetto. Ho attraversato tutto questo per te, mi hai emozionata. M mi sono svegliata un giorno e non c’era più nulla. Era il giorno del mio compleanno e non ero nata sotto il segno del Cancro.

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4 risposte a "Ero lo specchio del tuo dolore e invece che infrangermi e liberarti sei fuggito di fronte a te stesso"

  1. Ci sono relazioni e storie che van proprio lasciate alle spalle, evitando di portarsi dietro rancori, domande, dubbi, insicurezze, rabbia.. Tutto via e avanti il prossimo.

    Buon per te che non sei del cancro 😀

      1. Probabilmente è perché i legami sono in realtà grosse abitudini, una volta tagliati i ponti e passato un po’ di tempo è molto più facile riuscire a farne a meno

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