Parole gridate al deserto (Di solito tornano sul boomerang del silenzio)

Ripetuto e precisato che io scrivo soprattutto per me stessa anche se ovviamente mi fa piacere quando quello che scrivo è in grado di generare interesse in qualcuno e stimolarlo a lasciare un commento o ad esprimere il suo apprezzamento per le mie schizofreniche elucubrazioni, gradirei, ma il gradimento è sempre un concetto relativo, che chi non entra nel mio blog evitasse di seminare dei “likes” a caso sui miei post.

Sono ben consapevole che il mio spazio telematico non sia né la grotta di Betlemme, né la Tour Eiffel né l’Ermitage di Leningrado, insomma che non sia poi così tanto meritevole di visite ed infatti non ne chiedo. Meno che mai penso di scrivere come la Fallaci o come Sant’Agostino.
Ma nel mio psicopatico modo di ammucchiare idee e riflessioni, mi sento comunque un tantino presa per il culo da certi atteggiamenti.

So che queste parole andranno gridate al deserto, perciò le capitalizzo per quel che si può, traendone titolo per questo post. E poiché stasera mi sento particolarmente corrosiva, contrariamente alle mie abitudini, associo un pezzo musicale pertinente anche se per opposizione, cioè qualcosa di molto rilassante (e vagamente somigliante a “Die Moldau” di Smetana).

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