Il significato del tempo fiorisce sull’equilibrio del ricordo (Sono nata a vent’anni)

Sono totalmente incapace di ricordare i dettagli della mia vita passata. Me ne rendo conto quando sono gli altri a parlarmi del loro passato, capisco che io non saprei fare altrettanto, a prescindere dal fatto che ne senta il desiderio o meno.

Particolari come colori di occhi, caratteristiche dell’abbigliamento, ore del giorno sono elementi che tendo a rimuovere con estrema facilità, come se nella mia vita l’elemento visivo o qualsiasi dettaglio che ancori un ricordo alla concretezza della quotidianità tendesse a formattarsi. Quasi che per lungo tempo abbia voluto dimenticare ogni cosa e sia stata in grado di inserire in me un chip che mi rendesse automatica questa operazione.

Non ricordo quasi nulla del mio vissuto antecedente al compimento del mio ventesimo anno d’età. Per l’esattezza conservo una memoria abbastanza vivida delle sensazioni e degli stati d’animo della mia infanzia ed una consapevolezza molto tagliente riguardo a quelli della mia adolescenza. Ma arranco nel buio quando si tratta di richiamare alla mente fatti, luoghi e circostanze precise.

Credo di aver vissuto per molto tempo un’esistenza totalmente focalizzata sull’istante usa-e-getta ed estranea alla memorizzazione a riferimenti oggettivi e spazio-temporali. Forse ho tentato di allontanare da me il dolore del ricordo, ma il cuore mi ha ingannata, conservando i cocci più affilati e lasciando alle mie spalle una voragine incolmabile di oblio della quotidianità, in cui il valore del mio stato interiore è aumentato, deformandosi a dismisura e crescendo con un cancro psicologico.
La mancanza di ponderazione tra oggettività ed interiorizzazione ha lasciato pesanti zone d’ombra e determina in me una forte mancanza di obiettività circa il passato, nonché un desiderio di estendere la formattazione anche alla parte emotiva, nella consapevolezza di non poter ormai più recuperare gli elementi necessari a ristabilire l’equilibrio perfetto.

Ad esempio, nella mia infanzia non ricordo né abbracci né sorrisi, eppure ho avuto due genitori che, con tutti i loro umani limiti, sono stati e sono tuttora persone splendide e che so essersi fatti in mille per dare ai loro figli tutto ciò di cui questi avevano bisogno. Ma di tutto questo non ricordo nulla, lo percepisco solo a livello razionale, allo stesso modo in cui attraverso determinati e logici passaggi potrei risolvere un’equazione. Ho perso ogni reminiscenza su cui possa spontaneamente fiorire un’emotività positiva.

Tuttavia l’emozionalità negativa non sembra necessitare in me di dati oggettivi a cui aggrapparsi. Ho una memoria molto forte del senso di disperazione, della paura, della voglia di morire che hanno caratterizzato la mia adolescenza. Ma non ne ricordo le cause e le circostanze precise. Vedo solo un periodo nero, pieno di lacrime, come un mostro senza cuore ma non necessitante di organi vitali per esistere ed abbattersi su di me.

A volte mi viene da chiedermi come abbia potuto superare tutto questo e non so rispondermi, perché certe cose si affrontano un passo alla volta e solo dopo aver fatto moltissimi passi realizzi all’improvviso di aver percorso parecchia strada, ma non sapresti dire da dove vieni, né dove andrai e l’unica parola che per te abbia un valore è “avanti”, che è salvezza ma anche fuga. E a volte non ci si può salvare se non ci si getta tutto alle spalle, è il prezzo da pagare.

Forse archiviare in toto buona parte del mio passato, come distorto per omissione, e quindi inservibile, è un compromesso a cui devo scendere, un tributo alla salvezza dalla follia. Forse dovrei semplicemente smettere di guardare indietro, cadendo in contorte iperboli sul mio dolore, nel vano tentativo di estrapolare qualcosa di diverso da esso.
Dovrei semplicemente accettare il fatto che mi sono dovuta arrampicare fino in cima ad una montagna prima che il sentiero cominciasse ad essere un po’ più agibile e che nella foresta che mi lascio alle spalle ci sono belve e fate, ma non mi è dato di distinguere le une dalle altre.

E ad ogni cosa devo dare il mio addio, a quelle note e dolorose, come a quelle perse e forse meravigliose.

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4 risposte a "Il significato del tempo fiorisce sull’equilibrio del ricordo (Sono nata a vent’anni)"

  1. “Forse archiviare in toto buona parte del mio passato, come distorto per omissione, e quindi inservibile, è un compromesso a cui devo scendere, un tributo alla salvezza dalla follia”. Potrei averlo scritto io… Con la differenza che la follia, nel mio caso, arriverebbe non archiviandolo, questo passato.
    Un abbraccio.

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