Suicidio: se ti fosse riuscito prima mi avresti risparmiato un sacco di bastardate

A volte capita che nella vita i ruoli si invertano.

Da piccola ero io quella che lanciava oggetti dalla finestra per il gusto di vederli spappolarsi al suolo, distrutti in mille pezzi. All’inizio degli anni 80 non c’erano i-pod, cellulari o altre cosette da lasciarci lo stipendio sull’asfalto, ma c’erano comunque telecomandi e sveglie che, per quanto più economici, facevano la loro porca figura nello schianto. E comunque all’epoca non conoscevo il concetto di prezzo o di valore economico, quindi mi andava benissimo così.

Ora invece sembra che siano gli oggetti a volersi ribellare al mantenimento dell’integrità, per cui, non troppi giorni, fa il mio cellulare ha deciso di tentare il suicidio, battendo sul pavimento del terrazzo, rimbalzando contro l’inferriata e librandosi in un volo di due piani, candidamente terminato sulle mattonelle del cortile. Una di quelle botte dopo le quali il recupero dei pezzi è una pura formalità, sembrando totalmente impossibile che ci possano essere residui segnali di vita.

Dietro di me è arrivata anche Nonna Papera che non era sicura che mi fossi accorta dell’accaduto. Ora io mi dico: se un cellulare vola da un terrazzo o è sfuggito di mano a qualcuno che ne è consapevole e andrà a raccattarne i resti oppure, se vogliamo portare rogna, è caduto di mano ad una persona che si è sentita male e per questo non è in grado di provvedere al recupero della salma: in nessuno dei due casi mi sarei precipitata sul luogo dello schianto, ma la gente è strana…

Tornando al punto, tanto per passare il pomeriggio, ho provato a rimettere insieme il trittico e schiacciando il tasto “on” ho notato che l’aspirante suicida era in realtà ancora vivo, circostanza piuttosto strana per un touchscreen relativamente recente, dal momento che è internazionalmente riconosciuto che gli ultimi cellulari frullabili sono quelli usciti dieci anni fa.

In ogni caso la singolare circostanza mi ha fatto tornare in mente una donna che riuscì a suicidarsi solo dopo anni di tentativi e ora mi chiedo se, come lei, il mio cellulare intenda perseverare o se si sia arreso di fronte al fallimento.

Per inciso, so che non è carino parlare così delle persone, ma c’è chi nella vita ha fatto di tutto per meritarselo e dopo la morte si trova il benservito da parte di tutti coloro che ha, con alterni successi, danneggiato o provato a screditare.

O forse no, dato che ai morti tutto si perdona e di loro non è consentito parlar male, eppure io, nella mia coerenza traballante, stavolta mi terrò in equilibrio sulla fune, a costo di finire bruciando con lei tra le fiamme dell’inferno.

 

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