L’Ammazzacaffè

E’ Sabato e, come sempre accade in questo giorno della settimana, non credo che concluderò granché. Sono quasi sola all’Obitorio e mi sento totalmente persa nei miei pensieri, o, per meglio dire, persa e basta.

Mi fa compagnia il rassicurante ronzio di sottofondo della stampante, accesa giusto per far sembrare che mi riprometta di fare qualcosa di utile per la società anche se la vedo molto difficile.
Sono totalmente patetica stamattina: mi viene da pensare al Latitante, al fatto che ieri sera, nel chiudermi la conversazione, mi abbia chiamato “Tortellina” o qualcosa di simile, ovvero abbia usato l’appellativo con cui tempo fa mi disse che era solito rivolgersi alla Splendida all’epoca del loro amore.

Della serie che rimani lì appesa al filo sottile del dubbio e non sai se prenderla sul genere tragicomico e dedicare una risata alla sua scarsa furbizia o se richiamarlo all’istante e fargli la piazzata più pietosa della tua vita. Alla fine, essendo fragili gli indizi, decido di mantenere l’aplomb (comunque si scriva), ma questo non aiuta a smettere di rimuginarci sopra.

No, non voglio pensar male (oh sì che voglio: essere impreparati ad eventuali accadimenti futuri è un errore che non posso più permettermi), ma per un’ora buona mi ha parlato di lei, ovviamente l’ha devastata di giudizi negativi, e poi mi ha chiamato in quel modo, peraltro penoso a prescindere.

E io mi chiedo: cosa direbbe Freud? In termini molto terreni (la filosofia non è mai stata il mio forte), che il Latitante sta reprimendo nel suo inconscio un interesse di natura sessuale perla Splendida, ovvero una curiosità che si addentra in termini in cui attualmente lui è legato a me e da lì l’interferenza pensiero-parola che lo ha portato allo scivolone.

A volte davvero mi stimo per i ragionamenti che riesco a fare, ma non è che dalla stima tragga, in questo caso particolare, eccessiva consolazione.

D’altro canto mi verrebbe da salvarlo in corner, pensando che anche io, se un mio ex si rifacesse vivo dalla lande desolate del reciproco oblio, ne sarei piuttosto incuriosita.

Tuttavia conoscendomi so anche che l’orgoglio prevarrebbe e gli sbatterei la porta in faccia prima ancora di aver sentito cosa vuole da me. Quindi i conti nuovamente non tornano, anzi si incasinano ancora peggio quando ripenso ad affermazioni scardinate (o forse ero solo troppo assonnata per capire il filo logico) su “rapporti amichevoli” e “bersi un caffè insieme”.

Non abbiamo tutti iniziato da un caffè in fondo? E poi siamo passati all’ammazzacaffè e poi… Lasciamo stare ché il sangue mi diventa acido muriatico se continuo a pensare a questa storia…

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