Chocolate is far too sticky for these overcrowded summer nights

Sono stanca, cioè non propriamente stanca, soprattutto priva di forze, non fa troppo caldo ma dormo poco, in modo scomposto, faccio sogni densi, inutili, ma mi disturbano, mi frammentano il riposo.

Vedo persone che fanno parte del mio quotidiano e gente che in realtà non ho mai visto. Questi ultimi sono solo sagome, sono in grado di attribuire loro sesso ed età e di immaginarne i lineamenti ma non di vederli correttamente. Vedo anche persone morte. I morti stanno sempre in disparte, come degli astanti, se mi rivolgo a loro sorridono ma non rispondono. Ad eccezione di quelle decedute, le persone del mio passato non ci sono mai.

E io sono i luoghi diversi in tempi diversi, mi alterno tra conosciuto e sconosciuto con totale indifferenza, a volte mi faccio delle domande, più per logica che per curiosità, ma, nell’istante successivo le stesse svaniscono e vado semplicemente avanti.

Una volta lessi da qualche parte di un metodo per evitare sogni spaventosi: credo consistesse nel costringere sé stessi, durante il sogno, a focalizzare sugli elementi irreali dello stesso, per condursi a capire che non potesse trattarsi della realtà. Non ritengo di aver bisogno di applicare quel sistema: quando sogno nulla mi tocca, non provo né ansia, né paura, né alcunché di positivo, come piacere o felicità. Semplicemente I go through all this before I wake up e quando mi sveglio mi sento a pezzi, come se la mia incipiente misantropia avesse combattuto e perso un battaglia contro tutta quella gente che mi ha parlato e mi ha coinvolta in situazioni diverse, per quanto le stesse fossero banali ed ampiamente ispirate alla mia reale quotidianità.

Forse si tratta della mia pena del contrappasso per essere nata e cresciuta in un luogo in cui i rapporti sociali possono essere con facilità ridotti all’osso e per essere tanto diffidente, e ultimamente pure molto disinteressata, verso l’opportunità di conoscere e frequentare gente, nuova o vecchia che sia.

Qualche giorno fa si parlava con qualcuno di vecchie amicizie ormai defunte, gente a cui talvolta si è tagliata la testa, ma che più frequentemente si è decapitata da sola. Il discorso verteva sull’opportunità di cercare questi dispersi nelle nebbie di Avalon, per dar loro la classica seconda opportunità, cosa alla quale io opponevo la mia salda convinzione che non ne valesse minimamente la pena, venendo velatamente definita come il classico soggetto asociale.

Ma come si dice, ricorrendo ai Baci Perugina, “Non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà” (non temete: non la sapevo a memoria). Però da qui in poi mi permetto di dissentire sostenendo che, dal momento che perseverare oltre che diabolico è perpetuo, non credo di volermi far prendere in giro dall’opportunista recidivo di turno.

In passato credo di aver sofferto per rapporti fallimentari di qualsiasi livello, anzi ne sono certa. Non sono propriamente misantropa, semplicemente non amo i rapporti obbligatori, formali, doverosi ed inutili. E soprattutto detesto l’usa-e-getta nei confronti della mia persona. Per questo ho fatto di me la pianta che è sopravvissuta anche grazie ad un’abbondante sfoltita dei rami secchi (qualcuno mi tocca tenerlo per necessità) e no, non sono cresciute nuove chiome, ma le ferite sono rimarginate e i fiori che sbocciano sulla mia pelle sono quelli brillanti delle persone che mi amano davvero e che, pur poche, so essere sincere e disinteressate.

Non credo di dovermi cimentare nell’esegesi della mia vita e delle mie attitudini verso gli altri con chiunque mi chieda perché esco così raramente al Sabato sera o perché il mio cellulare non squilla quasi mai e nemmeno ritengo di dover sognare tutta questa gente quando la meraviglia di tornare a casa dopo il lavoro sta per me nel fatto di trovare il mio appartamento vuoto e silenzioso, ma estremamente accogliente per i miei pensieri e per il mio perdermi in me stessa.

Getting down to the basics, la gente mi stanca, mi sdrena, mi ruba l’anima, mi toglie le forze ed il respiro e io vorrei un sonno piatto e continuo, un nulla su cui non ci sia nulla da scrivere.

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8 risposte a "Chocolate is far too sticky for these overcrowded summer nights"

  1. Sii ottimista e immagina la foglia, non sono un’esperta di botanica ma vedo che tutti gli alberi vengono periodicamente potati e so che ha a che vedere con un migliore sviluppo e funziona. Sembrano tristi così senza rami ma poi ricrescono bellissimi: anche per le persone forse è così…

  2. Di Coelho,a parte Il manuale del guerriero della luce che mi è stato regalato,ho leetoo 11 minuti,che in verità mi è piaciuto e veronika decide di morire,è un testo che avevo desidero di leggere,ma non so perchè procrastinavo,finchè,arrivata ad un punto morto di me stessa,mi è capitato per caso di trovarmelo in casa e sebbene diverso da come forse me l’aspettavo,ha dato risposta ad alcune mie domende e c’è una frase chiave.Considerazioni che hanno rimarcato il mio modo di vedere le cose e a suo modo aiutato a fare una scelta.
    Sola per scelta,sola perchè non voglio compromessi o convenzioni.E diffidente,anche se non mi piace.Non parlo di sentimenti,parlo di rapporti interpersonali,amicizie…Ho tagliato talmenti tanti rami,che ho paura che il mio albero secchi…ma sono anche convinta che un giorno spontaneamente nascerà una nuova foglia e sarà quella importante.

    1. “Il Guerriero della Luce” è un’accozzaglia di cose che sapevamo già tutti, solo che le leggi scritte in una buona resa stilistica e ti sembrano la fine del mondo: ma lo sono davvero? “Veronika decide di morire” lo trovo meno presuntuoso e molto più interessante, ci sono alcune buone riflessioni lì.

      Essere diffidenti non è un bene, anche io lo sono ma si dovrebbero avere le palle di coinvolgersi e rischiare sempre e comunque, però prendere bastonate stanca e allora la diffidenza è comprensibile. Se hai tagliato rami e hai paura di “morire” pensa che sono le radici a tenere in vita una pianta, non i rami (almeno, io la penso così)

      1. Condivido il tuo pensiero sul Manuale…talvolta certi pensieri,rivisti e corretti,appaiono per un momento più brillanti,ma in realtà,ben sappiamo che non è così.Le radici contano senza dubbio,pero’ mi viene in mente un pesco nel giardino dei miei.Aveva tanti frutti,troppi frutti.Pesavano.un ramo si è spezzato.Gli altri son stati tagliati.Ma è seccato.Forse non ne poteva più.Aveva dato ormai tanto.Nonostante ciò,voglio essere ottimista e continuo ad immaginare la mia foglia 🙂

  3. I rapporti “vuoti” non portano a nulla, a parte farti sentire vuoto. E spesso c’è chi confonde la paura della solitudine con il desiderio di avere gente intorno. A me è capitato e come te mi son ritrovata a dover tagliare i ponti con un sacco di persone. Nulla perso. Invidio una cosa: il tuo appartamento vuoto che per quanto mi riguarda è un desiderio ricorrente ^.^

    Trovo curioso l’uso del tag “baci perugina” 😀

    1. Col tempo ho percepito di essere sola in mezzo a tanta gente inutile, sola ma legata a loro e tagliare mi ha fatto un pò paura ma poi è stato un gran sollievo. Adoro la mia casetta silenziosa e vuota e odio i buonismi di Coelho, dovrebbero dargli l’ergastolo per un simile ammasso di caxxate. Più smielato delle frasi da Baci Perugina: ecco cosa c’entrano i poveri famigerati Baci. Su Coelho non volevo dire nulla di specifico, ma ce l’avevo dentro la mini-invettiva e mi sono attaccata al tuo commento: ti devo un favore

      1. Beh, io leggo pochissimi libri. Ne compro un sacco, leggo le prime 30 pagine e poi perdo facilmente interesse; Coelho non mi è mai passato tra le mani (a parte l’alchimista forse, ma non è stato preso nemmeno in considerazione), però mi son giunte voci piuttosto negative da diverse persone. Nessun favore, comprendo appieno la tendenza a collegare le cose e tra l’altro spesso è un problema quando capita di farlo ad alta voce in mezzo alla gente. Ecco, appunto :O

        1. Se vuoi leggere Coelho leggi “Veronika decide di morire” è l’unico che si salva, dopo di che è tutto un risotto patetico. Collegare pensieri apparentemente sconnessi è comune: nella nostra testa esiste un filo logico, anche se per gli altri non è evidente

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