E tu non sai quali sono le porte che io vorrei aprirti adesso (E giuro che tutta Ultrainculopoli ci passerebbe attraverso comoda)

La mia dispensa era da giorni pietosamente vuota, per la precisione, erano vuoti tutti gli armadietti e ripiani vari destinati normalmente alla detenzione di prodotti di consumo di ogni ordine e genere, al punto che chi li avesse esaminati avrebbe pensato che una sorta buco nero stesse risucchiando tutte le mie provviste.

Così, dopo aver mangiato per giorni i ripescaggi di fine stagione (risparmio i dettagli al malcapitato lettore), decido di reclutare NonnaPapera per una visita al supermercato. Da brava massaia, quale non sono mai stata, decido di stilare una lista, approfittando di qualche illuminazione durante la giornata lavorativa e realizzo di essere ai livelli penosi in cui una dovrebbe comprarsi tutto il reparto alimentari per soddisfare le proprie esigenze minime.

Appunti alla mano esco dall’Obitorio mi trovo con NonnaPapera, la quale mi spiega che in serata si è prenotata per la pesca degli agoni (o di qualsiasi altro pesce di lago che inizi con la lettera A) con QuasiMaritoMai. Al di là del tremendo spreco di romanticismo che regna sovrano tra questi due disperati e sul quale evito commenti con la diretta interessata, ne risulta che abbiamo tempo venti minuti per andata, spesa e ritorno.
A quanto pare deve farsi bella per gli agoni, quindi ci fiondiamo toccando i 100 con lei che mi insulta preventivamente per le mie critiche sulla sua guida e io che non apro bocca, ma dentro di me ripenso ai bei tempi della prima comunione per vedere se riesco a ricordarmi qualche preghiera per intero (credo che quelle dette a metà non valgano).

Però sopravviviamo e per festeggiare decido di farmi offrire caffè e sigarette, anche a titolo di indennizzo per la perdita di vent’anni di vita. Ovviamente NonnaPapera è disposta a tutto purché ci sbrighiamo e infatti mi dà tempo trenta secondi prima di passare alla fase “assalto al supermercato”.

Veloce nemmeno fosse una recluta sotto addestramento, finisce la sua spesa in cinque minuti e poi mi si piazza dietro al culo come una vecchietta, insistendo perché mi sbrighi. Ora: io al supermercato ci vado una volta al mese, il resto lo commissiono a mia madre quando già ci deve andare a lei, però quando faccio la spesa non devo avere nessuno che mi disturba, onde poter raggiungere il livello tantrico necessario a capire cosa devo comprare, dato che le mie liste sono puntualmente piene di idiozie.

In assenza di uno stato karmico favorevole, passano minimo due ore con io che giro a vuoto tra le scaffalature e NonnaPapera che mi insegue lanciandomi maledizioni.
Riesco solo a pensare che questa donna che mi sta alla calcagna ha una “finezza” che farebbe rabbrividire uno scaricatore di porto, ma sulla spesa proprio non posso a elucubrare nulla.

Alla fine vado un po’ a caso, elargisco mezzo stipendio alla causa supermercato e rientro con NonnaPapera che maledice, oltre a me che le opprimo la guida con il carico delle mie provviste, anche la macchina che, non avendo ripresa non le consente di sfrecciare a mille su una modica pendenza del 30% dove nessuno viaggia oltre i 60.

Il rientro dovrebbe essere la fine del supplizio, deliziato peraltro da un umidità al 600% che potenzia i 30 gradi scarsi, facendoli sembrare 45. Invece NonnaPapera nota che una porta, che avrebbe dovuto essere chiusa, è aperta (io non ci avrei mai fatto caso nemmeno in un milione di anni) e sclera immediatamente.
La circostanza inizia ad inquietare anche me, visto che in entrambi i precedenti casi di porte sospettamente aperte era poi risultato che avessimo subito tentativi di furto, sventati dal nostro rientro e dalla fuga dei ladri.

Entrando nell’androne notiamo un rumore che proviene dai piani alti e, dopo aver perso ulteriori vent’anni di vita, con Nonna Papera che mi si attacca ad un braccio per impedirmi di salire le scale, scopro che si tratta di un ragazzo che sta facendo delle manutenzioni elettriche in un appartamento.
Dopo che noi abbiamo smesso di tremare e che lui ha capito la situazione, ci sorride ironico e dice “Ma io vivo a UltraInculopoli e noi lì le porte le lasciamo sempre tutte aperte”, al che io inferocita penso

(vedi titolo)

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