Quando il peggio deve ancora venire, ovvero l’arte del fotoromanzo nuziale

Da queste parti c’è un bel giardino, con faggi secolari, cespugli di rose, pini e svariate altre piante di cui ignoro i nomi. L’erba viene tagliata puntualmente e le foglie cadute rastrellate e portate via. Tutto questo rende il luogo assolutamente perfetto per le foto nuziali. Assolutamente banale: in dieci anni (mi sento male se penso di essere stata qui per tutto questo tempo) avrei contato almeno un centinaio di coppie di neosposi, se solo avessi avuto voglia di tenere il conto.

Ci sono le coppie classiche, quelle che o si avvalgono di amici o di parenti appassionati di fotografia e dotati di strumentazione supersonica oppure hanno affittato un fotografo di prezzo medio-basso. Costoro vengono immortalati in svariati scatti default in cui, più o meno, si abbracciano, si tengono per mano e si sbaciucchiano con cautela, onde evitare che il trucco della sposa possa essere rovinato.

Poi ci sono le coppie ricche o comunque quelle ben determinate a contrarre debiti a vita per esibire un matrimonio a livelli principeschi. Queste affittano fotografi professionisti, ultra professionali ed estremamente di grido, non immaginando nemmeno remotamente a cosa vanno incontro.

E io adoro questa seconda categoria: mettiamo un Sabato in cui la sottoscritta sta all’Obitorio a dilettarsi nel punto croce: non c’è nulla con cui distrarsi, nessuno con cui parlare, se toccassi il pc so che mi fionderei su e-bay a fare acquisti apparentemente economici e quindi sono costretta a far finta che Interdet sia partito per un weekend alle Isole SaLaMadonna.
Insomma giornata da impiccarsi al primo lampadario, se non che qui di lampadari ne sono caduti anche da soli, figuriamoci se dovessi aggiungervi i miei 45kg scarsi.

Improvvisamente sulla scena del delirio si presenta una coppia di posh neosposi con fotografo ultraprestigioso al seguito e qui ha inizio la mia personale salvezza, ovvero il fotoromanzo.

Ora: pur avendo avuto anch’io 15 anni, non sono mai stata la classica adolescente da “Cioè” però un occhio alle copie acquistate dalle mie compagne di scuola talvolta l’ho dato. I fotoromanzi erano le vittime preferite del mio cinismo dell’epoca, peraltro mai dissoltosi in seguito. Pur sparando a zero sui valori iperglicemici del contenuto, tendevo tuttavia a salvare sempre il protagonista maschile: l’uomo che non deve chiedere mai, bellissimo e grezzissimo all-in-one, selvaggio, incurante di tutto e di tutti, che tuttavia cadeva puntualmente nelle seducenti grinfie della tenera ed indifesa donna che, tra mille seghe mentali, riusciva a fare di lui il proprio uomo and they lived happily ever after.

E questo è esattamente lo schema cui si ispira il fotografo nuziale di prestigio. Egli trasforma due innocenti e stressantissimi neosposi in bestie da fotoromanzo e io dai piani alti osservo e me la rido per tutte le due ore abbondanti di durata media del servizio fotografico.

Il posh fotografo impartisce agli sposi istruzioni ben precise: niente baci e abbracci, ma piuttosto fa camminare la sposa con aria impassibile mentre lo sposo la deve osservare estasiato. Oppure ordina a lei di lasciare cadere il bouquet in modo apparentemente accidentale, mentre lui con gesto fluido ma totalmente disinteressato lo deve raccogliere, come se fosse solo una questione di buona educazione.
E da qui si va avanti con istruzioni del genere, di crescente grado di complessità ed assurdità, impartite con toni da CAR, che lasciano i neo condannati-per-la-vita totalmente interdetti, tanto più che di solito nessuno dei due risulta nato per la recitazione e quindi ogni posa deve essere rifatta almeno dieci volte.

Dall’altezza da cui mi godo la scena, non riesco a vedere troppo chiaramente i volti delle vittime ma ne sento le voci imbarazzate quando per la quinta volta chiedono che venga ripetuto loro un fondamentale dettaglio dello scatto, tipo la mano girata dalla parte del palmo o da quella del dorso.

E mi chiedo che cosa si diranno quando, dopo aver pagato una fattura milionaria, si vedranno consegnato un book fotografico che li ritrae come due idioti completi. Ma del resto un po’ imbecilli lo saranno pure, se non altro per aver buttato un mare di soldi per affittare un fotografo mitomane ed avergli persino dato ascolto.

Intanto io resto qua (mio malgrado), immersa nel punto croce ed in trepidante attesa del prossimo matrimonio.

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4 risposte a "Quando il peggio deve ancora venire, ovvero l’arte del fotoromanzo nuziale"

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