Perdonatemi ma l’afa da queste parti è un’anomalia sistemica

In questo blog non mi sono mai occupata più di tanto dell’Obitorio, il motivo è che, in linea puramente teorica, sembrerebbe un posto abbastanza noioso e sul quale non ci sarebbe nulla di specifico da dire. E invece mi rendo conto che disgraziatamente non è così.

Soprattutto durante il periodo estivo (ma durante il resti dell’anno non è che le cose vadano molto meglio), quando il caldo dà alla testa anche alle persone più insospettabili e i villeggianti proliferano e si riproducono ad un a velocità da far invidia agli acari sotto al mio letto, questo posto diventa ciò che mia nonna avrebbe definito il “rifugio peccatorum”, ovvero quell’angolino nascosto della casa che non solo non viene mai pulito ma in cui spesso si abbandona lo sporco proveniente dalla pulizia di altre superfici più visibili.

In altre parole, l’Obitorio è l’approdo per tutti i disperati che abbiano lamentele da sporgere e che ritengano che alzare gli occhi al cielo e dire una preghierina a Gesù non sia sufficiente. E io temo che nel temo mi dimenticherò di alcune di queste chicche, tanto ingente è la loro mole, per cui sarà il caso che me ne appunti almeno un paio, nella speranza di riuscire anche a “deliziare” chi dovesse leggere.

Ad esempio, ieri pomeriggio mi ritrovo la mail di un pazzo che, dopo aver ricevuto dalla sottoscritta una decina di files PDF il cui invio mi è risultato tanto difficoltoso da avermi portata a trascinare giù dai rispettivi paradisi tutte le madonne cristiane, buddhiste, scintoiste, animiste e via dicendo, mi risponde segnalandomi una “ridondanza”.
Fortuna mia, mi spiega di seguito anche il significato del termine (giuro che da sola non l’avrei capito in associazione al contesto), precisando che un file gli è arrivato due volte. Tuttavia si dichiara disposto, nella sua immensa magnanimità, a chiudere un occhio, sanando il mio danno irreparabile, mediante l’eliminazione del doppione. Forse intende comunicarmi che ha gentilmente deciso di risparmiarmi dal pagamento del bollo per l’apertura della pratica di sanatoria, ma che carino…

Prima che abbia pronta una nuova serie di divinità da scardinare dall’alto dei cieli in risposta a cotanta umanità verso questa povera interdetta, ricevo una telefonata che mi catapulta in pensieri ben più eccelsi, segnalandomi un cataclisma che potrebbe cambiare il destino del mondo.
Al di là del fatto che la tizia mi rompe le ovaie da una decina di giorni con lo stesso ritornello e al di là del fatto che io le ho già dato nomi e numeri telefonici di altra gente ma lei continua a chiamare me, la catastrofe ambientale, destinata a generale lo scioglimento immediato di tutti i ghiacci artici ed antartici, risulterebbe essere che il suo vicino di casa sta mettendo in serio pericolo la sopravvivenza di alcuni tigli selvatici, rimasti parzialmente sepolti sotto il letame da lui scaricato.

Ora: io già mi ci vedo a mettermi la pala in spalla e a salire in montagna trotterellando e fischiettando tipo il Nano Sfigolo per andare allegramente a spalare merda, salvando così l’umanità dall’imminente fine dei propri giorni.
Sì sì è una vita che non sogno altro che questo. La mia occasione per raggiungere la gloria si è finalmente stagliata chiara al mio orizzonte e io irriconoscente delle possibilità radianti che la Signora Rompiballe mi offre, me ne sto ancora qui seduta al mio posto.

In realtà c’è una ragione ben precisa al mio insensato comportamento: non vorrei che, abbandonando l’Obitorio anche per un solo minuto, potessi perdermi la prossima follia metropolitana, in arrivo sulla seconda linea telefonica tra 30 secondi (please stand behind the yellow line).

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