Trenta ergastoli o pena di morte?

Solitamente faccio sogni banali, il che mi fa presumere che la mia fantasia sia ai minimi storici e che le mie deliranti aspirazioni passate siano state totalmente sopraffatte dalla triste realtà contro la quale, a furia di cozzare, devono essere letteralmente frantumate.

Tuttavia di recente mi è capitato di fare sogni non interessanti o incredibili, ma tutti con lo stesso tema, ossia il perdono. Non mi era mai capitato prima di riprendere oniricamente lo stesso argomento in circostanze e con personaggi differenti e la cosa, in qualche modo, mi è caduta nell’occhio.

Premetto che io non sono una di quelle che il perdono ce l’ha nel taschino, tutt’al più mi capita nel tempo di lasciar cadere la questione, se l’atteggiamento dell’altro migliora o se questi sparisce dalla mia vita.

Insomma chiudo il capitolo per naturale svalutazione dello stesso nell’economia della mia vita. Ma, se dopo anni, mi dovessero chiedere se ho perdonato, la risposta sarebbe comunque negativa perché mettere da parte le cose non significa dimenticarle e io purtroppo ho una memoria molto vivida, soprattutto sui peggiori momenti e sulle più becere persone della mia vita.

Ora, nei miei recenti sogni si presentano alcuni soggetti conosciuti molte anni fa, alcuni ancora presenti nel mio quotidiano, altri spariti ma pur sempre rimasti nei paraggi, ossia ancora talvolta nominati da persone con la quali ho a che vedere.

Tutti costoro mi hanno mancato di rispetto più volte ed in modi così clamorosi e riconosciuti da chiunque da darmi la certezza di non soffrire di manie di persecuzione. Tutti adesso, sebbene in forma indiretta, cercano di farsi perdonare.

Nessuno lo chiede esplicitamente ma parlano di voler migliorare la propria attitudine nei miei confronti, onde avere in futuro una relazione più serena e civile, o mi chiedono di giustificarli in nome del loro brutto carattere e di cercare di capire che non hanno mai avuto alcunché di personale nei miei confronti.

Se queste scene mi capitassero nella vita reale la mia risposta sarebbe “Sticaxxi, avresti dovuto pensarci prima”, non cambierei mezza virgola nemmeno sotto tortura, ma nemmeno andrei oltre perché si tratta di soggetti coi quali ho capito a suo tempo che non vale la pena di perdere né fiato né nervi. Conclusione: il mio perdono se lo potrebbero tranquillamente infilare dove non batte il sole.

Invece nei sogni, per quanto diverse le circostanze, io reagisco sempre nello stesso modo, ossia con totale e divertita indifferenza. Sorrido e non rispondo nulla, oppure sto molto sul vago, così da non dare di fatto alcuna risposta o parvenza di risposta.

Prescindendo dal fatto che nella mia vita non è mai tornato indietro nessuno a chiedermi scusa, mi viene da chiedermi come sarebbe meglio reagire nel caso in cui qualcuno si decidesse a farlo.

So che non avrò mai il piacere di applicare la teoria alla pratica, ma è meglio un’esecuzione immediata o lasciare che l’altro peni nel dubbio?

Insomma, ho trovato un dubbio amletico con cui torturarmi la giornata, nell’attesa che l’Obitorio chiuda e io possa allegramente trotterellare (parola quest’ultima che ho dovuto ridigitare sei volte prima che mi uscisse giusta) a casa ed immergere i miei pensieri in questioni sicuramente più utili e produttive.

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4 risposte a "Trenta ergastoli o pena di morte?"

  1. Io credo che noi, si sia fallaci per natura, se non si ammette il perdono allora non si ammette la convivenza o meglio la si considera solo nel caso di andamento perfetto, cosa impensabile; non ammetto il perdono tout court ma considerare seriamente l’ipotesi credo sia necessario.

    1. Io considero l’ipotesi del perdono, ma resto ferma alla considerazione teorica. Se scendo a considerare i casi singoli e pratici proprio non riesco a metterlo in pratica, pur consapevole dei miei limiti personali quanto a correttezza verso gli altri. Per lo meno io quando sbaglio chiedo scusa, faccio il possibile per riparare e non mi aspetto nè perdono nè comprensione, in egual misura a cui non li dò. In ogni caso sono in grado di essere civile e mettere da parte le questioni anche se non le ho perdonate e riesco quindi a convivere tranquillamente con gli altri a prescindere dal perdono

  2. Sulla questione perdono ho sempre creduto di essere troppo rigida, cosa che mi è stata anche più volte rimproverata. Quindi mi fa piacere vedere che altri la pensano come me!
    Penso che prima di tutto si debba tenere in considerazione la gravità del “reato”. Per quanto mi riguarda,scuse o non scuse, se hai fatto qualcosa che ha veramente compromesso la fiducia,il rispetto,ecc preparati ad essere completamente cancellato dalla mia vita. E,a malincuore,devo ammente di essere ricorsa al tasto reset più di una volta.
    Nella maggior parte dei casi però si tratta di reati di media gravità.
    Ci sono state (rare) persone che sono venute a chideremi scusa. Come detto il perdono non è nella mia natura, ma d’altro canto sono un’amante della civile convivenza (specialmente se devi vedere la persona in questione spesso) e quindi tendo a lasciar correre. Ma non dimentico. Sicuramente prima o poi il reato cade il prescrizione, ma rimane il fatto che quella persona si è comportata male nei tuoi confronti una volta, quindi cosa le vieta di rifarlo? Ciò che intendo dire è che secondo me il rapporto viene comunque compromesso,perdono o non perdono. Quindi vale davvero la pena perdoare?

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