MocioMan può attendere. Di cani, bambini e dettagli

Sono una donna truce, per questo non piaccio ai bambini piccoli e, se solo mi azzardo a sorridere ad uno di loro, quello si mette a piangere a dirotto, sempre che non lo faccia anche se non gli sorrido. Però piaccio abbastanza ai cani. I bambini e i cani hanno una cosa in comune, ovvero che loro non piacciono a me.

L’idea di essere una potenziale generatrice di vita, sebbene attraverso un percorso ad ostacoli, mi mette angoscia e a preoccuparmi, più che gli ostacoli sul cammino tra concepimento e parto, è il risultato.

Ovvero: supponiamo di mettere al mondo un figlio sano e respirante, e quindi di essere nella posizione standard di ogni donna che ha partorito, poi cosa si fa? Si passano i successivi trent’anni della propria vita a correre appresso al pargolo, all’inizio perché effettivamente ne ha bisogno e poi perché si è talmente centrata la propria vita su quella della prole che non si ha nulla di meglio da fare che assicurarsi che i figli ormai adulti abbiano le camicie stirate alla perfezione e la cena pronta all’ora in cui rientrano.
E tutto ciò non mi risulta per nulla allettante. Mi limito a stare sull’eufemistico, senza ulteriori spiegazioni, perché, se dovessi approfondire, diventerei più affossata della Fossa delle Marianne e più prolissa di un film di Kitano, cosa che faccio praticamente sempre, infatti mi leggono solo gli estimatori della claustrofobia a rilascio graduale ed incessante (e non sono molti).

Certo, dovrei anche trovare un modo di comunicare il mio pensiero al Latitante, che vorrebbe un paio di sanguisughe lagnose, femmina e maschio, in questo esatto ordine, cui attribuire loro qualche allucinante nome di antenati paterni. Attualmente confido nel fatto di essere oltre i trent’anni, di avere una salute non troppo perfetta e di non potermi economicamente permettere nemmeno il mantenimento di un pesce rosso, con la speranza che la risoluzione di queste premesse sfavorevoli mi accompagni felicemente fino alla menopausa. Funzionerà?…

Ah sì c’erano anche i cani all’inizio di questo ammasso sconnesso di pensieri. I cani mi fanno paura se sono di taglia medio-grossa e mi irritano se sono piccoli. In entrambi i casi tento di stabilire rapporti amichevoli onde evitare che mi mordano o mi mordicchino. Non sono mai stata morsa in vita mia ma so che un giorno succederà: è una certezza assoluta, come la notte dopo il giorno, la neve d’inverno, la morte.

Quando vedo un cane per strada se mi sembra pericoloso lo evito, cercando di non fare movimenti troppo bruschi e sudandomi l’anima, ma se appare tranquillo lo accarezzo e molto spesso, trattandosi di un randagio, che non si becca una carezza dal giorno in cui è nato, mi seguirà per chilometri. Ricordo che una volta un cane mi seguì dentro al posto dove lavoravo all’epoca, salì su per le scale e si accucciò vicino alla mia scrivania. Poveraccio: aveva degli occhi tanto teneri, ma era stupido e alla fine fu accalappiato.

E a questo punto mi sarebbero finite le premesse e potrei iniziare dell’argomento di cui desideravo scrivere oggi, ovvero i pazzi. Non so se ai pazzi piaccio o meno, ma so che è un po’ come con i cani: non puoi sapere se un cane abbia realmente delle preferenze quindi non ha molto senso affermare che tu gli piaci, ma certamente c’è qualcosa in me che attira i cani e con i pazzi è lo stesso. E, proprio come con i cani, io ho paura e cerco, in via di autodifesa di essere amichevole.

Tuttavia mi sono giocata il post scrivendo di cani e bambini e sul mio tema centrale ho perso totalmente l’ispirazione. Ma in futuro prometto di dedicare qualche riga a MocioMan, magari domani, magari tra due anni. “Magari anche mai” dirà chi legge.

Il fatto è che sono un’inarrestabile fonte di stupidaggini ultimamente e di certo è meglio così perché ho terribilmente bisogno di piccolezze a cui attaccarmi e non tanto per scrivere un blog, quanto piuttosto per vedere in ogni giorno qualcosa di diverso ed inaspettato, qualcosa che mi faccia pensare che sia valsa la pena di aprire gli occhi al mattino e navigare ancora una volta nel mare burrascoso ed incerto della vita.
Ho scoperto che, se sono attenta ai dettagli, posso sempre trovare qualcosa di interessante e caratterizzante per ogni giornata e questo mi fa pensare che forse saranno le piccole cose e non le immense aspettative a salvarmi.

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4 risposte a "MocioMan può attendere. Di cani, bambini e dettagli"

  1. Ho scoperto che, se sono attenta ai dettagli, posso sempre trovare qualcosa di interessante e caratterizzante per ogni giornata e questo mi fa pensare che forse saranno le piccole cose e non le immense aspettative a salvarmi.

    Questa me la trascrivo su un post it.Perchè da troppo tempo tralascio i dettagli,perlomeno quelli giusti e non va bene,no…
    Buona notte o quel che ne rimane

    1. Anche io tendevo a non dare troppa importanza ai dettagli. Poi ho imparato a dar loro la giusta considerazione (pur senza tralasciare il quadro d’insieme) e ho scoperto che hanno la loro importanza e mi hanno dato un grosso aiuto a trovare un pò di equilibrio nella vita.
      Buona giornata

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